Firenze, una sentenza non lineare

processo per stupro

La Corte d’Appello di Firenze ha assolto in secondo grado sei giovani condannati per stupro di gruppo nel 2008. La sentenza, nel riassunto dei giornali, oltrepassa il limite del dubbio, dell’impossibilità di accertare i fatti, e nega la credibilità della vittima in base a giudizi morali sulla sua vita sessuale. Giudizi che possono essere adeguati per definire la sentenza stessa.

Una sentenza non lineare, in continua contraddizione: il fatto è increscioso, ma non penalmente rilevante; la ragazza è ubriaca, ma presente a se stessa; è consenziente, ma in balia del gruppo; è disinibita, ma denuncia per liberarsi dal senso di colpa. Più disinibiti della ragazza sono i giudici, che ostentano un pregiudizio arbitrario, un moralismo sessista, per risolvere una causa, che una persona di media cultura avrebbe difficoltà ad esplicitare anche solo per esprimere una opinione. Le sentenze si rispettano, ma questa sentenza la mancanza di rispetto se la va a cercare.

Salvo andare incontro al martirio nel resistere all’aggressione, nella visione della sentenza intere categorie di donne sarebbero meno o mai credibili come vittime di violenza: le prostitute, le attrici pornografiche, le lesbiche, coloro che vivono relazioni extraconiugali o hanno rapporti sessuali senza avere legami sentimentali. Per assurdo, proprio le donne più libere o più esposte, poiché la maggiore libertà o esposizione implicherebbe una maggiore responsabilità delle vittime e una minore responsabilità dei violenti. Come nel doppio standard sul consumo di alcool: se beve lei, è responsabilizzata dal fatto di aver scelto di essersi messa in una condizione di vulnerabilità, se beve lui, è deresponsabilizzato dal fatto di non essere più in grado di darsi un limite.

Molti messaggi, specie maschili, esprimono queste idee nei social network e nei quotidiani online che riportano la notizia della sentenza. In buona parte però si tratta di affiliati a gruppi misogini e nostalgici, che tra le loro pratiche hanno la colonizzazione di blog e di forum. Nonostante, queste sentenze e questi commentatori, per quanto la cultura dello stupro sia ancora molto diffusa, il mondo è cambiato. Un tempo le argomentazioni di questi giudici sarebbero state considerate normali e non avrebbero acceso alcuna discussione, oggi sono argomentazioni scandalose, molto contestate, in contrasto con tanta parte del senso comune, con leggi e sentenze precedenti. La cultura che contrasta la cultura dello stupro è diventata altrettanto forte, per opera del femminismo e dei centri antiviolenza. Prova ne sia che è persino difficile scrivere un post che eviti il conformismo e la ripetizione di cose già dette e ridette. Ma bisogna esprimersi e anche ripetersi, perché la negazione istituzionale della violenza è una seconda violenza, forse più grave. E una persona che subisce di nuovo violenza va difesa.

Riferimenti:
Fortezza significa forza. Adesso non più — La ragazza della Fortezza
Assoluzione per stupro di gruppo: cosa dice e dove ci porta la sentenza in quelle 4 paginette ambigue e moraliste — Nadia Somma
Private del diritto al rispetto — Simona Sforza
Assolti dallo stupro di gruppo: nessun senso, solo responsabilità — Mario De Maglie
Siamo tutte stuprabili? — Barbara Giorgi
Petizione: «Vergognatevi della vostra sentenza!»
Stupro, sentenze vergognose e assurde: l’elenco completo — NanoPress
Rispettiamo la «ragazza della Fortezza» Anche chi ha «una vita non lineare» può essere vittima di violenza — Fabio Roia
Intervista audio a Lisa Parrini, avvocata della ragazza della Fortezza
La libertà è la nostra fortezza — Manifestazione 28 luglio — Pagina evento FB
Fortezza da Basso, il silenzio degli assolti — Monica Lanfranco
Tre cose sulla sentenza della Fortezza da Basso — Giulia Siviero