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Io molto creativo

Di cosa parliamo quando parliamo di creatività

Martino Pietropoli
Feb 4, 2018 · 6 min read

Dall’artista — o dal creativo, come si chiama oggi — mi aspetto lo stimolo, non la conferma. Nell’arte è persino preferibile il calcio alla carezza, ebbene sì.

Non il compiacimento, non la reiterazione perdio. Non la comodità. L’instabilità, la ricerca, la scomodità, per intraprendere nuove strade, per esplorare nuovi territori.


Esiste l’esplorazione, ci mancherebbe. Esistono le variazioni sul tema che sono, appunto, tentativi di affrontare una questione artistica da più punti di vista approfondendo, cambiando punto di vista, magari ripetendo decine di volte lo stesso soggetto con esiti diversi. Francis Bacon dipinse Innocenzo X diverse volte eppure ogni volta ottenne risultati diversi. Non erano copie di copie di un originale che aveva avuto particolare successo. Se un artista ritorna spesso su uno stesso soggetto è perché ha individuato un nodo da sciogliere ed evidentemente ogni attacco, ogni tentativo è un progresso verso la soluzione di un enigma che non viene mai svelato.

Il vero artista compie un percorso, nemmeno un’evoluzione. Un’evoluzione presuppone un susseguirsi di stadi in cui il seguente è migliore rispetto al precedente. Un percorso può essere accidentato, prevedere fallimenti, può prendere vie che non conducono a niente e poi può liberarsi verso una qualche soluzione e anche un’evoluzione. Ma non è detto che così sia e in fondo non ha importanza. Quanti artisti morti giovani avrebbero potuto continuare a esplorare ma non ne hanno avuto il tempo? Questo compromette la qualità della loro ricerca? Affatto. Nick Drake è forse stato un artista incompleto per essersi suicidato a 26 anni? Per niente. Quello che ha lasciato è il corpus di un’opera sorprendentemente completa e compatta nonostante la giovane età.

L’artista che ripete sé stesso non sta compiendo alcun percorso: sta solo incassando i dividendi di una buona idea.

Il percorso artistico definisce la qualità di un artista. Non sono solo le sue idee a farlo. Perché un artista indica una strada ma per poterlo fare deve anche percorrerla, non fermarsi a un certo punto e girare attorno a sé stesso.


Se invece da un artista non sai mai cosa aspettarti, allora stiamo parlando di un vero artista. E come il nuovo album del tuo gruppo preferito o del tuo amato regista possono essere incomprensibili o infastidirti o non dirti niente ma purtuttavia — almeno — non essere la copia sbiadita della precedente opera, non c’è niente di male se un artista delude, è incomprensibile, fallisce.

Un artista non sa quello che sta facendo mentre lo fa. Fa per capire e poi, anche dopo, magari non sa spiegare perché l’ha fatto.

Un artista ormai commerciale sa benissimo perché l’ha fatto e il saldo del suo conto in banca glielo conferma.

Dal vero artista non sai mai cosa aspettarti perché l’artista apre squarci su panorami mai visti, sul futuro addirittura. Se parla del presente o del passato è un conservatore e non si può fregiare del titolo d’artista.
Se non si capisce la sua nuova opera, se non lo si riconosce rispetto a cosa ha fatto in passato — penso — va tutto bene, è così che deve essere. Del resto un vero artista parla di cose che ancora non abbiamo visto, figurarsi immaginarle. Lui le immagina per noi. Lui ce le fa vedere. Per questo tanti artisti vengono capiti solo a decenni di distanza e altri non vengono mai scoperti o capiti: hanno parlato e scritto e dipinto di cose che non eravamo ancora in grado di capire.


Chi riassembla idee nemmeno sue e le spaccia per sue non è un creativo

Chi ripete indefinitamente una formula non è un creativo

Chi è prevedibile non è un creativo

Chi ha uno stile e non un’attitudine non è un creativo

Uno stile si adatta a qualsiasi problema: un’auto o un quadro, una casa o una borsa. Prodotti appunto, che possono essere personalizzati con l’inconfondibile stile di questo o quell’artista. Ma l’attitudine non è replicabile. L’attitudine è la predisposizione mentale del vero artista che affronta un problema non adattandoci il suo stile come un abito ma affrontandolo con una certa predisposizione, con una personale intelligenza. Per questo gli esiti sono diversi: perché un particolare intelletto artistico arriva a soluzioni diverse a prescindere dal suo stile, non perché ha uno stile.

L’arte non deve compiacere. L’artista non deve per forza piacere e nemmeno essere capito. L’opera d’arte non deve confermare o ripetersi ma tirare anche calci e non dare carezze. L’arte non deve mettere a proprio agio.

Martino Pietropoli

Written by

Architect, photographer, illustrator, writer. L’Indice Totale, The Fluxus and I Love Podcasts, co-founder @ RunLovers | -> http://www.martinopietropoli.com

Martino Pietropoli

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Architect, photographer, illustrator, writer. L’Indice Totale, The Fluxus and I Love Podcasts, co-founder @ RunLovers | -> http://www.martinopietropoli.com

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