No dai, sono molti meno. Ma è vero che le mie foto sono disponibili gratuitamente per chiunque

Martino Pietropoli
Dec 13, 2016 · 4 min read

A volte leggi cose che ti fanno esclamare “Questa è una follia. Questa è una cosa geniale che non farebbe nessuno. La voglio fare”. È un po’ come osservare un salmone che risale la corrente o uno che fa esattamente il contrario di quello che fanno gli altri. Il salmone ha una sua ragione e anche il folle ce l’ha, e non è detto che sia un folle alla fine: ha i suoi motivi e ha visto un’altra strada.


L’articolo che ho letto era di Samuel Zeller, un fotografo svizzero professionista che, come molti altri fotografi, soprattutto amatoriali, pubblica anche su Unsplash. Per chi non lo sapesse, Unsplash è un sito che mette a disposizione gratuitamente foto di ottima qualità ad alta o altissima risoluzione. Le foto sono di diversi autori, la registrazione è gratuita e tutto il materiale pubblicato è libero da copyright, secondo la licenza Creative Commons Zero. Nessun diritto all’autore della foto, permessi illimitati per chi usa le foto, cioè possibilità di copiarle, distribuirle, modificarle senza citare il loro autore e per qualsiasi scopo, compreso quello commerciale. Per scaricare non devi nemmeno essere iscritto. Come andare al supermercato, prendere quello che vuoi e uscire senza pagare. Follia? Apparentemente.

Samuel ha deciso di fare qualcosa di più che mettere a disposizione le sue foto su Unsplash: ha deciso di dedicare una sezione del suo sito a foto scaricabili secondo gli stessi criteri (il numero di upload su Unsplash è limitato a 9 immagini a settimana). Ha insomma elevato a scala industriale il concetto di Unsplash. L’idea gli è venuta quando ha scoperto che una sua foto era stata usata da Apple per pubblicizzare l’iPad.

Ha poi notato che per la sua professione Unsplash era diventato un formidabile volano commerciale. Le sue foto erano state visualizzate milioni di volte e scaricate decine di migliaia di volte. Ma soprattutto: da Unsplash arrivava moltissimo traffico al suo sito, portandogli visibilità e clienti.

L’argomento più comune contro Unsplash o simili è che svalutano la fotografia perché chiunque — compresi brand multimiliardari come Apple — pensa che le foto non valgano niente e che ne può fare l’uso che vuole. A questa tesi Samuel ne oppone una più sottile e interessante:

Se l’argomento è il valore di una foto, nell’era digitale una foto ha valore solo se ha visibilità e quindi se è condivisa e usata.

Puoi avere il talento più brillante della galassia ma se nessuno conosce il tuo lavoro questo non ha alcun valore. La visibilità del tuo lavoro è la contropartita per averlo distribuito gratuitamente. Samuel considera quello che regala un teaser di quello che sa fare e può fare per clienti paganti. E a lui sono arrivati.

Tornando a me

Io non sono un fotografo professionista. Amo fotografare e pubblicare le mie foto. Sono uno dei miliardi di fotografi che ci sono in giro. Anche io un bel giorno mi sono iscritto a Unsplash dopo averlo usato per anni scaricando foto altrui ho iniziato a metterci le mie. Dopo qualche tempo (settimane, non anni) le mie foto erano state visualizzate quasi 200.000 volte. Non ho molti paragoni ma mi sembrano numeri alti e comunque infinitamente superiori a quanto abbia mai ottenuto con Instagram o Flickr. Se pubblico foto lo faccio per soddisfare il mio ego e sentirmi dire che sono bravo, oltre che perché mi piace condividere quello che faccio, se lo ritengo bello.

Quindi, senza ipocrisia, non ho deciso di distribuirle gratuitamente perché mi pare un gesto nobile. Anche. Ma l’ho fatto soprattutto perché non ho mai avuto molta soddisfazione da Instagram (che è un ottimo social ma che c’entra poco o niente con la fotografia) e tanto meno da Flickr. Ci sto da anni e sempre lì sono. Mi pare di pubblicare sempre per le stesse persone, che comunque ringrazio infinitamente perché apprezzano quello che faccio. Però quando ti sembra di stare sempre allo stesso punto ti viene voglia di muoverti. Andare altrove. Ecco, Unsplash è un treno su cui sono saltato al volo e che mi sta facendo viaggiare. Non so dove mi porterà e non mi interessa perché non ho scopi commerciali. Non voglio che la fotografia diventi un lavoro perché sicuramente finirei per odiarla o per non amarla come la amo da decenni.

Lo faccio solo per il mio ego, questo bastardo.

Come Samuel ho reso disponibile il mio intero archivio fotografico a chiunque.
Prendete e mangiatene tutti. Offro io.

Martino Pietropoli

Written by

Architect, photographer, illustrator, writer. L’Indice Totale, The Fluxus and I Love Podcasts, co-founder @ RunLovers | -> http://www.martinopietropoli.com

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