Immagine tratta dal film sperimentale“La ragazza Carla” di Roberto Saibene

La ragazza Carla. Una. Tante

Elio Pagliarani, classe 1927, morto pochi anni fa, arrivò dopo il 1945 nella Milano distrutta dalle bombe del conflitto. Rimase subito affascinato dal dinamismo e dal movimento della città, entrando un poco alla volta nella vita milanese. La sua prima idea era quella di scrivere un soggetto per De Sica e Zavattini, grandi maestri del neorealismo (Sciuscià, Ladri di biciclette), ed è proprio da qui che parte l’idea de “La ragazza Carla”. Pagliarani lo ha scritto molto dopo, negli anni ’50, ambientando la storia però in un periodo ben preciso: le prime elezioni del 1948. Fu proprio Elio Vittorini ad accorgersi del talento di Pagliarani, che pubblicò sulla sua rivista le poesie del poemetto.

Questo poemetto, oggi, è un film. Il regista della trasposizione cinematografica, Alberto Saibene, racconta di aver assistito numerose volte l’attrice Chiara Chiarelli (che recita nel film stesso) portare nei vari teatri italiani quest’opera letteraria. Fu proprio da lì che cominciò a immaginarsi la città di Milano e la storia di questa ragazza. Verrà anche dedicata alla pellicola una serata in Rai. Un film che si forma da una parte recitata da Chiara Chiarelli, voce onnisciente della storia, con l’aggiunta della partecipazione di Elio (di Elio e le storie tese); strutturata con video di repertorio di quegli anni, ’50 e ’60, accostati alle immagini della metropoli italiana dei giorni nostri e infine supportata dalle illustrazioni di Gabriella Giandelli che hanno una funziona drammaturgica.

Questa è la storia di Carla, una ragazza delle periferie, che vive con sua madre, vedova, sua sorella Nerina e suo marito, Angelo. In questa casa sembra non esserci più posto per lei, così decide di seguire il consiglio di sua madre e di cercare un lavoro; lo trova in una dattilografia, gestita dal signor Pratek, un personaggio piuttosto losco. Il signor Pratek, infatti, le mette le mani addosso; l’accaduto sembra far prendere a Carla la decisione di lasciare il lavoro, ma la madre, come in un romanzo manzoniano, le consiglia di andarsi a scusare, portando alla famiglia un mazzo di fiori. È una ragazza che ha 16 anni e ha le sue prime esperienze amorose: la prima con Piero, con cui però decide di non intraprendere una relazione, e poi con Aldo Lavagnino, impiegato anche lui nella sua stessa dattilografia. Carla esce di casa e attraversa la periferia di Milano: entra sola in un bar, è attirata da una mostra di pittura; decide poi di rincasare, quando è, forse, pronta per il nuovo lunedì di lavoro.

A destra Elio Pagliarani nella sua libreria, al centro il poemetto, a sinistra Elio Pagliarani alla prima presentazione a Milano

La particolarità dell’opera sta nel fatto che Pagliarani, pur componendo un poemetto, non ricerca la voce onnisciente, ma annota una serie di voci corali, facendo così parlare i vari personaggi, tramite i veri linguaggi della modernizzazione degli anni ‘60.

Interessante è il rapporto che c’è nella storia tra la protagonista, una giovane ragazza, e il lavoro: si assiste, nel poemetto come nel film,a un iter di crescita di Carla, proprio come in un bildungromance; lo scrittore sottolinea quindi l’aspetto formativo, in cui il lavoro occupa una posizione rilevante. Allora non era poi un grande tema della narrativa italiana, come lo è oggi. Il film vuole sottolineare questa modernità della tematica trattata nella storia, quasi una tematica contemporanea: quella del precariato giovanile.

Ad ogni modo, bisogna evidenziare l’importanza che si vuole dare, sia nel romanzo sia nella pellicola, alla creazione di un soggetto universale, una ragazza che rappresenta tutte le ragazze di quell'età, tra i 16 e i 18 anni; nel film infatti la ragazza Carla non è una specifica attrice, ma ha varie facce, e rappresenta donne diverse. Questa è la grandezza del poemetto di Elio Pagliarani, che lo ha reso un formidabile soggetto per una pellicola cinematografica.

Questo lunedì comincia che si sveglia

presto, che indugia svagata nella piazza

prima di entrare in ufficio, che saluta

a testa alta “Buongiorno” con l’aggiunta

“a tutti”, che sorride cercando Aldo con gli occhi

che gli dice “Bella la ragazza e coma

attenta ai tuoi discorsi”, che incomincia — forse — il lavoro

fresca”