Caro Domenico Quirico, su Carola hai sbagliato

Contrapponi interventi diversi tutti necessari e carichi sulla capitana della Sea Watch questioni che sono tue e di altri

Massimo Lizzi
Jul 2 · 3 min read

Caro Domenico Quirico, ho letto il tuo articolo (Cara Carola, stai sbagliandoLa Stampa, 29 giugno 2019) è la cosa più apprezzabile che ho trovato è la tua firma. Mi aspettavo di leggere una descrizione e una critica dell’«errore» di Carola. Magari non sarei stato d’accordo, ma avrei avuto una base su cui riflettere e discutere. Data la tua autorità e l’enfasi con cui alcuni hanno consigliato la lettura del tuo testo, voglio commentarti lo stesso.

Cosa ho trovato nel tuo testo?

  • Illazioni psicologiche sulla personalità di Carola Rackete, una donna finora sconosciuta; dunque pregiudizi volti a screditarla, nel momento in cui un governo xenofobo entra in conflitto con lei, un ministro l’attacca in modo indegno e volgare, per tacere dei suoi seguaci.
  • L’accusa a fare ingenuamente il gioco del nemico, eppure a farlo per il proprio tornaconto.
  • La contrapposizione di sentimenti etici a non meglio precisate politiche efficaci, come se si escludessero a vicenda.

La mia impressione è che tu ce l’abbia con i sostenitori di Carola. Tu parli a nuora, perché suocera intenda. Così facendo, per il poco che puoi, danneggi una donna coraggiosa che gestisce una situazione difficile e fronteggia accuse volte a criminalizzare lei e la pratica del soccorso umanitario.

Le cose pur vaghe che suggerisci sono giuste, ma competono a te, ai tuoi colleghi giornalisti, ai giuristi, ai politici, non alla comandante della Sea Watch. Lei si è data una missione precisa: salvare migranti naufraghi nel Mediterraneo, in supplenza della grave mancanza degli stati europei. Lei il suo mestiere lo sa fare; il suo obiettivo lo ha raggiunto; i naufraghi li ha salvati e portati a terra. E lo ha fatto con sacrificio personale. Onore a lei.

Poco importa che possa avere il suo tornaconto. Non c’è nulla di male a voler fare cose per sé, se si è capaci di conciliarle con il bene per gli altri. Non ha solo violato una nostra legge (un decreto non ancora convertito); soprattutto ha obbligato il nostro governo a rispettare il diritto internazionale, la legge del mare e la nostra stessa Costituzione, proprio come suggerisci tu. Nella sua circostanza ci è riuscita. Invece, se avesse praticato i tuoi consigli, forse non avrebbe raggiunto risultati migliori dei tuoi e i 53 naufraghi che ha salvato, ora sarebbero morti.

Allora, cosa le vogliamo rimproverare? Di averci messo in difficoltà di fronte a noi stessi, di fronte al governo, di fronte agli xenofobi? L’inadeguatezza è nostra; lei non ha il compito di risolvere i nostri problemi e noi non dovremmo crearne di ulteriori a lei. Carola Rackete è la capitana di una nave di soccorso, non il direttore del nostro giornale o il segretario del nostro partito. La prossima volta che vorrai scrivere qualcosa di sensato, indirizzalo alla persona giusta. L’unica cosa che ha senso discutere con le ONG nel Mediterraneo sono le strategie di salvataggio: se e come sia possibile aggirare la chiusura dei porti, senza rischiose contrapposizioni, per portare i naufraghi in salvo.