Oggi cade l’anniversario della morte della deputata labourista inglese Jo Cox. Jo fu uccisa durante l’ignominiosa campagna pro Brexit, che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, fondandosi su falsità, sentimenti di odio razziale e pochi fatti concreti a supporto delle ragioni di chi sosteneva la necessità di abbandonare la nostra Unione.

Jo Cox è una delle prime “martiri per l’Europa”, una giovane donna di 40 anni, mia coetanea, innamorata dell’Europa e del senso di fratellanza che ispira tutti coloro che si battono perché prevalgano le ragioni che uniscono i popoli piuttosto che quelle che li dividono.

Questa giovane parlamentare era anche impegnata per la difesa dei diritti degli immigrati e delle minoranze etniche.

L’attacco a Jo è stato un attacco non solo ai diritti politici dell’Unione europea ma a quelli civili e umani.

Jo Cox è quindi attuale più che mai perché il dibattito su un’Europa più unita e più solidale e più accogliente è lungi da essere risolto.

Nel mondo e anche in Italia, emergono nuovamente conflitti legati alla razza e si mischiano a quelli sociali, come sempre e più di sempre se pensiamo ai danni economici che il coronavirus e la sua gestione sta procurando in tutto il mondo.

Il ricordo di Jo è per me un pretesto per raccontarvi anche di un’autrice americana che ho scoperto recentemente, Audre Lorde “una poetessa, un’attivista, una madre lesbica”. Audre nel 1988 fece un intervento durante un evento, tenutosi alla “Casa delle culture del mondo” di Berlino.

Intervenne a braccio poiché le era stato detto che non era necessario preparare un discorso, sebbene tutti gli altri partecipanti si erano preparati il loro. Nel suo discorso disse che una Nuova Europa, un’Europa capace di riscattarsi del suo passato sanguinoso coloniale, poteva accadere solo se gli Europei fossero stati capaci di riconoscere agli Afro Europei un ruolo da protagonisti nella costruzione di un nuovo progetto politico, che portasse rispetto per il passato per costruire un futuro su nuove premesse che non fossero quelle dello sfruttamento e della prevaricazione.

Mi ha colpito il suo intervento perché recentemente ho letto un articolo su l’Internazionale dello stesso tenore: i valori costituzionali americani di libertà, rispetto dei diritti, felicità, sono continuamente “ricordati” e “vegliati” dalle comunità più emarginate, le comunità di colore che nel corso degli anni, dalla creazione degli Stati Uniti d’America, si son trovate a lottare per il loro rispetto.

Mi son dunque chiesta se anche in Europa non sia venuto il momento di coinvolgere i nostri immigrati, per esempio, sempre per restare nell’attualità, le comunità del corno d’Africa, legate alla nostra storia coloniale e chiedere la loro collaborazione perché l’Europa diventi quello che per noi federalisti è il passo per arrivare alla fratellanza e alla solidarietà mondiale, uno stato federale nel quale le diverse nazioni possano valorizzare le loro differenze proteggendosi a vicenda e massimizzando l’opportunità di condividere alcuni ambiti politici.

Il destino dell’Europa è forse nelle mani di chi è discendente di famiglie legate alla storia della nostra, di noi europei, politica coloniale e di chi nel nostro continente è arrivato per migliorare la propria vita perché noi europei, dobbiamo dircelo, stiamo tradendo il progetto, stiamo clamorosamente fallendo e abbiamo soprattutto perso le nostre energie, non fosse altro che per una questione del tutto fisiologica e cioè legata all’invecchiamento della popolazione bianca e di origine europea.

Invito dunque le minoranze etniche residenti in Europa a farsi avanti, a far sentire la propria voce e a partecipare al dibattito per il futuro dell’Europa, il loro futuro!

Suona quanto mai premonitore il messaggio che fu divulgato nel 1993 a Londra durante una cerimonia che celebrava la Poetessa, morta di tumore l’anno prima, e che ne ricordava l’importanza dei suoi interventi nel dibattito sul futuro dell’Europa

“In the context of the Europe of the “New World Order”: in which unifica-tion means fortification; in which there is an alarming increase in racist vio-lence and murder; in which organized and systematic mass rape is carried out in the name of an “ethnic cleansing” process reminiscent of another sinister period of European history, there is clear and present danger that silence and inactivity will yet again not protect us from horrors worse than our combined imaginations may muster. In this context Audre’s physical absence only defines our task more sharply. She summons us to dare the journey toward wholeness.”

note: “La conquista dell’America” Nikole- Hannah Jones, The NY Times –

“The Dream of Europe”, Audre Lorde