Da Puerto Natales a Punta Arenas e ritorno
Diari Patagonici
Una volta rientrati a Puerto Natales dal Parco delle Torres del Paine ci concediamo una giornata di pausa per riprenderci dalle fatiche dei giorni di marcia zaino in spalla e svolgere una serie di attività indispensabili tra le quali, prima fra tutte, dormire fino a “tardi”.

Sveglia comoda alle 8.30, caffettino e preparazione della “to do list” della giornata. Come prima cosa trotterelliamo alla stazione degli autobus e prenotiamo due biglietti per Punta Arenas, partenza il pomeriggio stesso alle 18.00 con arrivo previsto attorno alle 21.00. Poi portiamo gli scarponi di Alessandro, che si stanno scucendo, dal calzolaio del paese che, efficientissimo, ci fissa il ritiro per il primo pomeriggio. La tappa successiva è la nostra lavanderia di fiducia -già testata durante il primo soggiorno a Puerto Natales risalente a qualche giorno fa- dove scarichiamo con soddisfazione 4 fetidi chili di vestiti da trekking, saranno lavati e stirati entro il pomeriggio. Ora finalmente è giunto il momento della colazione!Toviamo a fatica una caffetteria aperta (Kawesqar Cafe Restaurant), pur essendo le 10.00 passate, e cediamo alla tentazione di uova strapazzate e pancetta. Al nostro ingresso il locale è deserto, ma nei venti minuti successivi ecco apparire ad uno ad uno quelli che sembrano essere gli habitué; un tavolo ad esempio si riempie di vecchi che, senza nemmeno dover ordinare, vengono prontamente serviti con caffè e quotidiani. Usciti dal Cafe andiamo all'attacco del vicino supermercato Unimarc, in cerca di cibo e di spuntini per l’imminente viaggio verso sud. Ci sfoghiamo su una serie di empanadas che, ahimè, scopriremo essere untissime e ad alto contenuto di pollo…alla faccia del desiderio di verdure con cui avevamo approcciato il supermercato. Comperiamo anche patatine(salutisti!), succo di frutta, ciliegie, pesche e dei non meglio identificati dolci tipo panettone che sul momento ci intrigano ma ce ne pentiremo. Torniamo al campeggio soddisfatti, sono le 12.00 e la giornata ci sorride.
Spiantiamo la tenda asciutta -miracolo-, prenotiamo il volo per il rientro da El Calafate a Buenos Aires del 9 Gennaio e un AirBnB nel quartiere Palermo (a Buenos Aires), da ultimo studiamo le nostre prossime mosse: che fare e cosa vedere a Punta Arenas? Il pranzo sarebbe quasi noioso se Ale non decidesse, come diversivo, di tentare il suicidio spruzzandosi dell’acqua nei polmoni con la borraccia. Ristabilita la calma è ora di uscire a ritirare gli scarponi, ottimamente ricuciti, e la biancheria, lavata e profumata.

Nell'attesa dell’autobus scriviamo qualche cartolina e visitiamo il mercatino degli artigiani locali, dove Alessandro si innamora del soprammobile da collezione di turno: una statuetta in legno e ceramica rappresentante un omino in pigiama a righe rosse e bianche incappucciato. Scopriremo in seguito, consultando la guida, che si tratta di una rappresentazione di un costume tradizionale della popolazione Selkham usato durante particolari riti.
Ripassiamo dal campeggio, terminiamo la preparazione degli zaini, videochiamiamo a casa per un veloce saluto e alle 17.30 ci incamminiamo verso la stazione. Alessandro movimenta ancora una volta la situazione credendo, per pochi terribili attimi, di aver perso i biglietti acquistati in mattinata, invece è solo cieco e i biglietti sono nel portafoglio. Alle 18.00 partiamo; l’autobus puzza di cesso, ci sediamo in fondo e apriamo la botola di emergenza sul tetto alla disperata ricerca aria buona. Ne approfitto per aggiornare -malamente- il diario di viaggio, fuori l’orizzonte è sterminato.
Arrivati alla stazione dei bus Pacecho, in centro a Punta Arenas, ci facciamo due passi alla ricerca di un ostello dopo aver ragionato che piantare la tenda in centro città sarebbe complicato e poco gratificante. Dopo qualche posto con buone recensioni ma senza camere disponibili e qualche altro un po’ troppo hippy per il nostro stato d’animo attuale finiamo all’Hostal Chiloe: camera doppia con bagno privato e uso cucina per 30000 pesos cileni a notte. Abbandoniamo i bagagli in camera alla rinfusa e usciamo alla ricerca dell’Hamburger che stiamo sognando da ieri sera. Il responsabile della reception ci viene in aiuto indirizzandoci da Lomito’s (fast-food, iper raccomandato per panini e birre), dove il nostro desiderio viene finalmente appagato. Sazi, ricominciamo a far funzionare il cervello: decidiamo di dedicare la giornata di domani alla visita di Punta Arenas, che sembra avere diverse attrazioni turistiche mentre il giorno dopo, in mattinata, andremo a caccia di pinguini sulla famigerata Isla Magdalena. Usciti da Lomito’s un vento gelido ci soffia all'albergo e da li direttamente a letto, è già l’una!

L’esperienza di dormire in un letto vero è trascendentale, dormiamo beati fino a tardi, ci facciamo un caffè nella cucina dell’hotel e poi usciamo in missione:
- Cercare e prenotare la gita all’Isla Magdalena per domani.
- Prenotare l’autobus per El Chalten di dopodomani.
- COLAZIONE!
La ricerca dell’agenzia per la caccia ai pinguini -caccia metaforica ovviamente, si tratta di una visita alla colonia situata sull'isola sopracitata- si conclude in fretta dato che l’ufficio di trova a 20 metri dall’hotel (Patagonia Adventure). Prenotiamo due posti per l’indomani, ritrovo alle 6.30/partenza alle 7.00/rientro previsto per mezzogiorno/costo:63000 pesos a persona. Passiamo anche dall’ufficio turistico che ci indica i musei aperti da vedere in città, ma prima ci dedichiamo ad un’abbondate colazione allo storico Kiosko Roca, dove una squadra di efficientissime signore prepara Choriapan -mini panini con diverse farciture, tipicamente salsa di pomodoro e formaggio- e Leche con Platano a rotta di collo.
Il passo successivo è cercare il modo migliore per tornare nord: come raggiungere El Chalten da Punta Arenas? Facciamo indagini approfondite nelle diverse compagnie di autobus presenti in città e alla fine prenotiamo la tratta Punta Arenas-Puerto Natale per il pomeriggio del giorno successivo; a quanto pare non ci sono connessioni dirette, è necessario fare tappa -ancora!- nell'affascinate Puerto Natales…siamo leggermente contrariati ma tant'è.


La nostra visita ufficiale di Punta Arenas comprende una passeggiata al belvedere (Mirador Cerro De La Cruz), la visita al Museo Magellano e la visita di qualche palazzo storico del centro, risalenti al 1800 (quando la città fu fondata -1848). Per pranzo ci dirigiamo al mercato comunale coperto, consigliato sia dalla nostra (mal)fidata guida Footprint che dall'ufficio turistico; ci sono diversi piccoli ristoranti disposti su due piani di un edificio in zona porto, noi evidentemente toppiamo la scelta del posto e l’esperienza ci lascia l’amaro -anzi l’unto- in bocca. Merluzzo e salmone sono accettabili ma le patate fritte e il piatto di Ale sono immangiabili…che la provvidenza vi guidi verso ristoratori più capaci. Ciondoliamo verso il prossimo museo nel disperato tentativo di digerire, questo è gestito dai Salesiani che si fregiano di aver evangelizzato i nativi della Terra del Fuoco e pubblicizzano un po’ meno il fatto di averne sterminati svariati nel mentre. Leggiamo qualche cartello informativo e guardiamo perplessi gli animali impagliati, poi decidiamo che è giunta l’ora del pezzo forte della giornata: stretto di Magellano e museo Nao Victoria, con le ricostruzioni in scala di tre navi che hanno contribuito all'esplorazione della Terra del fuoco (tra cui la Nao Victoria, di Magellano e la James Caird, di Schackleton).

Alessandro è entusiasta, forse troppo… ma la visita non ci tiene occupati troppo a lungo. Alla fine il rientro a Punta Arensa -il museo si trova leggermente a nord del centro, lungo la costa- si rileva piu avventuroso del previsto: camminiamo per un po lungo uno stradone trafficato dove i pochi taxi di passaggio ci ignorano, stiamo per lanciarci in un attraversamento suicida quando vediamo due asiatici salire su un taxi e ci accolliamo a loro, scroccando un passaggio verso il centro e il Cimitero Monumentale. Forse perché una giornata intera di turismo cittadino per noi è abbastanza, o forse perché non siamo proprio appassionati di cimiteri, fatto sta che facciamo letteralmente dentro e fuori dal cimitero, cogliendo solo l’occasione di una guida con comitiva al seguito per ascoltare una breve narrazione sull'estinzione dei nativi. Sazi di cultura ci incamminiamo verso l’albero, attraversando il centro città sovraffollato di abitanti di rientro dal lavoro. Facciamo una sosta caffè in un bar lungo la strada con al bancone delle bellissime torte (La Mona Crespa café), approfittiamo della connessione internet per indagare sulle possibilità per la cena. Ci facciamo convincere dalle foto e dalle recensioni e decidiamo che ceneremo a “La Luna”, cucina Cilena a due passi dal nostro hotel. Quando, dopo una doccia veloce, usciamo dall'albergo e ci dirigiamo verso il ristorante -20.30 circa- la città è nuovamente deserta. Arrivati al ristorante aspettiamo solo pochi minuti al bancone prima di essere accompagnati al nostro tavolo; l’arredamento del locale è curioso, ci sono tappi di sughero appesi ovunque e alle pareti mappe dei vari continenti sulle quali i turisti di passaggio hanno affisso bandierine in corrispondenza dei rispettivi luoghi d’origine. La cena va, finalmente, alla grande: antipasto condiviso a base di granchio, due secondi di carne con contorno di patate il tutto annaffiato da birretta australe e, per concludere, un’ottima torta al limone. Prima di rientrate in hotel facciamo una passeggiata digestiva in riva al mare, con il cielo rosa e i cormorani appollaiati sul pontile. Alle 22.30 siamo in camera a preparare gli zaini pregustando i pinguini di domani😍

La sveglia alle 5.30 è in pieno stile vacanze di Martina&Ale. Caffè sfruttando la cucina dell’albergo e poi via verso l’agenzia con cui abbiamo prenotato la gita all’Isla Magdalen; segue trasferimento in navetta al porto, 45 minuti di navigazione verso l’isola, sbarco tra migliaia di pinguini e un ora di tempo per girovagare sulla brulla isoletta cercando di non calpestare nessun cucciolo pelosino. Ci sono davvero tanti -tanti- pinguini, e anche gabbiani enormi, entrambi con i piccoli che gironzolano goffamente per l’isolotto. Ale finisce la batteria della macchina fotografica in preda ad un attacco di fotografite compulsiva…fa un certo effetto essere in minoranza tra questi bipedi dai piedi palmati. Tornati alla barca ci trasferiamo brevemente nei pressi di Isla Marta, dove non sbarchiamo ma stazioniamo vicino alla costa per osservare una colonia di litigiosi e sanguinari leoni marini prima di rientrate a Punta Arenas per l’ora di pranzo.


Il viaggio in autobus per Punta Arenas ce lo dormiamo in toto, arriviamo a destinazione alle 17.10 e, sorpresa!, ci si para davanti un autobus in partenza per El Calafate alle 18.00 e, sorpresa!, c’è lo stesso autista pazzoide che ci aveva postati a Puerto Natales una settimana fa e, sorpresa!, ci sono posti liberi, quindi facciamo i biglietti e partiamo…coincidenze?! Probabilmente si.
Dopo una folle corsa nella notte, durante la quale evitiamo per miracolo l’impattato con un branco di Guanaco intenti ad attraversare la strada, arriviamo nella nostra amata El Calafate alle 23.30. Prima ancora di accamparci al solito campeggio ci fermiamo al solito Pub (La Zorra) a farci birretta e panino per festeggiare di essere sopravvissuti anche stavolta. Poi via di corsa al campeggio dove montiamo la tenda alla velocità della luce con le prime gocce di pioggia che ticchettano sul telo, lanciamo dentro materassini, zaini e noi stessi…e scatta il diluvio. A noi poco importa, dormiamo beati con la sensazione di essere a casa.