La vittoria della sinistra in Danimarca

Primi i socialdemocratici con «meno immigrati e più Welfare». Ma la sinistra umanitaria è altrettanto forte e guadagna più voti

Mette Frederiksen

Secondo la lettura dei giornali italiani, per esempio Repubblica, i socialdemocratici danesi, guidati da Mette Frederiksen, avrebbero vinto le elezioni con una politica rosso-bruna: ritorno al Welfare e linea dura contro l’immigrazione. I giornali italiani rimarcano in particolare la tinta bruna e parlano di sinistra anti-immigrati. Un ossimoro, lo definisce Donatella Di Cesare. Una politica, dunque, che ha paura di condividere il Welfare con gli immigrati e non vede l’opportunità di mantenerlo e rafforzarlo insieme a loro.

Tuttavia, i nostri giornali si mantengono sul generico ed evitano di descrivere rigore, severità e durezza danesi in materia di immigrazione. La “linea dura” è una politica assimilazionista e vessatoria sul piano simbolico:

  • asilo obbligatorio per i figli degli immigrati dall’età di un anno, separati per almeno 25 ore settimanali dalle loro famiglie per essere educati ai valori culturali e religiosi danesi;
  • esclusione dal servizio sanitario nazionale per le famiglie che si sottraggono al programma di educazione;
  • pene più alte, persino doppie per i reati commessi nelle zone ghetto, i quartieri degli immigrati;
  • espulsione per le famiglie che con i loro bambini si trattengono troppo nel paese d’origine;
  • confinamento in un isolotto per i richiedenti asilo respinti;
  • obbligo di stringere la mano ai funzionari pubblici nelle cerimonie di regolarizzazione per gli immigrati accolti, costringendoli dunque al contatto fisico con persone dell’altro sesso;
  • divieto di indossare il burqa e il niqab;
  • la confisca dei beni dei migranti richiedenti asilo;
  • test difficilissimi per accedere alla cittadinanza;
  • esternalizzazione a paesi terzi, per il trattenimento delle quote di accoglienza spettanti alla Danimarca (tipo gli accordi con la Turchia).

Queste sono le misure severe o rigorose del governo danese di centrodestra, appoggiate e rilanciate dai socialdemocratici: consistono nell’aggravare la vita degli stranieri, in particolare quelli di origine musulmana, per scoraggiarne la permanenza e i nuovi arrivi. Misure al limite o oltre il limite del rispetto dei diritti civili e dei diritti umani, che prima o dopo si riverseranno sugli stessi danesi, poiché nessun popolo è un blocco culturale omogeneo, senza conflitti al suo interno.

Tuttavia, il Guardian britannico, dà una lettura diversa dei risultati elettorali. Ridimensiona la vittoria socialdemocratica, cresciuta solo di un seggio, evidenzia la caduta dei conservatori al governo e degli xenofobi che li appoggiavano, causata dalle politiche di riduzione della protezione sociale, principale motivo della tenuta socialdemocratica, e valorizza l’avanzata dei verdi e della sinistra umanitaria, che raddoppiano i seggi e, nell’insieme, sono forti quanto i socialdemocratici. La lettura del Guardian è ripresa dal Post.

Una revisione importante, poiché, più di uno a sinistra, in Italia, può essere tentato di prendere a modello la linea dura anti-immigrati del partito socialdemocratico danese, invece del molto più determinante ritorno al Welfare, con l’illusione ottica che per vincere basti fare concorrenza xenofoba alla Lega.