Le Storie sono state accolte con un certo scetticismo, possiamo anche dire con un mix di malcelata derisione e manifesta ostilità. L’ho fatto anch’io, confesso.

La cosa che più mi infastidiva era proprio questa loro incongruenza rispetto a tutto il resto, il fatto che seguisse dinamiche tutte diverse dalla timeline, e che fossero state aggiunte un po’ malamente come quelle modifiche a un testo che il cliente ti chiede a un passo dalla consegna e che tu gli concedi estenuato pur di chiudere il lavoro.

Non giudicare il nuovo con vecchi parametri

Ma giudicare le novità con i parametri di ciò che le precede non è mai una grande strategia. E allora ho provato a ragionare come se non ci trovassimo di fronte ad un aggiornamento di sistema venuto male ma a una nuova creatura, un nuovo formato. E ho visto la luce.

Social media: la novità nata già vecchia

Facebook nasce nel 2004. Il primo smartphone nel 2007. In una parola Facebook è figlio di un universo pre rivoluzionario, dove la forma più diffusa di comunicazione erano sito e blog.

E a farci attenzione, si vede.

Accecati dalle modalità di distribuzione dei contenuti -quelle sì, innovative- non ci siamo accorti che gli aggiornamenti di status a ben vedere sono dei good ol’ blog post: un po’ di testo con l’aggiunta di foto, gallerie fotografiche, video. Finito. Poi è arrivato Snapchat e lui sì che ha rivoluzionato i contenuti, altro che Facebook.

Le differenze

Status e Storie sono formati diversi, almeno in quattro questioni. Vediamo.

Dove tutto ha inizio: tastiera vs. fotocamera

Quando si parla di aggiornamenti di status c’è poco da fare si parte da una tastiera. Al contrario, quando parliamo di Storie si parte da un’immagine o da un video, spesso girato sul momento. La tastiera non è più il punto di partenza della nostra comunicazione, scalzata dalla fotocamera.

Come creo contenuti: pancake vs. fruitcake

Gli aggiornamenti di status crescono per addizione, le Storie per agglutinamento.

Gli aggiornamenti di status sono come torta a strati (prima il testo, poi le immagini, poi la localizzazione, poi lo stato d’animo e via così), le Storie invece crescono tutte all’interno della stesso luogo, la foto o la clip video, nel quale si immergono, come faremmo in un impasto, gli altri ingredienti (testo, scarabocchi, emoji, filtri, etc).

Gli aggiornamenti di status sono una pila di pancake, le Storie sono un fruitcake nel quale tutto galleggia insieme al resto.

Come gestisco l’attenzione: buffet vs. degustazione

La timeline è un fiorire continuo di contenuti di tutti i tipi e tutti i toni mentre le Storie occupano tutto lo schermo dello smartphone e quando ne faccio partire una, guardo solo quello e nient’altro. Le Storie facilitano la concentrazione su un elemento per volta, la timeline punta invece sull’effetto buffet.

Come gestisco il mio storico: always-there vs. now-or-never

Gli aggiornamenti di status restano tutti lì, ben archiviati nel nostro Diario a costruire un archivio, un’immagine di noi frutto di aggiunte progressive. Le storie scompaiono, dopo ventiquattr’ore non esistono più e nessuno può recuperarle.

La reputazione non dipende da quello che hai fatto in passato ma da quello che fai giorno per giorno.

Storie, contenuti a misura di smartphone

Gli Status e le Storie sono agli antipodi e non a caso: i primi sono figli di un’altra epoca digitale e di un’altro modo di fruire, raccogliere, informazioni, le altre nascono per gli smartphone e sono a misura di quel tipo di schermo e di fruizione.

Pensiamo alla tastiera: sugli smartphone la tastiera fisicamente nemmeno c’è ,come mai possiamo pensare che il testo resti la parte predominante dei contenuti, il punto di partenza imprescindibile come invece accadeva nei computer da casa? Al contrario non esiste smartphone senza fotocamera e scattare una foto o un video è questione di attimi: va da sé che la fotocamera diventi il punto di partenza di qualsiasi contenuto pensato per nascere e circolare su uno smartphone.

Pensiamo alla modalità di creazione dei contenuti: nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, sugli smartphone cercare file, immagini è sempre più complicato che sul computer di casa. Meglio quindi una modalità di creazione dei contenuti che non prevede di saltare da una schermata all’altra, sempre nello stesso posto ovvero sull’immagine che abbiamo appena scattato.

Pensiamo alla modalità di consumo dei contenuti: Con le Storie si fa un uso più intelligente del poco spazio a disposizione sullo schermo di uno smartphone: mentre sullo schermo del computer di casa possiamo sbizzarrirci in un buffet di contenuti, tra colonne destre box a sinistra, menu in altro, contestuali e a piè di pagina, sullo smartphone lo spazio è poco e il tempo ancora meno, e quando decido di gustare un contenuto è utile che ci sia solo quello e non mille altre cose contemporaneamente che attirano la mia attenzione.

La fine degli status?

Non abbiamo detto addio ai dingbat e ai vinili, non diremo nemmeno addio agli aggiornamenti di status, non credo almeno. Primo, perché alcuni continueranno a preferirli alle Storie, per affetto, consuetudine o scarsa propensione alle novità. Secondo, perché con il passare del tempo gli aggiornamenti di status guadagneranno una patina vintage (sempre preziosa) e ci saranno persone che li useranno un po’ come oggi usiamo i dingbat in bianco e nero nonostante la disponibilità di emoji in milioni di colori.