Instagram trends del 2018

Trend nuovi e trend duri a morire. Come si sta evolvendo Instagram e qualche segnalazione

Martino Pietropoli
Dec 18, 2017 · 10 min read

Instagram è un osservatorio inimitabile sui trend di sé stesso, cioè sulle cose che uno si inventa e poi tutti allegramente dietro a copiarlo. D’altro canto parliamo di trend, no? Uno fa una cosa che piace e poi la fan tutti.
A ben vedere però Instagram si sta evolvendo esattamente in accordo con la sua stessa natura, come ho sempre modestamente sostenuto:

Instagram non c’entra infatti niente con la fotografia. C’entrava poco una volta ed è destinato ad averci sempre meno a che fare.

Potrei dividere i trend correnti in due grandi famiglie: trend visuali e marketing trend. Aggiungo anche che i secondi sono destinati a fagocitare definitivamente i primi nell’arco di qualche anno, forse già a fine dell’anno prossimo. Oppure, chissà, già fra 4 mesi. Sto dicendo proprio che Instagram sarà uno strumento prevalentemente di marketing (in buona parte del tipo più dozzinale) e le buone fotografie — che ancora fortunatamente si vedono — emergeranno sempre meno.

Trend visuali

Trattandosi di social visuale, questi sono i più evidenti. Già più di un anno fa ne avevo individuati alcuni e a questa data posso confermare la sopravvivenza inaspettata di alcuni e qualche new entry.

I sopravvissuti

Soggetti centrati, soggetti fuori centro ma scrutanti l’orizzonte su cui si staglia un epico tramonto, foreste ritratte dal basso verso l’alto, mani che reggono cose (ancora? Ancora), foto zenitali con droni, lui che tiene la mano di lei che lo trascina verso stupende avventure (questo è uno dei trend più duri a morire, assieme alle mani che reggono cose).

Le new entry

Lo stile che ha dominato questo 2017 e che prevedo sopravviverà ancora qualche mese riguarda più la post produzione che la composizione. Si tratta del così detto “Teal and orange”, un trattamento dell’immagine che polarizza le cromie fredde verso un azzurro denso e metallico e quelle calde verso un arancio caldo e carico. L’immagine chiarisce a cosa mi riferisco. A volte la tecnica è subdola ma basta farci un po’ l’occhio e la si scova ovunque.

Altro trend minore è quello della sfocatura di qualche dettaglio (spesso foglie) in primo piano. Si tratta del classico “framing”, ossia l’uso di elementi che inquadrano la scena principale per focalizzarvi meglio l’attenzione. Spesso però è usato in maniera sbagliata, cioè perché secondo il trend deve esserci ma senza che la sua presenza aiuti in alcun modo la lettura della foto.

Ci salutano

Fortunatamente non si vedono più o se ne vedono assai meno: foto di gente che salta, foto di gente seduta su strapiombi (saranno tutti morti nel frattempo), foto di cibo (non è vero, ma mi piace pensarlo), selfie compulsivi (neanche questo è vero ma ce la faremo).

Marketing trend

Sono trend che non c’entrano niente con la fotografia, se non per il fatto che si esplicitano in immagini. È come dire che una pubblicità è una fotografia: no, una fotografia semmai è una componente di una pubblicità (una parte della cosa) ma non è tutta la cosa.

Tralasciamo il misterioso comportamento dell’algoritmo che mostra le foto non più in forma cronologica ma secondo un ordine misterioso (basato sul calendario Maya, suppongo). Fingiamo pure di non accorgerci che alcune foto le vediamo 32 volte e altri utenti scompaiono inspiegabilmente dal nostro radar, è evidente che Instagram è passata all’incasso: le pubblicità sono sempre più presenti e raramente sono contestualizzate ai gusti degli utenti (salvo quelle di articoli appena comprati su Amazon — colgo l’occasione per dire una cosa: ehi Amazon, se l’ho appena comprato puoi evitare di dire a Facebook che lo dice a Instagram che mi interessa quella cosa perché l’ho già comprata e non mi interessa più, ok?) e comunque ogni post di profili con molti follower (e a seguire anche di quelli che vorrebbero averne e che copiano) è sempre orientato a venderti qualcosa. Intendiamoci: può non trattarsi esplicitamente di un prodotto — ed è il caso più semplice e primitivo di marketing — ma in forma più sofisticata può riguardare il profilo stesso inteso come prodotto. In altre parole: ti vendo la mia fantastica vita, i viaggi che faccio, le cose che ho. Stimolazione del consumatore per emulazione o invidia/odio quindi, niente di particolarmente nuovo. La novità è che ormai i profili che hanno sul milione e oltre di follower si comportano come dei brand veri e propri. E io dico che fanno anche bene: ammettendo che quei follower non se li siano comprati alla Fiera dell’Est e che l’engagement che possono vantare non desti sospetti sulla vitalità o meno del loro seguito (o sul fatto che questi siano umani e non bot) è giusto che siano dei broadcaster di se stessi e si comportino come un canale di comunicazione vero e proprio: dico cose, mostro cose, questa è la mia vita ecc. ecc.

È curioso invece notare come spesso questi profili individuali abbiano più potenza di fuoco di quelli aziendali verso i quali c’è più diffidenza, anche perché sono gestiti in maniera impersonale e orientata solo a venderti qualcosa.

Con l’introduzione delle stories si è assistito poi a una progressiva ibridazione e infezione dello stream. Intendo che l’immagine (sempre di social visuale si tratta) si sta sporcando sempre di più: non si vedono insomma solo immagini “fotografiche” ma screenshot, testi sovrapposti, fotogrammi di stories con tanto di icone, faccine, emoji, ecc. Il che fa parte di una naturale evoluzione del mezzo stesso e di come lo usa chi lo usa. Non solo fotografi insomma (quelli sempre più relegati a una riserva indiana) ma persone che hanno uno strumento in mano e lo usano creativamente in maniera spesso non prevista neanche da chi se l’è inventato: le stories erano nate per raccontare la propria giornata e ora sono usate come teaser di foto che appariranno nello stream ufficiale (permanente, insomma) o per fare sondaggi, o per vendere altre cose. Marketing, insomma.

Il fatto che le foto che si vedono siano sempre più “sporcate” da altri codici (emoji, scritte ecc.) lo noto perché mi fa inorridire ma tant’è, così si sta evolvendo il mezzo. Del resto non fa altro che inseguire l’evoluzione di qualsiasi sistema sociale nuovo: all’inizio è frequentato da curiosi esploratori che ne esaltano i pregi per poi venire sopraffatti dalle masse che giulive planano su verdeggianti campi e li devastano come cavallette. Sì, sono uno snob e non riesco a non notare queste cose.

Instagram è ormai maturo e come ogni ecosistema consolidato si è strutturato secondo polarizzazioni di forze che, spesso coincidono anche con le grandezze economiche.

Continuerà a esistere il vecchio IG di quelli che fotografano la braciola o il panino manco gliel’avesse fatti Bottura o dei viaggiatori ma si consolideranno sempre più nuclei di interesse economici capaci di aggregare moltissimi follower e quindi di vendere bene e sempre meglio. Ma non si tratta di fotografia, cosa che del resto Instagram non è mai stato.


Segnalazioni

Concludo segnalando qualche profilo che ho già indicato in questo 2017: si tratta di fotografi bravi o bravissimi, a volte già noti ma anche inspiegabilmente poco seguiti, che spesso fanno foto che non sono capace di fare, che non farei (ma che mi stimolano perché sono distanti dal mio modo di vedere la realtà) o che sono semplicemente “buone foto”. E io considero le buone foto infinitamente meglio delle belle foto.
È una lista manchevole e molto personale: se è manchevole non se la prenda chi non c’è (se mi conosce) ed è personale e quindi opinabile.


Christophe Jacrot

Foto fredde, nel senso che spesso ritraggono paesaggi innevati e dai colori quasi assenti. Un grado zero cromatico popolato di solitarie figure e spesso senza nemmeno la presenza umana. Apocalittiche, forse.

Alfredo Bini

Reportage e anche frammenti di vita quotidiana. Di Alfredo, che è un amico da tanti anni, ho sempre amato la fotografia e su instagram ne amo il modo d’intenderlo che ne ha: come un diario visivo.

Glen DiCrocco

Un altro caro amico e uno degli sguardi più nitidi ed estetici (in senso buono, quindi non estetizzanti) che io conosca.

Brandon Lavender

Visioni urbane astratte e geometriche. Desaturate e senza l’elemento umano. Una realtà gradevolmente regolata dall’equilibrio di masse cromatiche e visive e senza l’umanità. Il paradiso forse?

Francesca Ióvene

Fotografia di architettura fatta con passione e amore per la fotografia in primo luogo e per l’architettura subito dopo. Ogni inquadratura nasce da uno studio e da una ricerca meditata del soggetto. Si capisce che non è mai istintiva, è sempre il frutto dell’attesa e della ponderazione. E soprattutto non è mai prevedibile.

Taras Bychko

Darko Labor

Soprattutto bianco e nero drammatico. Tecnicamente dense e complesse, fatte con doppie esposizioni, mai dirette, spesso sfuocate. Ogni volta che vedo una sua foto è come essere di fronte a un enigma: ho visto quello che vuole farmi vedere, è la cosa che sembra o intende qualcos’altro? Croato di nascita ma residente in Italia da anni, fa una fotografia che è diversissima da come la intendo io e per questo mi piace molto.

Camilla Ferrari

Christian Fregnan

Lavora in un laboratorio di mobili di design in Olanda e gira per musei in cui fa le foto dei musei che mi piacciono: quelle delle persone che guardano le cose che ci sono nei musei. Non le opere insomma, ma la magia dell’interazione fra l’arte e l’uomo. E non fa solo questo genere di foto, ma insomma, queste di lui mi piacciono particolarmente.

KangHee Kim / Tinycactus

Iosonopipo

Un artista che interpreta in modo ironico ma mai offensivo il corpo della donna. Non so se siano donne quelle che ritrae, nel senso che non credo che il suo lavoro abbia uno scopo sociale o sia una critica di qualcosa, per cui non credo lo si possa tacciare di mercificare il corpo della donna. Perché non lo fa e perché è soprattutto un artista.

Salvatore Matarazzo

Ritratti di persone comuni con flash sparati in faccia. Non so come faccia a non farsi inseguire e picchiare. Mi incuriosisce la sua tecnica e il fatto che non sia stato ancora ucciso da nessuna delle sue vittime. Però è bravo.

Daniele Molineris

Natura, montagna soprattutto. Fotografate da un bravissimo italiano.

Pierre Pellegrini

Bianco e nero di grande raffinatezza. Grande eleganza. Ma soprattutto un bianco e nero molto molto bello.

Streetview.Portraits — Agoraphobic Traveller

Lui è agorafobico e l’unico modo che ha trovato per scoprire il mondo e viaggiare è attraverso Google Streetview. Da cui ricava dei fotogrammi straordinari.

Valérie Sixlouis

Foto astratte, spesso composte in dittici, molto sature e piene.

Alan Schaller

Bianco e nero fortemente contrastato, neri assoluti, composizioni perfette. Eppure vitali.

Tankraipuk

Mattia Zoppellaro

Lui è un fotografo affermato che ha fotografato grandissime personalità. Il suo profilo IG è più vario: ci sono i suoi bellissimi ritratti ma anche scatti di gente comune, spesso a Rovigo, città dove è nato (e dove sono nato pure io e dove vivo, pur non conoscendolo).

Magazines, collettivi

Hikari.creative

Aperture Foundation

gominimalmag

iGNANT

Landscape Stories

Somewhere Magazine

Rex Industries


Martino Pietropoli

Written by

Architect, photographer, illustrator, writer. L’Indice Totale, The Fluxus and I Love Podcasts, co-founder @ RunLovers | -> http://www.martinopietropoli.com

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