Hackert, Villa des Maecenas und Wasserfälle in Tivoli, 1783

Save as…

It was 1986 when, with a few years late, justified by my birth date, I began to read “Il nome della Rosa” by Umberto Eco.

The novel tells the story happening around, and in, a Benedictine monastery and are written by hand by Adso. But what I was most impressed was not the plot, but the title and tied to it what Adso leaves the last page:

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

which literally means:

Vanished the rose, we just have the name

I was always been fascinated by these concepts, especially when affecting the perception of the world of things. The “nominalists” claims that the concepts, universals, are disconnected from things.

Once disconnected, they exist only as names. Unlike “realistic” philosophers, to whom the concepts may exist in a world of independent abstractions from physical objects to which they are associated.

Now, how can all this go digital, or, more extensively, go in the contemporary world that leans down to the digital, like a child learning to walk?

Let’s choose a random website, one of those who likes to be in the front row, one who likes to arrive earlier on the news involving the digital world, and let’s try to figure out if it belongs to one or the other category. Whether nominalist or realist.

Let’s take a word from the articles of these sites, but not a random word. A word that make us reflect, not because is deep, but maybe because we do not know the real meaning. And now let’s ask ourselves if that word existed before the thing to which it is associated, and if it will continue to exist after it ceases to be.

In fact I think it is a necessity of our own generation. The world is an unstoppable machine of innovation and invention. Everything is evolving. Material things, relationships and also ourselves. And the names associated with things do not fit anymore.

We have to “save” things by giving them new names. Save them with the names!

And this way we have startups, which are nothing more than small, new companies looking for success.

So was born incubators and accelerators, to which Lorenzo the Magnificent could claim rights… Thus was born the crowdfounding, new identity of the collection. So you create story-telling, a “new” way of telling things…

But I, that always considered myself as a realist, I can not see the news, I cannot find new inspiration from a new name.

They are concepts and realities that already existed, and they are not better if you give them a new label.

Let’s save things for what they are. And if you need to rename them maybe you have to wonder what’s wrong with us, not with them.

Let’s stop recover corrupted “files” trying to “Save them as…”, because most of the time you end up with the same thing as before.


Salva con nome…

Era il 1986 quando con qualche anno di ritardo, giustificato dalla mia anagrafe, mi misi a leggere “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. Il romanzo narra le vicende che accadono attorno e dentro un monastero benedettino e sono scritte di pugno da Adso. Ma ciò che mi rimase più impresso non fu la trama, bensì il titolo e legato ad esso ciò che Adso lascia nell’ultima pagina:

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

che letteralmente significa:

Svanita la Rosa, non ne resta che il nome

Mi hanno sempre affascinato questi concetti, ancor più quando riguardano la percezione del mondo, delle cose. I nominalisti affermano che i concetti, gli universali, non esistono slegati dalle cose. Una volta slegati, esistono solamente come nomi. A differenza dei filosofi realisti, per cui i concetti possono esistere in un mondo di astrazione indipendente dagli oggetti fisici a cui sono associati.

Ora, come può tutto questo entrare nel mondo digitale, o più estensivamente nel contemporaneo mondo che al digitale si appoggia, come farebbe un bambino che impara a camminare?

Prendiamo un sito Internet a caso, di quelli a cui piace essere in prima fila, di quelli a cui piace arrivare prima sulle notizie che coinvolgono il mondo digitale e cerchiamo di capire se appartengono all’una o all’altra categoria. Se siano nominalisti oppure realisti.

Prendiamo dagli articoli di questi siti una parola, ma non a caso. Una parola di quelle che ci fanno riflettere, non perché siano profonde, ma perché magari non ne conosciamo a fondo il significato. E adesso chiediamoci se quella parola esisteva prima della cosa a cui è associata, e se continuerà ad esistere dopo che la cosa cesserà di essere.

In realtà penso che sia una necessità propria delle nostre generazioni. Il mondo è una macchina inarrestabile di innovazione e invenzione. Tutto sta evolvendo. Dalle cose materiali, alle relazioni e a noi stessi. E i nomi associati alle cose non vanno più bene. Dobbiamo salvare le cose dando loro nuovi nomi. Salvarle con i nomi! E così nascono le startup, che altro non sono che piccole, nuove, aziende in cerca di successo. Così nascono gliincubatori e gli acceleratori, su cui Lorenzo il Magnifico potrebbe rivendicare dei diritti… Così nasce il crowdfounding, nuova identità della colletta. Così si crea lo story-telling, un “nuovo” modo di raccontare le cose…

Ma io, che mi sono sempre considerato un realista, non ci vedo la novità, non trovo nuova ispirazione da un nuovo nome. Sono concetti e realtà che già esistevano, e che non migliorano se gli si trova loro una nuova etichetta.

Salviamo le cose per quello che sono. E se c’è bisogno di rinominarle forse c’è da chiedersi cosa c’è che non va in noi, non in esse. Smettiamola di recuperare “file” corrotti cercando di “Salvarli con nome”, perché la maggior parte delle volte ci si ritrova con la stessa cosa di prima.