Run Baby Run (La fase sputo)

Oggi sono tornato a corr… ehm… a camminare a passo svelto, anche perché dovevo sfoggiare la mia nuova tenuta sportiva: un paio di pantaloncini neri aderenti, lunghi fino al polpaccio, una maglia sempre nera tecnica e le calze tipo fantasmino.

E cosa poteva uscire da un budino lardoso vestito di lycra nera? Ovviamente la copia di Cattivik!

Comunque, incurante del mio buffo aspetto, ho inforcato le cuffie e sono partito.

Al parco Nord si stava benissimo, un sole tiepido ma non assassino, un profumo di erba e poche persone in giro. Giornata ideale per una passeggiata.

Mentre la musica mi accompagnava ho iniziato a notare una cosa, ovvero che la stragrande maggioranza di quelli che si stavano allenando al parco erano tutti più grandi di me, ed inoltre mi stavano superando a lunghe falcate apparentemente senza sforzo.

Ora, quale sarebbe stata la reazione di una persona normale? Se ne sarebbe sbattuta le balle ed avrebbe continuato ad ascoltare Katy Perry!

Peccato che io, nonostante Katy Perry in cuffia, abbia improvvisamente deciso, non so bene spinto da quale follia, di iniziare una sorta di competizione, e l’ho iniziata con qualcosa di pericolosamente simile alle rane elettrificate da Luigi Galvani, una serie di movimenti spastici che per me erano «una corsetta».

Cosa mi ha preso non lo so, però il mio entusiasmo è finito dopo 32 secondi, proprio mentre sentivo il respiro che accelerava e la sensazione di avere due pugnali conficcati nei fianchi continuava a crescere.

Ho anche cercato di dissimulare il mio disagio provando a sputare a terra, lo stavano facendo tutti, perché non io? Soprattutto dopo tutta quella fatica mi ero guadagnato il mio sputo, anzi, il mio «silacco» come si dice in dialetto reggiano.

Peccato che il mio talento nel «silaccare» vada di pari passo con la mia prestanza fisica, sarà per quello che alla fine mi sono ritrovato con un filo di bava che colava dal l’angolo della bocca?

Sono comunque riuscito a girare l’angolo e, lontano dagli sguardi di tutti quegli atleti sono ritornato al mio rassicurante «passo svelto» e me ne sono tornato a casa.

Temo che la strada per far calare la mia panza sia ancora lunga e tutta in salita.

Show your support

Clapping shows how much you appreciated Massimo Rivi’s story.