Il dilemma democratico di fronte alla crisi di governo

Elezioni subito o nuovo governo: tecnico, istituzionale, di scopo, di legislatura?

Massimo Lizzi
Crisi di governo, i numeri dei partiti contrari al voto subito
Crisi di governo, i numeri dei partiti contrari al voto subito
Crisi di governo, i numeri dei partiti contrari al voto subito — Corriere della Sera 11 agosto 2019

La Lega, il partito più prossimo al fascismo, ha aperto la crisi del governo Lega-M5S, con l’obiettivo di andare subito al voto, per ottenere una maggioranza che le consenta di governare da sola; di avere pieni poteri, secondo il linguaggio del suo leader.

Se la Lega riesce a conseguire il suo obiettivo, potrà realizzare il suo programma senza intralci, a parte quelli dovuti alla divisione dei poteri. Ma la cultura illiberale del leghismo potrà voler sfidare anche questi e in tale disegno sarà favorita dalla possibilità di poter eleggere il presidente della repubblica, i giudici della Corte Costituzionale e del CSM.

Potrà poi essere più pericolosa di quanto abbiamo già visto la prassi governativa di orientare il malcontento popolare contro i capri espiatori: i migranti, i rom, i poveri, i diversi; e di inasprire provvedimenti repressivi o lassisti sollecitati da istinti di vendetta.

Infine, la politica economica, nell’immediato riserverà l’aumento automatico dell’IVA, previsto per mantenere l’Italia nei parametri finanziari europei, in quanto in autunno, con le elezioni, il parlamento non riuscirà ad approvare una legge di Bilancio, capace di reperire risorse in modo da evitare l’aumento della tassa sui consumi. In futuro, potrà riservare la diminuzione delle tasse, la flat tax, in deficit, e quindi lo scontro con l’Europa e forse l’uscita dall’Euro.

Ce n’é abbastanza per avere paura o essere molto preoccupati. In questa condizione, è normale che i democratici e la sinistra siano presi dal dilemma sul che fare: accettare la sfida della Lega e andare subito alle elezioni, per tentare di impedire o arginare la sua vittoria con una battaglia frontale e in campo aperto, oppure formare un nuovo governo, una nuova maggioranza parlamentare con il M5S?

Il dilemma è tale che il PD rischia la scissione. Il dilemma però va riconosciuto e assunto, quale che sia la soluzione preferita. Se l’una o l’altra scelta può essere motivata da interessi particolari, essi coincidono con un interesse generale. Infatti, ad essere divisi, oltre ai dirigenti e ai parlamentari, sono anche gli opinionisti, gli elettori, i simpatizzanti, le persone comuni.

Toccasse decidere a me, vorrei prendermi del tempo, discuterne molto, con tanti e magari anche avviare una consultazione popolare tra la mia gente. Richiederebbe troppo tempo? Il tempo fa parte delle armi. Se il nemico usa la rapidità, noi possiamo usare la lentezza. Come si accetta o rifiuta la scelta del terreno, lo stesso si può fare con la scelta dei tempi. Era così anche nell’antichità: colui che seppe resistere ad Annibale fu soprannominato il temporeggiatore.

Vorrei orientarmi per un nuovo governo; a condizione che sia un governo di legislatura, con un programma socialdemocratico: di protezione sociale, redistribuzione della ricchezza, consolidamento delle istituzioni democratiche, di accoglienza e solidarietà. Un governo che mettesse al bando i decreti sicurezza, l’illegittima difesa, la chiusura dei porti e ricostruisse un sistema di accoglienza e di integrazione diffuso. Un governo che si ispirasse ed esprimesse valori alternativi a quelli del sovranismo, capace di eroderne le basi di consenso.

Sarebbe invece controproducente un governo a termine che, una volta scaduto, aprisse poi la strada ad un altro governo a termine; un governo che si fondasse sulla centralità del parlamento, ma iniziasse con un atto di autodelegittimazione come la riduzione dei parlamentari, per tagliare le poltrone, mandare a casa i vecchi politicanti e risparmiare un po’ di costi. Impossibile valorizzare e disprezzare il parlamento nello stesso tempo. Impossibile erodere le basi del consenso populista, se si mettono in ordine i conti con misure recessive, se al populismo si dà sostanzialmente ragione sul piano dei valori, per esempio senza mettere in discussione le sue leggi e con il vanto di una maggiore efficienza nei rimpatri. Se il governo è questo, la vittoria sovranista sarà solo rinviata ad un trionfo forse più grande.

Un nuovo governo dovrebbe poi fare i conti con l’eccessiva spregiudicatezza dei suoi due principali contraenti in parlamento: quelli che minacciavano la scissione del loro partito se si fosse alleato con i 5 stelle e che oggi la minacciano, forse la stanno attuando in questo momento, se il loro partito rifiuta l’alleanza. E quegl’altri che mettevano all’indice il PD come il partito di Bibbiano ed oggi vogliano farci insieme il governo del presidente. In politica esistono i cambi di alleanza, l’incontro tra nemici, etc. però insieme con questo esiste o meno anche uno stile nel condurli, nel prepararli, nel presentarli, che dice della cultura, della capacità e della credibilità politica di chi li attua.

Allora, forse sarebbe più limpida, per quanto rischiosa, la via del voto e l’avere fiducia nella mobilitazione democratica, nel movimento delle donne, nelle grandi città, nel sud, nella società italiana di sapersi difendere dal sovranismo che tenta l’occupazione totale delle istituzioni. Ma, ripeto, vorrei deciderlo con una discussione ampia ed in modo ponderato. Pensare, sentire e agire bene richiede il darsi tempo.

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