«InvertPR»

Perché ho intitolato così il mio intervento al Master di Comunicazione dell’Università di Siena?

Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
The Road Not Taken, Robert Frost

“How to mean more?” e l’inversione delle PR

Ho conosciuto Paolo Iabichino in un bellissimo fine settimana di qualche anno fa. Eravamo a Cagliari per Pazza idea. Talento creativo, un evento organizzato dall’associazione Luna Scarlatta e dedicato al confronto e alla contaminazione creativa. La sintonia sul concetto di inversione della rotta nella comunicazione è stata assoluta.

“Cosa fare per rendere il mondo un posto migliore?” o, se ricorriamo al più sintetico inglese, “How to mean more?”.

Questa semplice domanda fa acquisire senso al nostro lavoro di comunicatori. E lo fa acquisire alle nostre vite, che riescono ad avere una direzione soltanto se si pongono e rispondono a questo quesito e se vi indirizzano in modo naturale tutte le scelte più importanti. Diventa più facile scegliere la via negli incroci che, parafrasando Frost, incontriamo nei boschi della nostra vita.

E l’impegno di ogni singolo individuo si somma a quello di altri, creando reti di senso, nodi di impegno civile, battaglie di gruppo. Questo è da sempre vero, ma mai come oggi trova forme nuove di espressione e di collaborazione. Più l’interesse riguarda grandi numeri di persone e più crea unione, senso comune, condivisione, gruppi sempre più grandi che addirittura sconfinano i territori di appartenenza. E ogni gruppo cerca dei leader, delle persone che, più di altre, riescano a esprimere l’identità e il credo dei propri gruppi di appartenenza. E in effetti questo significa occuparsi di comunicazione, di pubbliche relazioni.

Significa trovare i “condottieri” delle proprie battaglie di senso, farsi portavoce di istanze comuni.

Diventare costruttori di gruppi, giardinieri pazienti, intorno a missioni di comunicazione che si decide di intraprendere.

Ecco perché mi piace parlare di un nuovo modo di concepire le Relazioni Pubbliche, invertendo la logica della comunicazione dall’alto verso il basso, della comunicazione di pura vendita, della pubblicità camuffata, scegliendo quella più complessa, ma anche incredibilmente più appassionante, della comunicazione di senso, della scelta di missioni comuni da raggiungere, dell’aggregazione crescente di pubblico intorno a delle cause e ai suoi leader, un nuovo attivismo finalizzato a contribuire a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.

Lavorando in questi termini, si potranno portare aziende, associazioni, istituzioni, partiti politici, comunità, gruppi di qualsiasi tipo e scopo a farsi rappresentanti attivi di quella che Robert Philips chiama la “leadership pubblica”. E lo sforzo è tanto più ripagato, quanto più sentita e importante è la causa per la quale ci si impegna.

Dal libro di Robert Philips “Trust me, PR is Dead” (Ed. 2015) questi sono i quattro principi della leadership pubblica

1) essere attivisti, lottare e battersi per una causa, per missioni di comunicazione (Attivist)
2) co-produrre, attivare la collaborazione e la partecipazione del pubblico produrre insieme alle persone che dovranno fruire del servizio che vogliamo offrire (co-produced)
3) essere “citizen — centric” ossia mettere al centro della strategia di comunicazione il cittadino, il cliente, il principale interlocutore sarà anche il fondamentale alleato della nostra comunicazione (Citizen-Centric)
e infine
4) avere ben presente che la Società, la vita delle persone è la prima cosa, la più importante, quella da non perdere mai di vista (Society-First)

E se per Paolo Iabichino “il mondo sarebbe un posto migliore se la pubblicità diventasse comunicazione”, allora consentitemi di rubargli il concetto di invertising, invertendo la sua frase e affermando con forza che

“il mondo sarebbe un posto migliore se le pubbliche relazioni smettessero di essere pubblicità (camuffata) per tornare a essere comunicazione intorno a cause comuni”.

E allora, ieri ai ragazzi del Master di Comunicazione dell’Università di Siena ho chiesto:

“Qual è la vostra causa? qual è la vostra missione?” cercatela per essere veri in quello che fate, farà la differenza.

E ho chiuso mostrando un video e leggendo una lezione di comunicazione che ho ricevuto da un maestro di contrabbasso, Enrico Fagone (cercatelo su youtube, merita)

e ho condiviso con i ragazzi il post di Instagram di mia figlia, Carlotta Sarina. La contrabbassista che si è iscritta al corso è lei.

https://www.instagram.com/p/BWfFr-QAWTU/

Il mio commento al post di Carlotta:

È stato magico seguire l’incontro di @enricofagone. Pensavo di annoiarmi a sentir parlare di musica e di tecnica al contrabbasso e invece mi ha dato l’idea per l’incipit della mia lezione di domani al @mciunisi. Che dire? Grazie! #Music4Communication

L’incipit è poi diventato la chiusura, ma poco importa. La lezione era in inglese, il maestro è italiano, ma parlava a un bravissimo contrabbassista cinese. Un ragazzo giovane dalla tecnica perfetta, ma al quale mancava un po’ di passione o, quantomeno, non sembrava riuscire a comunicarla. Ecco gli appunti dalla sua lezione:

When you play you have to know why
The emotion you want to communicate

You can reach three different places of truth
Put more life in your music
Music is how walking in an house and open always new doors
You have to understand what the composer would like to say
Feel music
Put yourself at service of Music
You have to play for the composer not for yourself
You don’t play to win
If you want win you have to play for others
If you communicate how respect, how love you have for music, you will capture the audience
Don’t put yourself first
Don’t play for the show, the show doesn’t exist … play for the respect of the composer and to say thank you to him and for the respect of the Music
Why do you play?
If you do music you have the responsability to share beauty in the world
Everybody has a talent
But it’s not easy ti give sense to your life
You are deep
Try to explain your deep part
Forget technical problems concentrate in which emotion you want to share
Do it with love

che cosa posso aggiungere d’altro?

E ho chiuso l’incontro a Siena, mostrando un video, registrato con il telefonino (pessima la qualità, ma emozionante il contenuto), del suo concerto al Castello di Contignaco, dove ho avuto il piacere di ascoltarlo e dove, incredibilmente, abbiamo avuto l’onore di vedere la nostra Carlotta esibirsi al suo primo anno di studio di contrabbasso.

Libertango di Enrico Fagone

La mia lezione si è conclusa con questo frammento di Libertango.

Qui su Medium mi fa piacere aggiungere un altro esempio di coraggio e di inversione. La chiusura di quel concerto è stato affidato a una appassionata principiante Carlotta Sarina. Di solto in chiusura abbiamo il momento del professionista più bravo, in questo caso uno spazio tanto importante è stato riservato da Fagone alla più giovane corsista, quella alle prime armi con lo strumento. 
Due magie si concretizzavano in quella bella serata al castello:
Prima magia: il protagonista dell’intero concerto è stato il contrabbasso, uno strumento che siamo abituati a vedere relegato in fondo nelle orchestre e raramente così centrale nella scena
Seconda magia: la chiusura di un concerto di musicisti tanto bravi e preparati, dopo una settimana di master class con un maestro di fama internazionale veniva chiuso da una principiante.
Si sa che i castelli da sempre sono luoghi magici.

Ed ecco la presentazione del grande maestro che introduce la giovane e coraggiosa sognatrice:

Enrico Fagone presenta Carlotta Sarina

ed ecco l’esibizione:

Carlotta Sarina canta e suona Bad Day

Magico è il potere dell’emozione, del coraggio e della passione.