Amministratore Delegato di Enel, discorso choc: ‘Bisogna ispirare paura nei dipendenti’

“Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, e poi “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”. Sono solo alcuni segmenti tratti dalle affermazioni fatte da Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, a un evento per gli studenti dell’Università LUISS di Roma lo scorso aprile.

Il manager favorevole alle energie rinnovabili, che poche settimane fa mostrava a Matteo Renzi i nuovi impianti Enel costruiti in Nevada (lo stato americano della celebre Las Vegas), ha illustrato la sua ricetta per garantire il cambiamento all’interno di un’azienda. Alla domanda di uno studente che chiedeva: “Qual è la ricetta di successo del cambiamento in un’organizzazione come Enel?”, Starace ha risposto così.

Ispirando paura. Inducendo il malessere, dando potere a un manipolo di persone fedeli alla visione del capo e poi punendo in maniera esemplare chi si oppone. È una visione che, probabilmente, rimanda ad alcuni testi di strategia militare molto usati dai manager, come “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: quelle di Starace sono idee abbastanza diffuse fra i manager.

E tuttavia, questo non le rende meno discutibili. Perché fanno proprie una visione violenta dei rapporti di lavoro. È una descrizione che fa paura anche per il contesto in cui è stata fatta. All’Università LUISS, e cioè una di quella scuole che formano la nostra classe dirigente, i giovani che andranno a formare la Confindustria e i consigli d’amministrazione di domani. Ecco l’intervento in questione nella sua interezza:

“Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perchè alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”.

Ora, io sono certo che in questa descrizione fatta dall’a.d. dell’Enel non vuole esserci in alcun modo nessun riferimento a violenze di natura fisica. Allo stesso modo, sono certo che un disegno di questo tipo può essere portato avanti senza infrangere formalmente alcuna legge, codice etico, o diritto del lavoratore — sia esso un dirigente, un quadro o un impiegato. Eppure è difficile leggere questo testo e non vedere in questa logica una cultura d’azienda fondamentalmente di guerra.

In che maniera dovremmo interpretare quel: “Colpire le persone in maniera plateale”, o il fatto che: “Alla gente non piace soffrire”? Si tratta forse di metafore? Personalmente, questa cultura manageriale mi spaventa. Per la sua logica fredda. Per la maniera in cui valuta le persone come cose. Probabilmente qualche studente avrà avuto piacere a pensarsi un domani in quel ruolo. Ma si tratta, appunto, di ragazzi senza alcuna esperienza della vita.

Perché questa bella favoletta, come avverrebbe nella realtà? Se volessimo applicare queste idee nel mondo reale sarebbe difficile pensare di farlo senza finire per incorrere in un (almeno velato) mobbing sul posto di lavoro, alle pressioni psicologiche. E quindi a persone che, come spesso succede in quei casi lascerebbero il posto di lavoro, alla disoccupazione, all’umiliazione, al non potersi più permettere di mandare i figli in vacanza, alla depressione, allo stress, alla malattia. E i sindacati che ruolo avrebbero in questa storia?

Ma le persone non sono giocattoli, se usate con forza finiscono per rompersi. Mi chiedo, è questa l’azienda in cui vogliamo vivere, lavorare, e dare un futuro ai nostri figli? Che fine ha fatto la visione degli anni ’60 di Adriano Olivetti, che riteneva un valore dare ai dipendenti luogi di svago, di sport, asili nido e campi estivi per i figli? Quell’esempio indimenticabile, anche se di Olivetti oggi rimane poca cosa, è stato utilizzato dalle più importanti aziende americane del tech odierne, da Facebook a Google.

Da noi, invece, siamo tornati al bastone e la carota. Del resto questa è la cultura più volte celebrata da Matteo Renzi che lo ha ripetuto anche di recente: “Ha fatto più Marchionne di tanti sindacalisti”. Tuttavia, mi sfugge la quantità di nuovi assunti in Fiat. Mentre in Enel si sta procedendo a 6.000 prepensionamenti che permetteranno all’azienda di procedere a 3.000 assunzioni annunciate. Insomma, non si tratta solo di una lezioncina a dei ragazzi o di una chiacchierata fra manager di successo.

Qui c’è di mezzo la cultura in cui stiamo vivendo oggi — di azienda e di governo — della nostra classe dirigente attuale e futura, dei bambini che cresceranno in questo humus e dei giovani che oggi sono felici di essere assunti col contratto a tutele crescenti e che dovranno confrontarsi per i prossimi 20 anni con questa visione del posto di lavoro, mentre provano a costruirsi una vita. Stando attenti a “non soffrire” e a non “venire colpiti”, nel corso dei cambiamenti aziendali.

Ma è davvero questo il paese in cui vogliamo vivere e lavorare?


Originally published at www.fanpage.it.


Sinistra Italiana contro l’ad di Enel Starace: «Dichiarazioni di stampo fascista» (VIDEO)

Aveva detto alla Luiss: «Creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento»

[19 maggio 2016]

I senatori di Sinistra Italiana denunciano con un comunicato stampa (supportato da un video) quanto successo il 14 aprile: «Di fronte agli studenti della Luiss, l’Ad di Enel Francesco Starace ha rilasciato alcune dichiarazioni estremamente allarmanti».

Secondo i senatori di SI, durante la sua lectio alla Luiss, ospite dell’iniziativa “AD esempio per spiegare come si dirige un’azienda, «Starace ha affermato che, per cambiare un’organizzazione aziendale, è necessario che “un manipolo di cambiatori distrugga fisicamente i gangli” che si oppongono al cambiamento. A tal fine bisogna “creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento” in modo da suscitare paura nell’intera organizzazione. Così “in pochi mesi” l’organizzazione capirà, “perché alla gente non piace soffrire”».

Si fatica a credere che sia la stessa persona favorevole alle energie rinnovabili e che ha impresso una svolta in tal senso all’Enel e che solo il 29 marzo illustrava a Matteo Renzi la nuova centrale solare di Stillwather in Nevada, che il Presidente del Consiglio definì la più innovativa del mondo, «Merito di Enel è Enel Greenpower». E a ragione, visto che si tratta della prima centrale elettrica ibrida al mondo per la produzione combinata geotermica-fotovoltaica-termodinamica.

Renzi in quell’occasione scrisse in un post su Facebook: «Con il Ceo Francesco Starace raccogliamo i frutti di un lungo lavoro di anni che ha visto l’azienda italiana diventare una delle principali compagnie del mondo per il geotermico, per il solare fotovoltaico, per il solare termico — tutte realtà presenti in Nevada con una combinazione tecnologica unica — e comunque molto forte anche su eolico e idroelettrico».

Ma in quel post di Renzi tornano alcune delle parole utilizzate — a quanto pare in ben altra maniera — da Starace alla lectio alla Luiss: «Il futuro dell’energia è innanzitutto la tecnologia: investire sulla ricerca, non aver paura del futuro e della scienza. Cose che Enel fa egregiamente, anche a livello globale. Chi teme la ricerca e l’innovazione è destinato a vivere nella paura. E perdere tutte le sfide del domani».

Starace disse: «La lezione che stiamo imparando da questo sito sarà la chiave per lo sviluppo di altri siti ibridi nel mondo. Continueremo a investire nelle nuove soluzioni tecnologiche per ottimizzare gli asset esistenti e crescere, mantenendo l’innovazione e l’efficienza come chiave-guida del nostro piano strategico».

Una lezione che evidentemente non si applica nelle politiche del lavoro di Enel, almeno secondo il senatore di Sinistra Italiana Giovanni Barozzino che, riguardo alle dichiarazioni di Starace alla Luiss ci va giù molto pesante: «Sono idee che non esito a definire di stampo fascista, forse ispirate da quel cognome evocativo oppure dalla suggestione del “bivacco di manipoli” di cui parlava il Duce. Di certo si tratta di una strategia diametralmente opposta a qualsiasi concezione democratica del diritto del lavoro».

Sinistra italiana ha annunciato un’interrogazione rivolta al ministro dello sviluppo economico e Barozzino conferma: «Abbiamo presentato un’interrogazione al Senato, per chiedere al ministro dello Sviluppo come intenda procedere nei confronti di un manager che suggerisce ai giovani l’uso di squadracce aziendali per distruggere chi si oppone alla sua visione aziendale e seminare paura nell’intera organizzazione. Ricordo che Enel, pur se quotata in borsa, non è un’azienda privata. E’ pertanto responsabilità diretta del governo intervenire contro un manager che fa strame dei più elementari diritti del lavoro».


Originally published at www.greenreport.it

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