Purtroppo la soglia dell’attenzione di chi legge è ormai bassissima, nell’ordine dei pochi secondi…
Michele Diodati
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Non c’è probabilmente molto che si possa fare, l’unica è tentare di resistere individualmente.
Ne ho la prova costantemente, ad esempio in comunicazioni di lavoro ho spesso scoperto che le persone (indipendentemente dalla rilevanza anche economica dello scritto) non sono capaci di leggere più di due o tre righe, e molte volte semplicemente — pur credendo sinceramente di aver letto il messaggio —in realtà NON leggono il testo, provocando problemi, omissioni, ritardi e danni.
E la cosa sta rapidamente peggiorando. Direi — per dare una valutazione approssimata — un buon 50/60% delle comunicazioni articolate sopra le 2/3 righe non vengono decodificate, per così dire, cioè vengono viste ma non vengono lette.
Io ho per limitare il problema cercato di lavorare sulla sintesi (che però non può essere spinta oltre certi limiti, esattamente come una compressione digitale oltre una certa barriera diventa inevitabilmente lossy con perdita proporzionale di dati) e sulla chiarezza “grafica” del testo, usando spazi, indentazioni, corsivi/neretti, ecc. Ma sono tutti palliativi. Come dici tu l’erosione della comunicazione scritta sta avanzando inesorabile sia sul piano della forma che del contenuto. E ritengo che i social hanno una parte fondamentale di questa specie di rivoluzione all’incontrario. Stiamo letteralmente perdendo la parola. Cosa la sostituirà?

Grazie ancora, non ho resistito a continuare lo “scambio”, perché si tratta di sicuro di uno degli argomenti che più mi stanno a cuore in assoluto.
Marianna

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