Perché il separatismo maschile?

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Alcuni uomini lasciano Maschile Plurale (MP).
Claudio Magnabosco e gli uomini contro la tratta e la prostituzione. Secondo loro, MP finge di non prendere posizione tra l’abolizionismo e la regolamentazione, ma di fatto ignora la tratta e i clienti della prostituzione e mostra più attenzione verso gli ambienti favorevoli alla legalizzazione.
Claudio Vedovati, socio fondatore del gruppo. Secondo lui, MP tende ormai al separatismo, all’astrattezza, al narcisismo, ad una autonomia maschile che c’è già stata (il patriarcato), mentre quello che occorre, rispetto alla violenza sessista, è ascoltare le donne, imparare dalla loro sapienza. Quando una donna ha accusato di violenza psicologica un uomo di MP, l’associazione non ha saputo accogliere la sua verità; quando alcuni uomini hanno provato ad aprire un conflitto dentro MP sono stati a loro volta investiti da prepotenza e sopraffazione. Oggi MP è sovrastata dalla violenza e questo richiede un taglio per continuare a fare politica.

Queste critiche sono respinte da Alberto Leiss, giornalista impegnato nell’associazione. A suo avviso, i giudizi sono liquidatori; MP non ha una linea; è possibile sia lottare contro la tratta, sia ascoltare chi chiede il riconoscimento della prostituzione libera e volontaria; ricorda gli articoli che ha scritto e gli incontri a cui a partecipato sul caso dell’uomo di MP accusato di violenza; il gruppo ne ha discusso, riflettuto, si è interrogato, ha formalizzato un documento di scuse, ma di più non poteva fare nel momento in cui le due persone coinvolte hanno scelto di mantenere l’anonimato.

Non sono associato a MP, non ho esperienza diretta delle dinamiche interne, mi affido a ciò che leggo, ascolto e percepisco.
Sulla prostituzione, concordo sia bene ascoltare tutti, penso poi però occorra fare una scelta: depenalizzare favoreggiamento e induzione può favorire lo sfruttamento. Nei paesi regolamentaristi, la tratta si è rafforzata. La regolamentazione definisce la sessualità maschile come bisogno e la sessualità femminile come servizio, soprattutto riconosce i prostitutori come legittimi imprenditori e clienti. Nelle libere e regolari attività commerciali, i clienti sono quelli che hanno sempre ragione. Rispetto alla regolamentazione, noi uomini siamo in «oggettivo» conflitto d’interessi.
Sull’accusa di violenza, quando circa un anno fa ho chiesto chiarimenti sulla confusione che veniva fatta tra violenza e conflitto, mosso critiche, pubblicato discussioni (e anche un po’ polemizzato) sono stato «accolto» da chi rappresentava il gruppo come un avversario che vuole competere per essere il più buono e il migliore tra i maschi. Un modo volto più alla delegittimazione che al dialogo o al conflitto. Posso immaginare che il confronto interno sia stato anche più duro.
Negli interventi pubblici ho sentito nominare la violenza da Claudio Vedovati e da Marco Deriu. Ho letto e ascoltato con rispetto e interesse Alberto Leiss, credo alla sincerità del suo punto di vista, ma percepisco dal suo discorso una sostanziale messa in dubbio della parola della donna, in assenza di prove certe. Ho percepito da parte degli altri silenzio, difesa e chiusura. Se è esistito un dibattito più profondo, in pubblico non è stato condiviso.

Magnabosco e Vedovati mettono in discussione MP per come è diventata. Mi chiedo se l’associazionismo maschile possa avere un esito diverso.
L’associazione in un primo tempo è uno strumento, assume un valore aggregante intorno ad un messaggio originario e tiene insieme le persone. Poi, il suo rafforzamento, la sua immagine, il suo successo e quello dei suoi rappresentanti aumentano di importanza e tendono a diventare il fine.
A fronte di un associato accusato di violenza, l’associazione è uno strumento di autocoscienza o un oggetto da difendere dalla minaccia di uno scandalo? A fronte di milioni di uomini che domandano alle donne di prostituirsi, l’associazione è più interessata a confliggere con i clienti nella lotta allo sfruttamento o a raccoglierne il consenso in una politica di regolamentazione?
Un’associazione maschile può trarre credito e consenso dalle donne, senza avere un’autonoma base di consenso maschile. Nel caso, i rappresentanti dell’associazione rischiano una deriva verso la retorica e il narcisismo, ma anche verso paralisi e ambiguità ogni qual volta le donne si dividono.
Un’associazione maschile può essere sostenuta dagli uomini. Nel caso, tenderà a diventare il partito, il sindacato degli uomini, il rappresentante della soggettività maschile. Che vorrà dire la sua su tutto, anche su cosa è violenza sulle donne. Ne abbiamo avuto avvisaglia nelle posture difensive di MP.

Ogni associazione rischia di diventare fine a se stessa e di sviluppare dinamiche improntate a potere, gerarchia, conformismo e narcisismo di gruppo. Perchè proprio gli uomini dovrebbero rinunciare ad associarsi per evitare questo rischio? Bisogna vedere se vale la pena rischiare. Nel caso del femminismo è valsa, perché le donne hanno voluto sottrarsi alla narrazione maschile di se stesse, del rapporto tra i sessi, ed hanno potuto farlo separandosi, per un certo tratto. Fu un atto di lotta. Tuttavia, oggi associazioni di donne separatiste non ne esistono quasi più. Il movimento delle donne è aperto anche agli uomini, e in ogni caso non si è mai strutturato in una associazione nazionale. Gli uomini oggi perché dovrebbero separarsi dalle donne, creare propri luoghi separati in cui stare tra loro? E ammesso sia utile avere momenti tra uomini, perché costruirci sopra un’organizzazione?

MP indica come suo scopo la ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale. Tuttavia, l’identità maschile, fatta di distacco emotivo, competizione per il potere, inferiorizzazione della donna, si è storicamente definita nella divisione sessuale del lavoro nel patriarcato ed è stata messa in discussione dal superamento di quella divisione, nel momento in cui le donne sono entrate nella sfera pubblica, i luoghi di lavoro e di istruzione, e anche molti luoghi sportivi, sono diventati luoghi misti. I luoghi maschili o prevalentemente maschili che sopravvivono sono fondati sul retaggio della discriminazione e sono in genere luoghi molto tristi. Dunque, perché ricreare artificiosamente dei luoghi per soli uomini, quando è nella relazione con le donne che ridefiniamo la nostra identità in senso antipatriarcale?

Riferimenti:
Eccomi a gettare il cuore oltre all’ostacolo — Claudio Vedovati
I gruppi “uomini” contro la tratta e contro la prostituzione lasciano Maschile Plurale — Claudio Magnabosco Isoke Aikpitanyi
Gli uomini sono storicamente già associati a sufficienza — Tk
Interrogarsi sulla violenza maschile non basta più — Massimo Lizzi, 20 marzo 2015
Tra i resti del patriarcato: il fantasma della rivalsa femminile — Claudio Vedovati, 5 gennaio 2015
Nutrire la nostra libertà rischiando — Claudio Vedovati e Sara Gandini, 19 ottobre 2014
Se una donna accusa un uomo di violenza, la sua parola va presa sul serio — Sara Gandini, 13 agosto 2014