ISBN

Non conosco Massimo Coppola, non so perché ISBN è in crisi, non so niente. Quindi sono titolatissimo a scriverne.

In questi giorni Massimo Coppola, direttore editoriale di ISBN, è diventato il supercattivo della rete. La storia è che il compagno di una traduttrice di un libro che ha pubblicato gli si è rivolto su twitter in termini un po’ sopra le righe per chiedergli come mai non la pagava (su Wired la cosa è riassunta puntigliosamente). Il proverbiale vaso di Pandora era stato ormai scoperchiato: dopo poco si sono accodati altri traduttori, altri scrittori, amici di scrittori ecc. ecc.
Persone titolatissime a lamentarsi per aver svolto qualcosa per ISBN e non averne avuto alcun ristoro economico. E quindi incazzati. Non solo con ISBN ma anche con altri editori che si erano comportati nella stessa maniera di ISBN. Traduzioni richieste per libri stampati e mai pagate. O anche libri interi originali, sai mai.

Però l’attacco era stato sferrato a Coppola e lui ha risposto così.

Mi ha stupito come l’ha fatto. Inizialmente parlando di linciaggio, poi facendo notare che loro non erano gli unici a farlo, e poi ammettendo che sì, aveva sbagliato qualcosa.

Quanti direttori/manager/presidenti ma anche poliziotti/avvocati/bigliettai ti direbbero “Sì, ho sbagliato”? Nel capitalismo all’italiana quasi nessuno. Nemmeno nel comunismo suppongo. Forse solo in Giappone, prima di piantarsi una katana nel ventre.

Comunque lui l’ha fatto. Spiegherà, o cercherà di farlo.

Cos’è (era?) ISBN Edizioni

ISBN è, più che una casa editrice, la forma che avrebbe Coppola se fosse una casa editrice. Se non sapessi che lui è il direttore potresti pensare che lo rappresenta benissimo, che se facesse l’editore farebbe una cosa come ISBN Edizioni. Infatti.
Già nella scelta del nome, che usa l’acronimo che identifica quasi ogni libro stampato nel mondo (significa infatti International Standard Book Number) e nelle scelte grafiche, specie delle prime copertine: tutte bianche, il nome e il titolo. Ispirate forse a quella celebre di Einaudi del Giovane Holden, non so. Comunque, un’idea ben precisa: vince il libro, se deve vincere. Non si vuole plagiare il lettore con copertine ammiccanti e contenuti magari scadenti. Quello che importa è dentro e la copertina è solo una porta. Entra se vuoi.

Chi è Massimo Coppola

Non lo so. Cioè, non lo conosco se non per quello che ha fatto: in televisione l’ho visto a MTV:Brand:new, Avereventanni, ha fatto anche un talent per scrittori su Rai Due mi pare. O Rai Tre. Non so, non l’ho visto.
Quando faceva Brand:New lo ascoltavo per sentire se c’era qualcosa che gli piaceva perché in genere non gli piaceva molto di quel che passava. O sembrava non piacergli. In realtà mi piaceva come spiegava il pezzo che seguiva, come ne tracciava certi richiami, certe citazioni. Anche come lo stroncava, perché no.
Insomma: Coppola ha sempre rappresentato per me una certa idea di ricerca culturale e intellettuale, magari molto spesso più sofisticata che popolare. Anzi, decisamente più sofisticata. L’indie ante-litteram. L’arrivarci prima di tutti per abbandonare subito dopo la scoperta quando arriva la massa. Oppure lo scoprire cose interessanti e farle conoscere.
Credo che ISBN sia appunto un’evoluzione di Coppola: leggi questa cosa, è bella, la conoscono in pochi ma è bella.

Umanamente parlando

Il mercato editioriale è un mercato (applausi): per starci devi vendere e forse questo modello un po’ elitario non poteva alla lunga pagare o anche solo sostenere i conti.
Magari è per questo che ISBN non ce l’ha fatta a pagare i fornitori. Però mi ha stupito che non si sia giustificato parlando della crisi, delle cavallette, dell’inondazione. Ha detto “Qualcosa ho sbagliato”.
Ha creduto e crede ancora in un progetto che forse non è sostenibile economicamente e perché ha deciso di non pubblicare libri di cucina che di sicuro vendono ma che non considera letteratura. Quante case editrici si sostengono proprio su queste pubblicazioni? Molte, credo.

Hanno ragione a lamentarsi dei mancati pagamenti gli autori e i traduttori. Credo che lui soffra per la dimensione che ha assunto la cosa e per quello che si definisce sempre più come un fallimento. Se ci credi soffri di più. Hai sbagliato e hai fallito e nessuno ti copre le spalle o i conti in rosso.

Non conosco Coppola. Probabilmente è altezzoso, spocchioso, irritante. Non lo so.
Non vende armi, non vende droga.
È uno che ci crede e pubblica libri. O cerca di farlo.