Nessuno si salva da solo

A fine anno, nel tempo dei bilanci, il pensiero va a chi ogni giorno ti aiuta ad andare avanti, giorno dopo giorno.


È stato un anno difficilissimo. Non posso dire «l’anno peggiore della mia vita» perché la vita è lunga a volte, a volte breve e non sai mai cosa ti riserva. Ma so che ogni giorno di questi ultimi 365 è stato una sfida con me stessa, in equilibrio tra l’abisso e la salvezza.

Ho chiuso fuori tanta gente in questo ultimo anno. Ho fatto di testa mia, mi sono lasciata cullare dal buio, crogiolandomi in un dolore che non sapevo gestire. Ho saltato negli abissi, sperando che non ci fosse niente a salvarmi laggiù in fondo. E, in effetti, non c’era niente e non c'era nessuno. Le persone che mi amavano erano dall’altra parte del vuoto. Non nel buio, ma nella luce; non nel freddo, ma nel calore. Le cercavo nei luoghi sbagliati, nei tempi sbagliati, nei modi sbagliati.

È stato un anno difficilissimo. Ci sono stati giorni che non sapevo nemmeno se fuori c’era il sole o pioveva. Giorni che non valevano una parola. Ho pensato che avrei imparato a convivere con quel senso di apatia, ma respirare non è vivere e io a volte quasi dimenticavo di farlo.


Poi tutto è cambiato.

Non so quando è iniziato. Non so quando ho lasciato che chi mi amava mi salvasse. So che non sono stata io a salvare me stessa. So che sono stati gli abbracci dei miei genitori quando non avevo più lacrime. So che è stata la pazienza di mia sorella quando prendevo l’auto e lei mi stava accanto. So che sono stati i viaggi in pullman per andare a Siena, con Giulia accanto che mi lasciava piangere. So che sono state le chiamate della Citta, del Checcu, della Sy a fasi alterne per sentire come stavo. So che è stato un master, le ore infinite ad ascoltare di comunicazione di crisi. So che è stato un lavoro, con i miei colleghi che mi hanno voluto bene, e una in particolare che mi ha fatto coraggio come a una sorella più piccola ad ogni cambio del disco orario.

So che è stata un’estate. So che sei stato anche tu. Tu che mi hai guardato senza sapere che c’era così tanta ombra in me. Tu che mi hai guardato e mi hai sorriso e soprattutto mi hai fatto sorridere. Tu che mi hai presa per mano, che mi hai raccontato di te. Che quando mi abbracci tutto si aggiusta e che magari siamo solo una parentesi, ma una parentesi così bella. Tu che rimarrai sempre «il ricordo che mi emoziona, perché pieno di vita».

Ora so che anche dove c’era solo buio, c’era luce, perché c’eravate voi. In silenzio con me. Ora so che nessuno si salva da solo. Ora so che a me, mi avete salvata voi. Grazie.

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