Azione e reazione

Lettera aperta a chi pensa che il suo progetto non abbia futuro.

Matteo Aquila
Jul 10, 2017 · 9 min read
Nathan McBride on unsplash.com

Per me giugno, oltre alla fine della scuola, significa anche oratorio estivo.

Per favore, non smettere di leggere.

Negli ultimi due anni ho portato a termine (con discreto successo, modestamente) due esperienze di campo estivo come animatore che mi rimarranno per sempre nel cuore: la gente che ho conosciuto, le esperienze che ho vissuto, le c0se che ho imparato… tutti quei pezzi di puzzle hanno creato un bagaglio di esperienze, ma anche di aspettative.

L’oratorio in cui ho vissuto i due anni sopra citati aveva (e ha tuttora) una media bambini di 200 circa e mi ero ormai abituato a una popolazione così numerosa, sperando che tutto sarebbe continuato così, in questo lento avanzare dei mesi fino al trofeo finale per le mie fatiche scolastiche, aspettando che i bambini vecchi tornassero e che nuovi pargoli si aggiungessero alla famiglia.

Ma sappiamo come sono fatti i piani: assomigliano moltissimo a castelli di carte, specialmente nella loro tendenza a precipitare al minimo alito di vento.

Aprile 2017: la comunità pastorale (l’unione delle quattro parrocchie centrali della mia città) stabilì che era tempo di novità e decise di smistare gli animatori nei tre oratori aperti per l’oratorio estivo. Da un giorno all’altro dovetti dire addio alla mia consuetudine e sperare ardentemente di rimanere nel festoso caos dei bambini che già conoscevo (lo smistamento era stato annunciato ma non ancora attuato).

Maggio 2017: Ogni speranza è stata inutile. Sono stato spostato in quell’oratorio che d’ora in poi chiameremo amichevolmente “il Carcere” per il suo aspetto e in rispetto dell’anonimato di tutte quelle persone che sanno benissimo di quale oratorio sto parlando.

Il Carcere è rimasto chiuso per gli ultimi due anni (2015 e 2016) a causa di una carenza di bambini e nel frattempo i pochi superstiti, me compreso a dirla tutta, si sono divisi tra La Catapecchia e Il Buco (l’oratorio che mi ha adottato e per cui gli amici del Carcere non avevano mai provato molta simpatia). I numeri totali erano quindi i seguenti: 200 e passa bambini nel Buco (tutte le settimane), 75 bambini nella Catapecchia (nel periodo di picco massimo).

Ora la Catapecchia è stata chiusa definitivamente e il Carcere è stato riaperto con grandi onori di pochissimi che, probabilmente addormentatisi nel frattempo, non si erano però accorti che il vento era cambiato e di bambini, da quelle parti, non se ne vedevano più da secoli.

Quest’anno 30 animatori sono stati forzatamente spostati dai due oratori degli anni precedenti e trapiantati con l’incredibile missione di far resuscitare un oratorio morto. Ci siamo impegnati. Abbiamo lavorato per settimane. Ci abbiamo messo la grinta. Abbiamo stravolto le consuetudini precedenti e ci siamo dati da fare per rendere quest’estate indimenticabile.


Oggi, lunedì 12 giugno 2017, abbiamo dato il via alle danze, con i migliori propositi e la voglia alle stelle.

Ma le speranze assomigliano molto ai piani.

Abbiamo raggiunto l’incredibile traguardo di 33 presenze.

Ha fatto male.

Parecchio.

È stato un colpo basso, dritto in quella parte che si trova tra lo “spero proprio che accada” e il “desidero incredibilmente che avvenga”.

Inutile dire che la giornata è iniziata con il morale sotto i tacchi.

Quando poi, dopo pranzo, più di un quarto dei bambini si è volatilizzato, il nostro spirito ha scavato un sotterraneo che in precedenza l’oratorio neanche aveva.

Il Giornalino (tradizione secolare) non è potuto partire.

Settimane di giochi programmati sono andati in fumo per lo scarso numero di partecipanti.

Sono tornato poche ore fa da un’estenuante riunione dove i miei colleghi si sono cortesemente accusati a vicenda del fallimento di qualsiasi cosa.


Ti starai chiedendo per quale ragione ti ho raccontato la storia di un tragico fallimento preannunciato.

Sapevamo che contro l’opinione comune sugli oratori si poteva fare ben poco. Sapevamo che alla tradizione del Carcere molti (dei pochi) avrebbero preferito la modernità ristrutturata del Buco. Sapevamo che eravamo un caso perso, gli ultimi tentativi per salvare la carcassa di una nave dal ventre squarciato e prossima al naufragio completo. Sapevamo tutto questo.

Ma ci abbiamo provato comunque.

È iniziata una competizione contro la parte più deludente di noi, quella che ci porta a pensare che, senza riuscita, ogni progetto è vano.

Abbiamo sfidato gli altri oratori, il mondo e soprattutto noi stessi: abbiamo trasgredito quelle regole che ci eravamo auto imposte come «tradizionali» e abbiamo avuto il coraggio di svoltare, cambiare il modo in cui viviamo questo periodo meraviglioso.

E di questo vorrei davvero congratularmi con tutti gli amici fantastici che mi hanno aiutato: hanno avuto il coraggio di lanciarsi, di cambiare.

Non senza difficoltà, ovviamente. Ma ne è valsa la pena. E continuerò a ripeterlo fino allo sfinimento, ne è valsa la pena. Nonostante tutto.


Martedì 13 giugno.

È passata una notte, abbiamo digerito la botta.

È stato un po’ come svegliarsi da un brutto sogno e sentire quell’amarezza strana che rimane dopo che ci si è accorti che oggi è davvero un altro giorno e che il sogno, in fondo, rimane confinato negli angusti limiti del sonno. Nel periodo di veglia non c’è spazio per gli incubi.

Oggi i bambini sono aumentati. Il Giornalino è partito. Il morale si è risollevato.

Inizia a girare per l’oratorio un’idea balzana: forse possiamo farcela.

Forse il colpo è stato duro, anzi, lo è stato certamente. Ma è stato per questo che abbiamo tanto faticato, per il fallimento? Non penso proprio. Siamo ancora in pista dopotutto. Nessuna squalifica può cacciarci dal gioco.

Saremo folli ma andiamo avanti.

Forse possiamo farcela.


Domenica 9 luglio 2017.

È difficile mantenere i buoni propositi, no?

Mi ero ripromesso di aggiornare questo “diario” giorno per giorno, tenendo traccia e prendendo nota. E invece niente. D’altronde lo abbiamo capito che i piani falliscono nella maggior parte dei casi.

E quindi sono qui, davanti a una tastiera, un mese dopo l’inizio di tutto quanto. Sono successe tante cose, questo è certo.

Ieri l’oratorio al Carcere si è concluso e ha chiuso con gloria i battenti. Abbiamo raggiunto il ragguardevole traguardo dei 70 bambini iscritti, quasi costanti. Abbiamo stretto rapporti profondi, tra animatori e con i bambini, che per il numero ristretto avevano un’attenzione quasi costante da parte di noi educatori (per il primo anno nella mia carriera sono finalmente riuscito a imparare i nomi di tutti) e molte mamme ci hanno addirittura elogiato per il nostro lavoro. Abbiamo organizzato cose folli, idee che sembravano irrealizzabili, pazzie che si sono rivelate meravigliose.

Eppure in quest’ultima settimana non sono riuscito ad assistere a nulla di tutto ciò.

Mi hanno chiamato all’ultimo per accompagnare in vacanza i più piccolini dell’oratorio e io sono andato. Ho perso occasioni qui in città ma ne ho guadagnate di bellissime anche a 1700 metri sul livello del mare.

Oggi poi ho rivisto gli altri animatori e mi hanno raccontato nei minimi dettagli tutto quello che era successo in mia assenza, tra cui una meravigliosa giornata a tema videoludico, a cui ho contribuito a distanza, ma che mi addolora tremendamente ancora adesso di aver perso.

Così, tra i saluti finali e i ringraziamenti, ho finalmente capito “il sugo di tutta la storia”, che potrà sembrare ovvio a molti ma probabilmente non a una mandria di adolescenti impazziti come noi: le imprese titaniche non si fanno perchè ci si aspetta un glorioso risultato. Ciò che conta sono i valori che stanno dietro a ciò che fai.

Siamo partiti con tanta voglia di fare, con impegno e coraggio e siamo arrivati a un traguardo. Forse non quello che ci aspettavamo, ma siamo giunti a qualcosa, il che poteva non essere neanche ovvio. Ci aspettavamo grandi cose e le abbiamo fatte. Avevamo un obbiettivo e crediamo di averlo raggiunto: rendere quest’estate indimenticabile, per i bambini ma anche per noi.

In certe cose avremo sbagliato, ma è giusto così perchè solo sbagliando si impara. Ed è solo tentando e sbagliando per un numero incalcolabile di volte che si potrà comprendere il proprio errore e dimenticarsene, che si potrà riuscire a vedere oltre al proprio sbaglio e scoprire che tra il mare di bruttezze che abbiamo fatto si nasconde una piccola perla luminosa, capace di illuminare da sola tutta l’oscurità che ci eravamo gettati addosso da soli come un mantello.

Nonostante tutto e tutti siamo arrivati gloriosamente alla fine del nostro viaggio e ora ci resta solo da guardare indietro e ammirare la nostra opera meravigliosa, impedendo a delle piccole macchioline di fermarci dal vedere il quadro completo, il panorama che si nasconde dietro le tende del nostro pessimismo.

Luca Upper su Unsplash.com

Penso che uno dei sentimenti più soddisfacenti che un essere umano possa provare sia il sentirsi utili, avere quella consapevolezza che i propri sforzi siano stati ripagati da qualcosa di bello. E non intendo solo il successo, perché il tuo piano originario fallirà quasi certamente. Non lo dico per scoraggiarti, ma per prepararti alla dura realtà.

La cosa più importante è saper riprendere la palla al balzo e sfruttare ogni nuova opportunità che possa capitarci sotto tiro, senza cadere nella disperazione. Nessuna strada è senza uscita a meno che noi decidiamo che lo sia.

Se nel mezzo di un progetto grandioso le cose inizano ad andare male, ricordati perché lo stai portando avanti. Se il progetto fallisce completamente, ricordati perché lo hai iniziato e soprattutto ciò che hai imparato nel frattempo. Ogni piano che iniziamo ha dietro una motivazione che ci spinge, un problema da risolvere, un obbiettivo che ci siamo fissati. Ogni esperienza che compiamo ci lascia un segno profondo e ci trasforma, rendendoci più capaci di fare e comprendere.

L’importante è non perdere mai di vista il perché delle cose, il motore che ci spinge avanti. Senza una causa e un fine, nulla può partire o continuare. Lo disse qualcuno, un po’ di tempo fa, e nessun uomo ebbe mai il coraggio di contraddirlo.

Se questo oratorio è andato avanti, non è perché qualcuno ci correva dietro e ci obbligava a proseguire e lanciarci nell’abisso, ma perché noi abbiamo scelto di perseverare, di fidarci del futuro e di credere in ciò che stavamo costruendo, mattone dopo mattone, gioco dopo gioco. Abbiamo proseguito nel sentiero perché tenevamo a quei piccolini sorridenti che ci perseguitavano ogni giorno, perché volevamo trasmettere quello stesso spirito che l’oratorio ci ha sempre lasciato nel cuore, perché volevamo far passare un messaggio: dalle ceneri può rinascere una fenice.


Forse finisce così la storia del Carcere, almeno per il momento. Una storia di passione, sentimento, amicizia, determinazione ma soprattutto progetti falliti. Tanti, tantissimi progetti accantonati. Questo però non è bastato a trattenerci dal dare il nostro meglio, a trattenermi in primis dal donare tutto ciò che era in mio potere a questa causa: tempo, volontà, grinta.

Quindi ora mi rivolgo direttamente a te, caro Viaggiatore della Rete alla ricerca di consolazione, sia che tu sia venuto a cercarmi, sia che tu sia incappato qui per puro caso: se insisti e resisti, raggiungi e conquisti.

Forse la tua storia non avrà il finale che avevi programmato.

Forse la tua strada non ti porterà alla destinazione che prevedevi.

Forse la corrente non ti cullerà sull’isola desiderata.

Ma che sia un finale tragico o sognante, che sia una città morta o ricca di vita, che sia un’isola deserta o meravigliosa, ricordati sempre, per favore, che quello che hai fatto finora non è stato vano. Che il tuo lavoro non è stato sprecato. Che la tua opera porterà sicuramente vantaggio a qualcuno, basta avere un po’ di lungimiranza e pazienza.

Di un film che mi sta molto a cuore ho sempre apprezzato una citazione in particolare:

La vita reale è complicata. Tutti abbiamo dei limiti e tutti commettiamo errori… Il che significa — ehi, il bicchiere è mezzo pieno! […] Ma dobbiamo tentare. Perciò non importa chi siate, io vi prego: provate! Provate a rendere il mondo un posto migliore!

Vai avanti a creare stupore, ti prego, e rendi il mondo migliore, un pezzettino alla volta: come tanti granelli di sabbia formano la bianca spiaggia, allo stesso modo successi e imprevisti contribuiscono a creare la tua vita. Vai avanti e fai in modo che la tua vita e quella di molti altri possano diventare spettacolari come le desideriamo.


Grazie a Silvia M, Marco B, Davide, Alessio, Beatrice, Edoardo A, Edoardo C, Francesca, Sara, Irene, Laura, Loris, Luca, Marco A, Marina, Matilde, Matteo C, Matteo T, Matteo P, Michele, Michelle, Paolo, Silvia L, Simone, Sofia, Jean e soprattutto grazie ad Erica che ha avuto il coraggio e la pazienza di seguirci in questo folle viaggio.

Matteo Aquila

Written by

Nel tempo libero contemplo nuvole ☁️

Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade