La mia storia con internet

Non lo so che cosa succedeva nel mondo in quel periodo lì, non me lo ricordo. Non mi ricordo com’era la mia vita, se il fatto di essere vegetariano fosse davvero un problema, quante sigarette fumassi, era ancora vivo il mio cane?

Mi ricordo di lei, però. Mi ricordo della rete che scoprivo e capivo ogni giorno, il primo indirizzo di posta elettronica (@venere.inet.it), la curiosità ossessiva, il desiderio di capire come potesse funzionare senza avere davvero gli strumenti per farlo. Saranno stati i primi anni Novanta del secolo scorso, subito fuori dall’era delle Bbs, io facevo proprio il giornalista, raccontavo dell’internet che avanzava nel mondo e arrivava in Italia. Mi ricordo un lunghissimo articolo sull’ftp-by-email, ero proprio un bel nerd.

L’internet di quel mondo lì era quella di un web primitivo e quasi vuoto, di quella cerchia ultra ristretta di persone che avevano un indirizzo di posta elettronica, di tanti tanti tanti newsgroup, di quel suono del modem che brrrr mamma mia i brividi: lo accendevi, ascoltavi quella danza di suoni che era un grande abbraccio, scaricavi la posta o i file che dovevi, ti scollegavi per non spendere troppo. Erano naturalmente gli anni dei primi grandi provider di massa: Video on line, Italia on line e gli altri.

Internet per me era tutte queste cose qui, ma era soprattutto Cucciolo. Cucciolo era il nome amichevole di un server, che si chiamava invece irc.ccii.unipi.it, il server dell’Università di Pisa che offriva il collegamento alla rete Irc. Internet relay chat: appunto, le chat.

Non starò a dire qui che quelle chat erano aperte, libere, distribuite e che c’è da ridere a pensare a quanta della nostra libertà digitale abbiamo perso in questi anni passando dall’internet dei nerd e delle università a quella del web controllato da pochi.

La nostra storia con internet negli anni Novanta del secolo scorso è una storia di estrema, totale, folgorante libertà.

Il logo di Mirc.

Comunque, le chat. C’era un programma per collegarsi alla rete Irc, si chiamava Mirc. Tu lanciavi Mirc, ti collegavi a Cucciolo e poi a un canale e i canali si chiamavano tutti cancelletto-qualcosa. Sì, si chiamavano tutti come un hashtag, quasi ventanni prima degli hashtag.

E fu così che scoprii che dentro Mirc c’era anche #gayitalia.

La mia storia con internet è la storia della scoperta di un mondo dentro la rete, il mondo che poi era il mio mondo, ma io non lo sapevo ancora. La mia storia con internet è la storia di una vita che cambia o che nasce o che si trasforma completamente dentro i canali di Irc.

Tante notti passate a chattare su #gayitalia, il mio nickname era Alcor_Mizar (una stella doppia visuale, originalissimo!). All’inizio ero così timido che non dicevo nulla, ascoltavo (nel senso: leggevo) le conversazioni degli altri. Quando qualcuno mi chiedeva una chat privata di solito arrossivo da solo, non rispondevo e mi scollegavo. Tipo: un adolescente. Solo che ero già un uomo molto adulto, e vabbè: la mia storia con internet è davvero la storia di un’altra adolescenza.

C’erano 10, 15 persone al massimo su quel canale la sera tardi. Poi col tempo 20, 40. Un centinaio, duecento. Mille. E così dopo #gayitalia sono nati i canali locali, #gaytoscana e tutti gli altri e naturalmente: #gaymilano. Fermi tutti, qui la cosa si è fatta seria. Io nel frattempo non ero più così timido, chiacchieravo, anche privatamente, facevo il brillante, ricevevo fotografie, non ne mandavo. Però, sai com’è, un conto è parlare con nonsochi che sta a Lecce, un altro è trovarsi dentro un mondo tutto milanese, con quelle persone che da così lontane nella rete improvvisamente diventavano vicinissime.

Non so, non mi ricordo quanto è durata quella fase, qualche settimana, alcuni mesi probabilmente. Poi è successo che la mia storia con internet è stata la storia di tante chiacchiere notturne con un ragazzo di Milano. Non mi ricordo che cosa ci dicevamo, mi ricordo di una sintonia totale e mi ricordo l’ansia assoluta quando la rete non funzionava (capitava, spesso), quando il collegamento cadeva (capitava, sempre) e al rientro nel canale #gaymilano lui non c’era più. Vabbè, decidiamo di vederci. Tipo il primo appuntamento per un tredicenne. Piazza dei Mercanti (eh, un posto attorno al quale ruota la mia vita, chissà perché). Arrivo in Vespa, lo vedo da lontano. Scappo a gambe levate.

La mia storia con internet è la storia della prima gigantesca delusione: le cose non sono come sembrano, su internet.

Non mi sono collegato per un sacco di tempo: la delusione, la vergogna, il dispiacere. Quando ci siamo ritrovati su #gaymilano mi sono scusato, ma niente è stato più come prima tra noi. Chissà cosa fa adesso, mentre scrivo mi tornano in mente alcuni frammenti delle nostre conversazioni di allora, anche se è passato tanto tempo. Ciao, se ci sei. Scusami davvero, ancora.

Altre chiacchiere, altre foto, ho iniziato a mandarle anch’io. Me ne faccio mandare 200 prima di accettare un altro appuntamento: andiamo al cinema, pronti via mentre siamo in coda incontro due amici — ovviamente ignari. Cioè lo stavo scoprendo io che ero gay, ti pare che ero in grado di dirlo ad altri. Io pietrificato dall’imbarazzo per il resto della serata. Secondo appuntamento, con un altro: in piazzale Loreto, di fronte alla Cariplo. Pronti via: arriva un mio collega. Ridiamo.

Poi a un certo punto è arrivato CU-SeeMe e le prime telecamerine da computer e diciamo che lì è finita la poesia. Io sono partito per un lungo viaggio solitario lontano da tutto, ma soprattutto lontano da internet e quando sono tornato a Milano ero una persona diversa: risolto sulle spiagge della Bretagna il coming out con me stesso medesimo ero pronto per quello con il resto del mio mondo. Poi si sa, i coming out, come gli esami, non finiscono mai: i miei sono andati da Cucciolo a Instagram.

La mia storia con internet è la storia di una vita, quella nuova che mi ha regalato e per la quale le sarò sempre grato.

Scritto per la campagna promossa da Webranking con hashtag #lamiastoriaconinternet.
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