POP-FASCISM Will NOT Win

If We Really Want

(Please find at the end of the article an English translation of the Italian text)

La Storia è una narrazione di fatti, verificati su basi fondamentalmente scientifiche, e non pretende di “insegnarci” nulla.
Ci può aiutare a comprendere fenomeni complessi dall’origine fino a oggi, ma non è in grado di fornire “scientificamente” delle previsioni.
La teoria della gravità, scientificamente fondata e sperimentalmente provata, ci consente di prevedere con sufficiente certezza che se lasciamo andare questa mela essa si muoverà lungo la normale terrestre verso il basso con una velocità precisa e che impatterà sul terreno (o su qualsiasi oggetto che vi si frapponga) in un tempo che è in funzione della distanza percorsa.

Questa diretta meccanica di causa/effetto non è possibile riprodurla nelle scienze storiche, troppe e troppo complesse sono le variabili in gioco.
Tuttavia io credo che la Storia, oltre a una funzione conoscitiva, possa espletare anche una certa funzione predittiva, fissando delle costanti che si riproducono con una certa frequenza in diverse fasi storiche. Questa è forse la più importante funzione delle scienze storiche per l’evoluzione della nostra civiltà.

Se analizziamo certi fatti attuali, magari ancora in pieno svolgimento, alla luce delle conoscenze che la Storia ci fornisce, possiamo, se vogliamo, riconoscere quanto meno — se non proprio evitare — alcuni dei rischi più gravi che certi meccanismi socio-politici possono sottendere.
La tentazione di paragonare la attuale insorgenza americana, finalmente espressa nella disgraziata elezione di un personaggio come Trump, a quella dei fascismi e dei nazismi in Europa negli anni 20 dello scorso secolo, è forte e fin troppo facile, tanto che proprio in quanto essa è forte e facile tutti noi tendiamo a considerarla azzardata e da assegnare più a uno slogan di lotta che a una effettiva e ponderata analisi “fredda ed oggettiva” degli avvenimenti.
Invece io sono sempre più convinta che dovremmo confidare di più nel nostro istinto, basato non su reazioni puramente emotive ma su fatti effettivi e verificabili.
In fondo penso che sia stata proprio questa timidezza e ritrosia a credere a ciò che abbiamo davanti al naso che ha impedito la maggior parte di noi di riconoscere il pericolo che ci stava venendo addosso, prima con la Brexit, e ora con le elezioni 2016, e quindi a rendere più facile il suo effettivo accadimento.
Profilare in una caricatura la sagoma di Trump con un elmo nazista, come ho fatto nella illustrazione in apertura, può parere una battuta satirica, ma purtroppo io credo che abbia molti più agganci con la realtà di quanto io stessa ero disposta a immaginare. Gli avvenimenti di questi ultimi giorni, con il forsennato attivismo dell’eletto su quasi tutti i nervi sensibili della nostra educazione democratica e liberale, sembrano confermarlo ogni giorno di più.

Il meccanismo perverso che ha portato la destra estrema al potere in una nazione così fondamentalmente democratica come gli Stati Uniti rispecchia fino nei dettagli quello che portò al potere, nello stesso modo semi-democratico, il nazifascismo in Italia e Germania.

Ma c’è anche di più. Il meccanismo perverso che ha portato la destra estrema al potere in una nazione così fondamentalmente democratica come gli Stati Uniti rispecchia fino nei dettagli quello che portò al potere, nello stesso modo semi-democratico, il nazifascismo in Italia e Germania. Crisi economica e debolezza istituzionale, individuazione di un intero gruppo etnico-religioso quale capro espiatorio e oggetto di odio e discriminazione, opposizione all’apparato istituzionale e politico, utilizzazione disinvolta, massiccia e senza pudori dei mezzi di comunicazione più avanzati per l’epoca, promozione di un nuovo profilo “culturale” con la messa alla berlina di ciò che era stato considerato positivo e corretto fino a quel momento, inclusione ed utilizzazione di frange violente sia dall’interno dell’amministrazione che all’esterno.
Essere timidi, politically correct, su questo punto è un rischio altissimo, un poco come quando siamo alla guida di un automobile a un incrocio e vediamo provenire da sinistra un tamarro lanciato a tutta birra su una vettura sportiva truccata e con la radio a tutto volume.
Non staremo certo a cavillare che tutte queste osservazioni sembrano generarsi da una catena di pregiudizi (auto sportiva rossa, pilota giovane maschio con aspetto poco raccomandabile, musica heavy metal); noi ci attacchiamo ai freni! Evitando così un probabile, se non certo, impatto disastroso.

Certo, nel cercare di definire questo fenomeno, il termine “fascismo” tout court pare allo stesso tempo anacronistico e inadeguato, e può nascondere il rischio di distogliere l’attenzione dal vero cuore del problema. Allo stesso modo, ma dal lato opposto, il temine più moderno di “populismo” può nascondere equivoci analoghi e altrettanto esiziali.
Per questo mi è venuto alla mente il termine che ho inserito nel titolo, che non so se è stato ancora usato da altri a questo proposito: “popfascismo”.
Non neo- non post- avendo entrambi precisi significati che qui si applicano solo in parte, ma pop- includendo nel prefisso il populismo di cui questo fascismo è allo stesso tempo espressione ed ispirazione e con un voluto richiamo al prefisso pop “popular” ad esempio di pop music.
Di fatto è vero che non vi è fascismo che non sia, specialmente nelle prime fasi, populista. Ma è altrettanto vero che non vi sia populismo che non porti, inevitabilmente, a qualche forma più o meno compiuta di fascismo.
Questa in cui stiamo vivendo è una fase intermedia in cui il populismo di partenza sta velocemente implodendo in fascismo, direttamente sotto i nostri occhi, e riconoscerlo in tempo significa sapere che occorre fare per combatterlo e soffoclarlo quand’è ancora nella culla, prima che possa radicarsi e quindi divenire estremamente dispendioso in termini di libertà, sangue, vite il disfarsene.

Normalità e Fascismo: “Il Giardino dei Finzi Contini”

Molti miei amici americani, qui in web e nella vita reale, subito dopo le elezioni 2016, alla vista della mia angoscia ed agitazione di solito cercavano di “tirarmi su” con l’ottimismo della ragione, dicendomi che sì, si tratta di un personaggio rivoltante, e che sì, sta facendo tutto il possibile per danneggiare e minare l’immagine del Paese come modello di democrazia avanzata, ma che insomma si tratterà di quattro anni di merda, ma poi alla fine si potrà ritornare alla “normalità”.
Questo secondo me è un errore grave di sottovalutazione. Ed è proprio in questo che la Storia può insegnarci qualcosa. Una volta scoperchiato il calderone è difficilissimo poi fermare, rallentare, controllare gli spiriti malvagi che abbiamo scatenato. Prima si corre a richiudere il coperchio, maggiori sono le possibità di arrestare il processo con danni relativamente limitati.

Ecco, il punto cruciale è proprio questo.

Non possiamo né dobbiamo illuderci, e non possiamo permetterci di sottovalutare la situazione, di chiuderci nelle nostre gabbie dorate (se siamo privilegiati bianchi di buona cultura) voltarci dall’altra parte indignati e aspettare che la tempesta passi. Occorre essere ben consapevoli che Trump e la sua corte, e gli emuli europei di qua dell’Atlantico, sono ormai qui, hanno sfondato l’uscio di casa, e hanno tutta l’intenzione di rimanerci indefinitamente. Dobbiamo essere ben consapevoli che dopo i primi morsi, se non ci saranno reazioni efficaci da aparte nostra, ci prenderanno gusto e la democrazia rischia di venir divorata in una escalation accelerata (e scellerata) di eventi.

Occorre che tutte le persone di sensibilità e cultura sinceramente democratica abbandonino per il momento il loro egoismo e le loro divisioni, e si focalizzino sugli obbiettivi primari, che sono da una parte, in USA, una opposizione dura e intransigente tale da rendere difficile, pesante, faticoso, lento, ogni singolo passo, ogni singolo provvedimento che questa amministrazione si propone di attuare in contrasto con i Principi morali, etici e umanitari che sono a fondamento di questa Nazione.
Dall’altro, in Europa, cercare in tutti i modi di ricucire lo strappo di Brexit, e nel contempo accerchiare ed isolare le figure e i movimenti populisti risorgenti o insorgenti (Le Pen, May, Farange, Salvini, Grillo…) per sbarrarne in tutti i modi la via al potere o per limitarne gli spazi di manovra se al potere essi fossero già giunti.

Occorre opporsi dunque, con continuità, efficacia, intransigenza.

Diritti Umani, pena di morte, tortura, liberalizzazione di acquisto delle armi, razzismo, non sono più astratte dichiarazioni d’intento, o vuoti automatismi ideologici, ma sono divenuti altrettanti terreni di scontro su cui occorre esercitare tutta la nostra intransigenza, su cui non possiamo cedere, attorno ai quali non possiamo più permetterci tolleranza e relativismo.

Non sono più tempi di ozio intellettuale, di disimpegno politico e di piacevole intrattenimento, oppure di divisioni capziose e di discussioni sul sesso degli angeli. Il mostro si è svegliato, sta riemergendo dall’abisso in cui credevamo di averlo confinato e dal sonno della nostra ragione.
Ora occorre per prima cosa e senza indugio che provvediamo a fermarlo.

Grazie di cuore per la lettura
Marianna

(Please find here below a English translation of the italian text)

History is a narrative of facts, occurred on fundamentally scientific basis, and does not claim to “teach” anything.
It can help us understand complex phenomena from the origin to the present, but is not able to provide “scientific” predictions.
The theory of gravity, scientifically based and experimentally proven, allows us to predict with sufficient certainty that if we let go this apple, it will move down along the terrestrial normal with a certain speed and that it will impact on the ground in a certain time.
This mechanical nature of cause/effect can not be played in the historical sciences, the variables involved being too many and too complex.
However I believe that history may also perform a certain predictive function, setting of the constants that are reproduced with some frequency in different historical phases. This is perhaps the most important function of the historical sciences in the evolution of our civilization.

If we analyze some current facts in the light of the knowledge that history gives us, we can, if we want, to recognize — if not prevent — some of the most serious risks that certain socio-political mechanisms may portend.
The temptation to compare the current US outbreak, eventually expressed in the unfortunate election of someone like Trump, with that of fascism and Nazism in Europe in the 20s of last century, is so strong and easy that we tend to consider it risky and allocate more to a fighting slogan that a genuine and weighted “analysis” of factual events.
But I am more and more convinced that we should trust more in our instincts, as they are not based on purely emotional reactions, but on actual and verifiable facts.
Basically I think it was this shyness and reluctance to believe on what we have right in front of us that has prevented most of us to recognize the danger that was coming upon us, first with the Brexit, and now with the elections in 2016, and thus making easier its actual occurrence.
Outline in the shape of a caricature of Trump wearing a Nazi helmet, as I did in the opening illustration, can view just as a satirical joke, but unfortunately I think it has many more connections with the reality of what I myself was willing to imagine. The events of recent days, with frenzied activism of the president elect over almost all the sensitive nerves of our democratic and liberal tradition, seem to confirm this day by day.

But there’s more.

The perverse mechanism that brought the alt-right in power in a nation so fundamentally democratic as the United States reflects up in the details all what brought to power, in the same semi-democratic way, the fascisms in Italy and Germany: economic crisis and institutional weaknesses, identifying an entire ethnic-religious group as a scapegoat and an object of hatred and discrimination, opposition to the “establishment”, massive and shameless use of the most advanced media for the time, promotion of a new “culture” profile with the pilloried for what was considered positive and correct so far, inclusion and use of violent elements from both inside and outside the administration.
Be timid, politically correct, on this point is a very high risk, a little like when we are driving a car at an intersection and we see coming from the left a bad boy launched at full speed on a souped-up sports car with the radio on full volume.
We’re not going to quibble that all these observations seem to be generated by a chain of prejudices (red sports car, young male rider, frantic music); we instantly brake! Thus avoiding a probable, if not certain disastrous impact.

Of course, in trying to define this phenomenon, the term “fascism” seems at once anachronistic and inappropriate, and can hide the risk of diverting attention from the real heart of the problem. Similarly, but on the other hand, the more modern term of “populism” can hide similar misunderstandings and equally ruinous.
That’s why I imagined the word that I have inserted in the title, I do not know if it was still used by others in this regard: pop-fascism.
Not neo- not post- having both precise meanings only partially appliable here, but in the pop- including the prefix of “populism” of which this fascism is both expression and inspiration, and a reminder to the prefix pop- as “popular”, for example like pop music.
In fact it is true that there is no fascism that is not, especially in the early stages, populist. But it is equally true that there is no populism that does not lead inevitably to some more or less accomplished form of fascism.
This, in which we are living, is an intermediate stage in which the starting Populism is rapidly imploding in actual fascism, right before our eyes; and to recognize it in time is to know that we must do to fight it and stifle it when it is still in the cradle, before it can take root and then become extremely expensive in terms of freedom, blood, lives to eliminate it.

Many of my American friends here in the web and in real life, after the elections in 2016, at the sight of my distress and sorrow, usually tried to “cheer me up” with the optimism of reason, saying that yes, it is a revolting person, and that yes, he is doing everything possible to harm and undermine the country’s image as an advanced model of democracy, but in fact it will be four years of shit, but then at the end everything will be able to return to “normality.”
I think this is a serious underestimation error. And it is precisely in this that history can teach us something. Once uncovered the cauldron, is then very difficult to stop, slow down, control the evil that we have unleashed. The faster you run to close the cover, the greater the possibility of stop the process with relatively little damage.

Here, the crucial point is this.
We can not and must not deceive ourselves, and we can not afford to underestimate the situation, to lock ourselves in our golden cages (though we are well-educated white-privileged) look the other way indignant and wait for the storm to pass. We must be well aware that Trump and his court, and the European fans of him, are now here, have broken through the front door, and have every intention to remain here indefinitely. We must be well aware that after the first few bites, if there will be no effective response from our side, they take pleasure — and democracy it is likely to be devoured in an accelerated (and infamous) escalation of events.

It is necessary that all people of genuinely democratic sensitivity and culture for the moment abandon their selfishness and their divisions, and focus on the primary objectives, which are on one hand, in the USA, a tough and uncompromising opposition sothat to make it difficult, heavy , exhausting, slow, every single step, every single decision that this administration intends to implement as opposed to moral , ethical and humanitarian principles that are at the foundation of this nation.
On the other hand, in Europe, try at all the ways to mend the breach of Brexit, and at the same time to encircle and isolate the figures of resurgent populist movements (Le Pen, May, Farange, Salvini, Grillo…) to stop in all ways their way to power, or to limit and control them if they had already in power.

We must oppose then, continuously, effectively, without hesitation.
Human rights, death penalty, torture, racism, sexism, are no longer abstract declarations of intent, or empty ideological automatisms, but have become all battle grounds on which it is necessary to exercise all our intransigence, on which we can’t give up, around which we can no longer afford tolerance and relativism.

They are no longer intellectual leisure time, political disengagement and enjoyment, nor specious divisions and unuseful debates about the sex of angels. The monster has awakened, it is re-emerging from the abyss in which we believed to have confined it, and from the sleep of our reason.
Now we must first and without delay just stop it.

Many thanks for reading
Marianna

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