A scuola di attualità

D’improvviso, un lampo di novità nella monotona consuetudine: troppo luminoso per non impedire che si dissolva indisturbato senza lasciare traccia.

La settimana scorsa, durante una normale ora di lezione, la professoressa si è interrotta bruscamente e con un colpo secco ha allontanato il libro di testo. Senza aggiungere altro, lo ha sostituito con un fascio di quotidiani: da quel momento in poi, la lezione si sarebbe svolta come d’abitudine, ma traendo gli argomenti di discussione da quei fogli, insoliti ospiti sulla cattedra. La classe, stupita, ha acconsentito con entusiasmo all’imprevisto cambio di programma: la novità ha illuminato gli sguardi, acceso le menti. Il dibattito successivo alla lettura di qualcuno degli articoli più importanti è stato sorprendentemente educato, ampio: ognuno ha contribuito, aggiungendo al discorso la propria piccola conoscenza sull’argomento in questione. In questo modo, l’attualità — la guerra, la politica — che spesso appare complessa e inaccessibile è diventata un po’ più chiara, semplice: finalmente, la scuola utile anche a farci sentire partecipi e adulti.

La professoressa, alla fine della lezione, ha confessato il suo stupore davanti alla nostra inesperienza: “ Ma davvero, ragazzi, nessuno ha mai portato quotidiani in classe? Non avete mai discusso di ciò che accade nel mondo?” Ed io avrei aggiunto: “Così, non credete che a volte sia più importante che seguire il programma?”

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