L’italiano inaccessibile: la tremenda fatica di complicare le cose semplici
Michele Diodati
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Caro Michele
ecco un discorso che mi sta immensamente a cuore, grazie per averlo affrontato con grazia ed eleganza e, naturalmente, una bella chiarezza.
Sono due i “fronti” su cui occorre combattere, secondo me. Uno è quello che tu qui tratti, quello della inutilità dei gerghi volutamente complicatori degli antichi e novelli Azzeccagarbugli, su cui ti sei espresso tanto bene che non occorrono ulteriori parole. Una Lingua che non si sa nemmeno se è più figlia del potere o della stupidità pura e semplice, come ben esemplificava Calvino.
Dall’altra, specularmente, dal progressivo e per certi versi spaventoso impoverimento (questo sì fenomeno piuttosto nuovo) della lingua italiana — con l’immissione anche di troppi anglicismi mal compresi e peggio usati — promosso fondamentalmente dai nuovi media e dai social. Chiarezza non significa povertà lessicale o — peggio — grammaticale e sintattica.
Ma sarebbe da parlarne ancora molto…

Grazie per ora per l’ospitalità
Un abbraccio
Marianna

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