Le vittime del Made in Italy, girone infernale o limbo?

Seguo volentieri il suggerimento di Marco sul post precedente, che da buon ingegnere, mi invita a schematizzare questo inferno di vittime del Made in Italy prima di arrivare alle conclusioni.
Dunque abbiamo parlato:

  • degli espatriati italiani, che sono parecchi e, a differenza delle migrazioni postbelliche, sono capitale umano di qualità che si disperde
  • degli impatriati, quelli che vengono dall’estero e restano a vivere e lavorare in Italia per svariati motivi
  • dei pessimisti in patria, categoria abbastanza trasversale, che copre una forbice anagrafica variegata.

Del girone avari/prodighi, quindi, non ci resta che affrontare gli ottimisti, ricordate?

Chi sono gli ottimisti del Made in Italy?

Escludendo gli entusiasti per partito preso, credo si possano definire ottimisti quelli che appartengono allo stesso sostrato dei pessimisti, ma lo vivono in maniera completamente diversa, più leggera.
Sono la generazione dei Millennial, ignari forse per età di un certo sistema, lo hanno radicalmente bypassato dirigendosi su altri palcoscenici, per lo più virtuali. Sembra che a loro certi retaggi proprio non piacciano e non se li vogliano far piacere. Dicono che questa generazione sia di base molto pigra. Ma credo che questa pigrizia sia la loro virtus. Se sono pigro mi invento sicuramente qualcosa per non far fatica: una specie di DNA dell’innovazione!* E vi dirò di più: allo stesso tempo non sembrano così bisognosi di seguire il mainstream. Pare che solo 1 su 5 abbia mangiato un Big Mac in vita sua (alla faccia della globalizzazione alimentare di McDonald!). Insomma, smettiamo di pensarli superficiali e approssimativi, banalmente incollati ai loro smartphone.

Non ho l’età anagrafica per appartenere a questo girone, ma nulla mi vieta di fare il tifo per loro, perché qui ci vedo meno eccellenza (nel senso italiano del termine), ma certamente più conversione al successo di quanto non abbiano dimostrato le generazioni precedenti, impantanate in grottesche diatribe psico-politiche.

Quindi ritornando al mio Made in Italy e per concludere questo inferno: non vince(rà) il più forte, il più preciso, il più eccellente, il più perfezionista, vince(rà) chi si adatta prima. Finedellapuntata.


Da tenere a mente per le conclusioni nel prossimo post:

  • mainstream=sistema
  • il più forte/preciso/eccellente/perfezionista = vecchio Made in Italy
  • chi si adatta prima = nuovo Made in Italy (3.0?) bello, funzionale, sostenibile
  • grottesche diatribe = divina commedia

*A conferma dei dati che ho riportato sopra in maniera approssimativa, potete guardarvi questo video, ahimè, in inglese… Roba da Millennial, insomma.
Sono certa che non sanno l’inglese meglio di me, ma sarebbero più smart di me nello scaricare l’APP che gli fa la traduzione simultanea.

Leggi anche Le vittime del Made in Italy 1° girone infernale | Il coraggio dei Millennial italiani | Le vittime del Made in Italy 2° girone infernale | Le vittime del Made in Italy 3° girone infernale

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