Mamma mia, se ti sente Francesca Chiusaroli di Scritture Brevi!
Marco Fulvio Barozzi
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Haha, ogni riferimento a hashtag e persone reali è puramente …voluto.
Anzi, è stato proprio il proliferare di quell’hashtag infelice, che trovo alquanto insopportabile, ad ispirarmi a questo interventino. Io detesto vivamente il frammento dozzinale, l’aforisma tirato per i capelli e tutto quanto va a comporre questa specie di teorizzazione dell’impoverimento linguistico. Non ti dico poi cosa penso degli emoji (o come diavolo si chiamano), perché sei una persona elegante e gentile, e nell’eleganza voglio rimanere.
D’altra parte queste note e le altre mie cosette le leggi solo tu e altri quattro (amabili) gatti, coraggiosamente bendisposti nei miei confronti tanto da affrontare le maree della mia prolissità, e quindi non corro alcun “rischio” di sorta. E poi ho smesso di temere le prof. fin dai lontani tempi del liceo.

Aggiungo che, nel discorso generale, occorre distinguere quello più specifico sulla poesia, dove la densità ha un’importanza ancora più rilevante, così come è più aspro il conflitto tra sintesi e prolissità. In prosa la sintesi, la “leggerezza” italocalviniana hanno un valore diverso, più alto, purché non vengano equivocate come dici tu in conclusione.
La densità, d’altra parte, è il contrario di “vuoto” (e non di “leggero”).

Infatti: tuoi “giochi” sono assolutamente deliziosi, un vero piacere — quasi fisico — per la mia mente, e io li seguo con avidità. Anche perché tra questi giochi e la scrittura, ad esempio, di un sonetto (ad alto livello, ovviamente) non vi è una distanza così marcata quanto si potrebbe pensare…

Bacioni
Marianna