Sei secondi per gestire la rabbia

Relazione per punti di un workshop sulla natura umana anche se mi aspettavo qualcosa di decisamente diverso.

Premessa
Andate ai workshop. Dopo l’esperienza di lunedì rimpiango le tavole rotonde a cui non ho partecipato. Investite qualche ora per aprire la mente a nuove esperienze/soluzioni. Siete liberi professionisti? Bene. Dipendenti? Parlatene con il vostro capo. 
In poche ore avrete la possibilità di aggiornare il vostro sistema operativo, conoscere persone dalle professionalità distanti ma con esperienze di vita compatibili.


Introduzione

Il workshop si è tenuto al Talent Garden di Torino tra le 16:45 e le 20:50 di lunedì 5 novembre.
Titolo: Competenze Emozionali per lavorare in team “sotto pressione”.
Una ventina di partecipanti, disposti all’interno di un semicerchio, ci siamo divisi tra esercitazioni pratiche e momenti di approfondimento teorico.

I moderatori della serata: Cecilia Spanu, founding partner di Innovation Colors e Roberto Ceschina, fondatore di Innovation Group.

Mi aspettavo la condivisione di nuove metodologie di lavoro, il format si trasforma invece in una analisi personale sulla capacità di riconoscere e interpretare le emozioni.


Per gestire un team sotto stress occorre essere consapevoli del ruolo che la nostra componente emotiva ricopre nei processi decisionali.


1. Intelligenza Emotiva

Da Wikipedia:

L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. L’intelligenza emotiva è stata trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”. Definiscono l’intelligenza emotiva come “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.
Valutazione ed espressione delle emozioni
Regolazione delle emozioni
Utilizzo delle emozioni

2. Emozioni = informazioni

Nell’immaginario collettivo, quando parliamo di emozioni, il nostro istinto è quello di considerare i nostri stati d’animo come elementi indefinibili e non classificabili. Una tematica da affrontare a volte con imbarazzo.

L’argomento è pratico. Le emozioni, come parte attiva del nostro quotidiano, costituiscono delle variabili da riconoscere e classificare.

Inside Out theory.

3. Cervello da 10 GB

Secondo una teoria di Paul MacLean, abbiamo a disposizione tre cervelli, con funzioni, età e velocità differenti.

QUI un breve articolo de “La Stampa” sull’argomento (2/3 minuti di lettura).
  1. Cervello Rettiliano
    900 milioni di anni, regola e attiva i nostri istinti primordiali.
    - Autonomo.
  2. Sistema Limbico
    600 milioni di anni, gestisce le nostre emozioni.
    - Milioni di informazioni gestite ogni secondo.
  3. Neo-corteccia
    40 milioni di anni, gestisce la nostra parte razionale.
    - Meno di dieci informazioni gestite ogni secondo.

Da questo schema è chiara la differenza tra le informazioni processate dalla nostra parte emozionale e quella razionale.


Il nostro cervello ragiona a risparmio, in green economy.

4. Pensiero sequenziale

Il pensiero sequenziale ci permette di considerare la relazione costi-benefici prima di compiere le nostre scelte: un esercizio per ridurre l’impulsività.

Utilizzando entrambe le nostre intelligenze, quella emotiva e quella cognitiva ci permette di compiere le scelte migliori.

G.E.A. → Le nostre emozioni (E) e il giudizio che sviluppiamo in una determinata situazione (G) si influenzano a vicenda. L’azione (A) è il risultato prodotto da questa relazione.

5. Sei secondi per pensarci

Preso atto della struttura G.E.A., come possiamo sfruttare il pensiero sequenziale per fare la scelta giusta sotto stress?

Provo con un esempio:

Immaginiamo di essere ad un tavolo insieme al nostro team durante la presentazione di un progetto.
Si tratta di un lavoro piuttosto importante, considerando l’avvicinarsi della deadline questa è l’ultima occasione per ottenere l’approvazione dal nostro capo.

La presentazione suscita qualche perplessità, a poche ore dalla consegna il nostro superiore sembra non essere più convinto del progetto. Chiede a te e al tuo team di ricostruire l’intero documento a poche ore dalla consegna.

Nope. Don’t like that.

[E] Emozioni (utilizziamo pure lo schema di Inside Out del cap. 2)
1) ANSIA (tristezza + paura)
2) DISPREZZO (rabbia + paura)
3) TRADIMENTO (rabbia + tristezza)

[G] Giudizio (senza “aspettare” un’analisi razionale del cervello: cap. 3)
Il mio capo ha deciso di non interessarsi all’intero progetto, arrivando ad esprimere la sua opinione solo adesso. Se ci avesse tenuto davvero, se ne sarebbe accorto prima. Non è la prima volta che succede.

[A] Azione
Non esprimo la mia opinione, subisco la differenza di ruolo accettando con riluttanza il giudizio del mio capo, preso dall’ansia e dal risentimento mi rimetto al lavoro procedendo ad oltranza. Innervosito dai comportamenti del mio superiore agisco senza considerare un tempo limite entro il quale rivedere il progetto. Non programmo il lavoro.

RISULTATO:
Chiusura totale, una situazione insoluta che non lascia spazio alla positività portandoci ad un loop emozionale.

Uno schema intercettato durante una conferenza di Goleman, padre della Intelligenza Emotiva. Esiste uno stress utile oltre il quale la produttività cala e si rischia il Burn Out.

MORALE:
Privandoci del tempo necessario ad una analisi razionale, sviluppiamo un Giudizio che, relazionandosi poi con le nostre emozioni, produce un’azione svantaggiosa.


Proviamo invece ad applicare i principi dell’intelligenza emotiva per portare la situazione a nostro vantaggio.

La situazione di pressione/stress iniziale rimane la stessa.

[E] Emozioni
1) ANSIA (tristezza + paura)
2) DISPREZZO (rabbia + paura)
3) TRADIMENTO (rabbia + tristezza)

Questa volta però diamo la possibilità alla nostra visione razionale di intervenire, come abbiamo visto necessita di un tempo maggiore per attivarsi. 
Aspettando qualche secondo, proviamo a fare una analisi costi-benefici e arriveremo sicuramente ad una azione differente.

Proviamo a ragionare per almeno sei secondi poi riformuliamo un giudizio differente.

[G] Giudizio (questa volta ragionato)
Il mio capo si è disinteressato completamente del progetto, sottovalutando il lavoro in cui sono impegnato.

[A] Azione (considerata l’analisi costi-benefici)
Visto il poco tempo a disposizione e il livello di stanchezza del team, esprimo le mie perplessità sulla chiusura complessiva del lavoro. Un atteggiamento del genere metterà sicuramente in luce le mie qualità di manager.
Parlo chiaramente al mio capo, invitandolo a valutare sia gli aspetti economici (il budget non è sufficiente per coprire altro lavoro PAGATO) sia l’errore sul mancato confronto interno. La soluzione potrebbe essere quella di rivedere l’intero documento dandosi un tempo limite, attribuendo delle priorità alle problematiche e procedendo con una correzione (che sarà limitata) da compiere in un tempo prestabilito.

RISULTATO:
Rispetto al primo caso, l’aver trovato un punto di contatto ci mette in una condizione di apertura in grado di abbassare i livelli di stress che questa volta rimarranno sotto controllo senza impattare sulla nostra produttività (specie nel momento in cui ci viene richiesto uno sprint).

MORALE:
Trovando il tempo necessario ad una analisi razionale, siamo in grado di rivedere il nostro Giudizio. Di conseguenza il rapporto con le Emozioni (che invece non cambiano) darà vita ad un nuovo tipo di Azione, questa volta vantaggiosa.

6. Conclusione

La maggioranza delle testimonianze dei partecipanti si sono rivelate esperienze di carattere personale e quasi mai lavorativo.


Come avrebbe potuto aiutarmi tutto questo nel lavoro? Non ho mai avvertito questo tipo di mancanza durante le attività, quindi non me lo sono chiesto.


Queste quattro ore mi hanno fornito una forte spinta motivazionale lasciandomi allo stesso tempo un senso di incompiutezza: la sensazione di aver tralasciato una parte fondamentale nella mia formazione professionale.

Quello che resta è la convinzione di poter lavorare sul mio valore aggiunto con una chiave di lettura inedita, riuscendo a sperimentare nuove metodologie di lavoro e rivedere il mio rapporto con gli altri.

Le teorie in fondo esistono per essere provate.

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