Modesta proposta per l’istituzione di case di tolleranza letteraria
Marco Fulvio Barozzi
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Perdio, mi ha intrigata questa “modest proposal”!

(Tra l’altro, citi una fonte di ispirazione che probabilmente è stata a sua volta fonte di ispirazione alla ben più nota “A Modest Proposal for Preventing the Children of Poor People from Being a Burthen to their Parents, or the Country, and for Making them Beneficial to the Publick.” di un tale che aveva nome Jonathan Swift, pubblicata guarda caso appena tre anni dopo. Non lo sapevo, magari è una “scoperta”)

Non mi chiamo Merlin, quindi non avrei problemi in merito alla tua idea, ritengo la “pubblica salute (mentale)” un bene prezioso da salvaguardare, e per di più non credo che la Chiesa su questo argomento particolare (in ben altre faccende affaccendata, tra pedofilia, matrimoni omosessuali, e fondi bancari) avrebbe nulla da dire.

Ho solo una obiezione, di fondo, non morale, tutt’altro, ma di semplice realismo.
Diciamocelo, già gli utenti — più o meno porci e/o disperati— delle prestazioni delle disperate ragazze che sono costrette a vendersi la fica per campare (semplifico, ovviamnete) sono poco propensi a “regolamentare” le proprie frequentazioni notturne, ma io non credo sinceramente che i milioni di scrittomani più o meno compulsivi sentano minimamente la necessità di un “consulente” (per di più “regolamentato”) preposto a soddisfare alla loro libido letteraria. In realtà ciò di cui abbisognano è un luogo tranquillo (MEDIUM, guarda, sembra quasi perfetto, se non fosse che Facebook lo è ancora di più) dove sfogarsi a furia di seghe e ditalini profondi. Non a caso il numero di lettori di poesia in Italia, tanto per fare un esempio, è a un rapporto di uno a mille nei confronti i sedicenti “scrittori”. Un lettore contro mille scrittori, non viceversa, attenzione. E si tratta di una statistica vecchia, adesso mi sa che siamo ben oltre.

Io temo purtroppo che la tua proposta, sebbene molto interessante e stimolante, avrà ben poco seguito nella realtà. E temo che dovremo tollerare sempre più sboronate letterarie di ogni tipo, man mano che la “facilità” apparente di scrittura e “pubblicazione” aumenterà, assistendo nel contempo a una graduale e progressiva corruzione della Lingua, cosa cui stiamo già da tempo assistendo, abbastanza impotenti e molto “petalosi” (e qui ecco che riaffiora il mio dannato moralismo di fondo, perdonami).

Io, personalmente, mi chiamo fuori? Non sbrodolo anch’io la mia parte di sfoghi “letterari”? Beh, sì, certo, ma mi concedo un’attenuante (si è sempre indulgentissimi con sé stessi): mi considero una viziosa, senza speranza né attenuanti, ma non considero questo mio vizio in alcun modo “letteratura”, non penso che diventerà il nuovo punto di riferimento del millennio, lo prendo semplicemente come un gioco, che è anche probabile effetto di una mia malattia mentale (vera, eh, non sto scherzando) e dei farmaci cui mi devo assoggettare…

Inoltre sono una donna, e storicamente da sempre le donne hanno considerato la propria scrittura (e la lettura) come un “vizio” tra i propri peggiori e più socialmente riprovevoli (e quindi da nascondere: quante scrittrici, anche grandi, si sono “travestite da uomo”, oppure sono rimaste sepolte con i loro manoscritti nelle tristi magioni dei loro svogliati mariti?)

Un abbraccio, con amicizia e grande simpatia

Marianna