Conflitti inespressi: e i figli?

Nelle famiglie generalmente si litiga. Ma non in tutte. All’interno della relazione di coppia, la conflittualità può essere espressa, dichiarata, aperta, oppure restare sommersa sotto un’apparente tranquillità.
Il conflitto silente, che non viene espresso in maniera chiara e diretta, all’interno di una coppia e di una famiglia logora chi vi prende parte e ferisce chi lo subisce, come i bambini.
Ciò nonostante, può essere molto difficile trovare delle modalità alternative per comunicare disaccordo e malcontento. Ciascun membro della coppia si porta dietro una storia, all’interno della quale è stato bambino e figlio, prima che partner e genitore, e ha appreso delle modalità di relazione, comunicazione e gestione della conflittualità spesso non consapevoli e dalle quali è complicato prendere le distanze.
In una relazione sana, adattiva, il conflitto esiste e non va negato, anche perché trova sempre delle modalità di espressione non verbali, che vengono comunque recepite non solo dall’altro partner, ma anche dal bambino, generando frustrazione, nervosismo, rabbia, confusione, sofferenza.
I bambini sono molto sensibili ai loro ambienti familiari, è come se avessero delle antennine estremamente ricettive. Essi colgono, in maniera sorprendente, ciò che succede tra i loro genitori. Percependo che qualcosa non va, ma non avendo gli strumenti per capire cosa, possono attribuire a sè stessi il malcelato scontento dei grandi, sviluppando vissuti di colpa.
Quando i contrasti tra i genitori vengono evitati, spesso sono proprio i figli a farsene portavoce, esprimendo attraverso un sintomo il malessere dell’intera famiglia. Possono assumere dei comportamenti che attirino l’attenzione dei loro genitori, spostandola così dai problemi di coppia. Altre volte mettono in scena la rabbia e l’aggressività che negli adulti rimane inespressa.
È come se il figlio, inconsapevolmente, si assumesse la responsabilità di barattare il proprio benessere psicofisico con la quiete familiare.
Sandor Ferenczi, psicoanalista ungherese, scriveva: “I bambini hanno bisogno di appianare qualsiasi specie di disordine nella famiglia, per così dire di caricare sulle proprie fragili spalle il peso che grava sulle spalle di tutti; naturalmente non fanno questo, alla fin fine, per puro altruismo, ma per poter nuovamente godere la tranquillità perduta e la tenerezza che dipende da questa tranquillità”.
Per tali ragioni è necessario che i partner affrontino i conflitti, in maniera assertiva e costruttiva, cercando insieme delle strategie per la loro risoluzione. Possibilmente lontano dallo sguardo e dalle orecchie dei figli.
Sono una psicologa psicoterapeuta ed esercito presso la città di Cagliari. Svolgo attività di consulenza e psicoterapia, rivolte ad individui, coppie e famiglie.
www.martausai.it
