Il Gran Ballo del Naufragio

L’immagine che mi subito è venuta in mente, ieri mattina, è quella, un po’ trita, della Orchestrina del Titanic che intavola le ultime note di un malinonico fox-trot mentre già la nave si impenna e si prepara ad inabissarsi portandosi dietro i suoi 1600 privilegiati, ricchi e meno ricchi, colti da inatteso destino durante un pomposo e un poco tracotante viaggio inaugurale.

Ma qui, 24 Giugno 2016, le note che si odono purtroppo non sono così struggenti, quasi a suggello di un sogno romantico brutalmente interrotto, ma sono piuttosto quelle, stridenti e volgari, di una massa di passeggeri ubriachi sfatti che si abbandonano ai bagordi e ai festeggiamenti, convinti che l’iceberg che ha sventrato a morte lo scafo sia un segno divino in appoggio ai loro deliri di dissennatezza. E intanto la prua è già tutta quanta sommersa.

Sì, io mi occupo di altre cose e sono consapevole che la mia opinione in questo campo non sia di alcun peso o interesse pubblico, tuttavia non posso tacere il mio sgomento e la mia profonda delusione di fronte al voto britannico di uscita dall’UE.

Delusione, sgomento e preoccupazione, perché pare che ogni peggiore spettro tra quelli che si aggirano per l’Europa e nel mondo occidentale, al di là di ogni ragionevole previsione, di questi tempi tenda a rendersi reale. In questo caso gli ultimi sondaggi, magari a pelo, parevano tranquillizzanti, e invece ciò che non si “temeva”, ma piuttosto si credeva talmente irrealistico da essere considerato inattuabile, risibile, è diventato da un giorno all’altro pura e semplice realtà.
E io non posso non guardare ora con crescente inquietudine verso l’altra sponda dell’Atlantico dove un buffone, un truffatore conclamato, reazionario e orgoglioso di esserlo (perdonatemi, ma certo ben peggiore del nostro povero SB) si avvicina pericolosamente alla plancia di comando di quella che è ancora la maggiore potenza militare (e una delle maggiori potenze economiche) mondiale.
A me pare impossibile, inconcepibile che una persona (qualsiasi persona, di destra, sinistra o centro, ricca, povera, colta o con la prima elementare) dotata di una mente capace di ragionare possa anche solo lontanamente pensare di dare il proprio voto per far sì che questo incredibile individuo possa ottenere quel posto in plancia, ma come dicevo prima la sensazione è che di questi tempi i più foschi incubi abbiano la tendenza a rendersi reali, e a piombare di colpo nella nostra quotidianità.
Il voto di ieri a Londra non è una catastrofe, ma, e non è poco, lacera un sogno di unità e forza di una intera cultura in prospettiva di un sognato pacifico equilibrio mondiale. Ma ciò che potrebbe accadere a Washington tra non molto potrebbe avere conseguenze assai più importanti, e potenzialmente tragiche, come lasciare i comandi di un carro armato nelle mani di uno squilibrato.

Di quegli ubriachi che festeggiano sul ponte della nave in agonia non m’importa molto. Loro affogheranno felici, e buon pro gli faccia.
Quello che mi fa dannare l’anima sono gli sbagli, le incertezze, le tante cazzate accumulate da parte degli amici, di quelli che la pensano come me, dei nostri così detti leader e pensatori, che non hanno saputo, in questo caso particolare ma in molti altri, non tanto “vincere”, quanto “convincere”!
La supponenza, la puzza sotto il naso, l’aria di sufficienza della Sinistra — come vediamo ahimé non solo quella Italiana, che di questi atteggiamenti detiene comunque saldamente il primato — quella Sinistra che è la cosiddetta area cui io mi sento sinceramente e da sempre di “appartenere”, mi ha sempre fatto digrignare i denti per la rabbia e per il disappunto, quando non masticare vero e proprio disgusto.
Non basta sentirsi belli bravi e buoni, occorre anche dimostrare di esserlo, occorre fare in modo che le nostre azioni siano coerenti con il nostro pensiero. Non serve a nulla pensare che “gli altri” sono degli imbecilli, occorre capire il brodo di cultura in cui questa imbecillità ha avuto modo di sorgere e crescere.
Io ho creduto da sempre, e credo tutt’ora, nella Grande Utopia Europea. Credo nell’unità delle culture, delle varie e preziose nobilissime matrici europee, di cui molte pratico e studio la lingua, e credo nella caratteristica di maggior pregio che tale cultura globalmente ha su tutte le altre, cioè la sua capacità di accettare, elaborare e assimilare le culture “altre”, di ogni storia e origine, senza preclusioni o muri, a tutto vantaggio della propria crescita e della propria esemplarietà. Dal confronto delle idee e delle culture, DA SEMPRE viene l’evoluzione ideale e sociale del genere umano, e questo non solo è un dato incontrovertibile, ma anche inevitabile, senza alcuna possibilità di essere rovesciato e contrastato da qualsiasi forza reazionaria, comunque espressa o definita.

E certo, questa Grande Utopia Europea è purtroppo assai lontana dal mediocre reality show cui si assiste a Bruxelles, dove la sensazione di molte persone (e purtroppo a questo punto credo siano la maggioranza) è che tutto questo apparato sia messo su per pura speculazione mercantile di certi circoli economici di caratura mondiale, e per assicurare un lauto stipendio a figure esemplari come il nostro Salvini, che viene profumatamente stipendiato per sputare ad ogni occasione proprio sulla bandiera europea che lo nutre.

Ma il segnale che viene da Londra ci dice ben altro.

L’infelicità e l’insicurezza aumentano ovunque, nelle persone, specie in quelle più esposte economicamente e culturalmente, e le Sinistre — come le stelle di Cronin — stanno a guardare, con aria di sufficienza, con snobistico distacco, affacciandosi ai balconi dei loro eleganti appartamenti in centro, incapaci di dare risposte che possano essere minimamente accettabili a chi la vita se la deve conquistare giorno per giorno. E facile gioco hanno allora i populisti di ogni risma e caratura per impossessarsi così di una “massa critica” di consensi, tale da far passare la propria visione e renderla attuabile e attuale.
E non importa poi se le soluzioni proposte in risposta alle domande da parte di queste masse siano grottesche e risibili, come ad esempio in questo caso l’uscita della GB dall’UE, senza se e senza ma, contrabbandata (tra l’altro) come possibile contromisura per l’emergenza immigrazione. Come se i corsi demografici mondiali nella Storia fossero mai stati contrastati con una qualche efficacia dall’isolazionismo — ma anche da pogrom, stragi e pulizie etniche — da parte di popolazioni che si sentivano di volta in volta “invase”. Come se i flussi migratori su scala planetaria abbiano mai potuto essere non dico eliminati, ma anche semplicemente rallentati o controllati da qualunque Nazione organizzata, o Regno, o Impero.

Il popolo Inglese ieri ha scelto la Paura e la Fuga, e purtroppo ormai alea iacta est, e presto ne pagheremo le conseguenze: TUTTI, non solo gli inglesi.

Ma le radici e le cause di tutto questo non stanno tutte solo nella cecità e nella incultura di quegli individui che intanto continuano a festeggiare ballando beati e felici sul ponte, già lambito dalle onde gelide dell’Oceano, ma anche, forse soprattutto, nella scarsa capacità di chi era al comando e che non ha saputo vedere nell’apparentemente piccolo iceberg il reale, concreto e mortale pericolo che in effetti poi si è rivelato.

Presto l’oceano, con i suoi letali 2 gradi centigradi di temperatura, avrà invaso anche il ponte di Prima Classe. I balli sfrenati saranno stati ingoiati dal gorgo già da tempo. E forse allora avrà ancora un senso quell’Orchestrina, e le sue ultime note dedicate a un’Utopia che sprofonda avranno ancora quel suono struggente, che è il suono di ogni sogno che si dissolve.

Grazie di cuore per l’attenzione.

Marianna Piani

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