La democrazia liberale è più bella della democrazia plebiscitaria

Perché tiene insieme il potere della maggioranza con la tutela delle minoranze

Massimo Lizzi
Aug 14 · 2 min read

Cosa c’è di più bello che dare la parola al popolo? Chiede retoricamente Matteo Salvini al Senato, durante il dibattito sulla calendarizzazione della crisi. Lo chiede come se mostrasse un paradosso: dopo la crisi di governo, i fascisti vogliono libere elezioni, gli antifascisti vogliono impedirle. Molti democratici condividono la sostanza di questo pensiero: una volta caduto il governo, la cosa più ordinata da fare, dicono, è convocare nuove elezioni per eleggere un nuovo governo. Questa idea si è affermata nel corso della cosiddetta seconda repubblica attraverso il formarsi di una cultura maggioritaria e presidenzialista.

In verità, il popolo italiano non elegge il governo, ma il parlamento. Ogni cinque anni. Compete al parlamento, organo legislativo, eleggere il governo, organo esecutivo — il governo Lega-M5S è l’esito di un accordo parlamentare, non della vittoria elettorale di una alleanza. Finché il parlamento è in grado di formare una maggioranza resta in carica e non può essere sciolto prima della scadenza della legislatura. Dunque, il parlamento può sfiduciare un governo senza sciogliere se stesso e provare a eleggerne un altro. Se la sorte del parlamento fosse legata alla sorte del governo, il governo potrebbe tenere in ostaggio il parlamento. Si può preferirlo, ma questo comporta un sistema costituzionale diverso dal nostro, fondato sul presidenzialismo.

Cosa preferiamo: la centralità del governo o la centralità del parlamento? Vogliamo dare la parola al popolo per eleggere quale dei due organi? Se privilegiamo il decisionismo, vogliamo la centralità del governo. Se privilegiamo la rappresentanza degli interessi, il confronto, la mediazione, la flessibilità dell’indirizzo politico, e l’esercizio dell’opposizione, preferiamo la centralità del parlamento.

La democrazia liberale tiene insieme due principi: il potere della maggioranza e la tutela della minoranza. Coloro che oggi tendono all’autoritarismo, ma non hanno la possibilità di instaurare un regime autoritario, concepiscono la democrazia solo come potere della maggioranza e mostrano insofferenza contro ogni sua limitazione: le opposizioni, la stampa, la magistratura, tutto il sistema di garanzie delle minoranze. I democratici, invece, restano fedeli alla divisione e al bilanciamento dei poteri. La maggioranza, va poi ricordato, con l’elevato grado di astensionismo elettorale, è solo la minoranza più forte.

Per l’insieme di queste ragioni, la sfida a restituire la parola al popolo dopo la crisi di governo, è una sfida demagogica, per nulla paradossale, anzi coerente con la pulsione autoritaria di chi intende le elezioni come un plebiscito sul capo. Il presidenzialismo è un sistema democratico nei paesi dove la cultura democratica e liberale è condivisa dai principali partiti che si contendono il governo. Nei paesi dove invece una parte dello schieramento politico tende al fascismo, il presidenzialismo rischia di degenerare nel plebiscitarismo. Perciò, è bene, per l’Italia, tenersi stretta la democrazia parlamentare e la sua prassi.

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