Una modesta proposta per Twitter

Che non riesce a diventare grande e volare via


Da quando Twitter è quotato in Borsa deve sottostare al peggiore incubo che ogni azienda quotata ha: le aspettative. Puoi crescere quanto ti riesce (e aumentare quindi la tua appetibilità e la tua quotazione) ma se non rispetti quanto si aspettano gli analisti e quindi il mercato sei fottuto.
Nell’ultimo trimestre si sono iscritti a Twitter “solo” 4 milioni di persone, portando il numero totale di utenti attivi a 288 milioni. Molti, ma meno dei più di 300 di Instagram e infinitamente meno degli 1,4 miliardi di Facebook.

La soglia di accesso

A dispetto della sua semplicità d’uso e dell’estrema sintesi cui costringe chi lo usa (che si traduce nell’estrema velocità di consultazione — davvero niente più di Twitter può darti un’idea di che cosa si sta parlando nel mondo in forma visivo/testuale più efficace e veloce), questo social ha sempre sofferto di un’elevata soglia di accesso: è ancora considerato una cosa più da geek che da persona poco abituata a smartphone o computer. Usa simboli e sintassi che ai più possono sembrare oscuri (gli hashtag, i trend topics ecc.) e soprattutto lascia il neo-iscritto in mezzo ad una landa desolata. Il primo tweet che moltissimi scrivono appena iscritti (se lo scrivono) è del genere “E adesso che faccio?”. Twitter ti suggerisce chi seguire e ti invita ad interagire e condividere ma in definitiva ti lascia solo. E dopo un po’ ti stufi di non essere considerato, di non aver nessuno che ti ascolta e di non avere in definitiva molto di interessante da leggere. E te ne torni su Facebook.

La profilazione

Un altro limite di Twitter — ed è più un suo problema che uno degli utenti — è che al momento dell’iscrizione non ti chiede molto: qualche dato ma davvero poca roba. Bello, molto discreto, ma alla fine poco producente per due motivi: dal lato Twitter non gli permette di profilare l’utente capendo cosa gli piace e cosa no (e soprattutto non riuscendo a capire cosa vendergli o far vendere ai suoi inserzionisti) e dal lato utente non potendogli offrire contenuti che lo possano interessare. Twitter non sa molto dei suoi iscritti, o almeno questa è l’impressione che un utente tipo (come me) può averne. Può analizzare l’attività del singolo e intuire che preferenze ha, ma meglio farlo subito, no?

La modesta proposta

La mia idea — che non è nemmeno originale ma che deriva da come funzionano altri modelli, come Steller o Medium — è quella di far evolvere la comunità che naturalmente si crea (gli iscritti sono numericamente una comunità, due singoli individui, estremizzando, sono già una comunità) sino a farla maturare in una forma sociale più complessa: una comunità non è solo un insieme di individui, ma è un insieme di individui che interagiscono.
Le interazioni possono avvenire naturalmente, come accade nel mondo fisico: conosci quello, ci bevi una cosa assieme, ci vai in vacanza, cose così. Come provocare queste interazioni? Esattamente come si fa in un luogo in cui si ritrovano persone che magari condividono alcuni interessi ma non si conoscono: presentandole.
Twitter dovrebbe avere una struttura di editor che seleziona i contenuti più interessanti — non importa se di singoli o di gruppi editoriali da milioni di euro di fatturato — e li propone ai suoi iscritti. Dovrebbe strutturare la sua tl in maniera da renderla più interessante e animata, anche da contenuti prodotti non necessariamente da chi l’utente già segue (e mi pare che si stia già muovendo in una direzione simile). Medium fa così (e tra l’altro è nato dallo stesso ideatore di Twitter): promuove storie interessanti, le pubblica sul suo profilo e così mette in evidenza cose che vale la pena leggere, e non importa se a scriverle è stato un premio Pulitzer o il panettiere sotto casa. La qualità deve prevalere.
Steller funziona esattamente così. E questo modello funziona e anche molto bene, perché quando guardi cosa c’è di nuovo da quelle parti c’è sempre qualcosa di interessante e bello. Sempre.
Perché in definitiva si scrive su Twitter o su Medium? Per condividere idee, discuterle, certo. Ma soprattutto per essere stimolati e considerati.
Alla fine chiunque vuole essere amato. O anche solo letto, basta pure quello.

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