In piedi

L’altro giorno in diverse piazze italiane un gruppo di militanti cattolici conservatori ha manifestato contro l’allargamento della famiglia e del ruolo genitoriale che in molti paesi del mondo più civilizzato sta avvenendo in questi anni. Le cosiddette “Sentinelle in Piedi” si sono messe ferme e zitte con un libro in mano in piazza, dimostrando con il corpo e la presenza silenziosa qual era la loro opinione. La pratica nasce in Francia l’anno scorso durante la discussione della legge sui matrimoni tra persone omosessuali; lì si chiamano veilleurs. L’area politica è quella della destra confessionale, e in Italia la manifestazione è stata infatti vista con rispetto o addirittura trasporto dall’area di CL e della fu Margherita, oltre ai soliti Forza Nuova, Militia Christi o equipollenti. Il fatto che pochi anni fa un gruppo di tradizionalisti cattolici facesse parte del PD è una cosa di cui dovremo chiedere conto a Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Per la cronaca, l’uomo che li ha emarginati nel partito si chiama Pier Luigi Bersani.

Dal punto di vista estetico, è un modo di manifestare di grande impatto: è pacato, scenografico, silenzioso, non ferma il traffico; i libri in mano, che servono a passare il tempo, danno un tono colto e rispettoso alla protesta, per via di uno stereotipo culturale imbecille per cui qualsiasi libro è segno di profondità e riflessione, fosse anche un manuale sulla potatura del glicine. C’è poi quel punto stupendo di ipocrisia per cui quello di cui si discute non è evidente a chi passi nella piazza: questi sono zitti in piedi e leggono, chissà cosa li spinge? (“Forse che esistono degli spingitori di cristiani di destra in piedi? Come fanno con le vene varicose?” cit. Vulvia) In realtà nei luoghi in cui l’organizzazione era più scasciata qualcuno è riuscito a parlarci, e tutta la compostezza della scena è stata sostituita da una sequela di cretinate da trogloditi espresse in un italiano discutibile. Finché stanno in piedi col libro invece è tutto sospeso nel dubbio educato di una profondità tutta da scoprire. Non c’è, ma questo non conta. È un po’ come quando si pensava che oltre Gibilterra a un certo punto finisse il mondo: finché non ci vai, puoi immaginarti di tutto, anche un bordo gigantesco con le barche che cadono giù.

Durante la giornata delle sentinelle, il record della cretinata va come al solito ai “centri sociali” bolognesi, cioè a quelli che una cosa sanno fare: andare in piazza, fare un po’ di guardia e ladri con le forze dell’ordine, e poi tendenzialmente urlare delle cose in faccia alla gente e dare dei pattoni a quelli che non la pensano come loro. Per qualsiasi contesto, loro quello fanno. Nuovo governo, autunno caldo, sentinelle in piedi: i centri sociali vanno in piazza, momento di confronto con le forze dell’ordine, urla e due pattoni. Pare che lo facciano anche per occhi di pernice, siccità incessante e se la diarrea persiste oltre le 48 ore. In questo caso, usando la violenza fisica contro degli aggressivi passivi, è sembrato che li avessero legittimati. E invece no. Cioè, se mentre spiegavano i sillogismi eri andato a fare la pipì, forse; se sei un organismo senziente, no.

1) A dice cose inaccettabili — B mena A — B è violento.

2) A dice cose inaccettabili — B mena A — A dice cose osteggiate dai cattivi e condivisibili.

Capite che l’esempio 2 non ha molto senso, per quanto una mente semplice possa cascarci. Sarebbe divertente estendere questo effetto speciale alla comunicazione tutta. Alfano tiene un comizio e parla di cos’è lo Stato. Il pubblico si guarda un po’ smarrito. Sale sul palco un dipendente di Alfano che gli dà due sganassoni gridando «MA CHE CAZZO DICE, MINISTRO?!», e il pubblico guardandosi pensa «Be’, non ha tutti i torti questo Alfano!». [Immaginare scene con qualsiasi politico e oratore]

Premio speciale della critica va al bergamasco Giampietro Belotti, che ha mescolato The Blues Brothers e Il grande dittatore e si è messo a leggere Mein Kampf vestito da camicia bruna, da dittatore chapliniano e da nazista dell’Illinois al tempo stesso. La digos, racconta lo stesso Belotti intervistato, lo porta in questura per accertamenti, e sulla volante parte una disquisizione sui film citati con i poliziotti. Tutto molto bello.

Il punto è che in tutti i paesi d’Europa tranne Italia e Polonia, e in molti altri nel mondo, esistono alternative al matrimonio tradizionale. Le linee in genere sono due: o si affianca al matrimonio un altro istituto più leggero cui accedono sia etero che omo, oppure si allarga l’istituto esistente e si permette anche ai gay di sposarsi. Il alcuni casi esistono sia la prima che la seconda opzione. In Italia non c’è ancora niente di tutto questo. Si stava arrivando alle unioni civili, ma per ora ci sono solo le registrazioni dei matrimoni fatti all’estero, e vengono trascritte da alcuni sindaci contro il parere del Ministro dell’Interno.

In questo contesto – il contesto è tutto nella vita – le Sentinelle manifestano per difendere quello che nessuno si è permesso nemmeno di sfiorare. Lo fanno con la gravità dei corpi e del silenzio, e quella che potrebbe passare per discrezione è un rifiuto della dialettica. Le Sentinelle non parlano, non dicono: le Sentinelle sanciscono. È così e basta. Non vanno in televisione, non partecipano a tavole rotonde, non sono sui giornali, non hanno uffici stampa o referenti politici. Citando Orwell a sproposito, le Sentinelle In Piedi dicono di difendere la libertà di espressione e la famiglia tradizionale, così come il diritto dei figli ad avere un padre e una madre. È molto interessante l’accoppiata dei temi, e sarebbe bello un insegnamento universitario fatto così. «Cosa studi?» «Domani ho un esame, cazzo.» «Cos’è?» «Famiglia tradizionale e libertà di espressione: il prof è un libertario oscurantista, non so proprio come prenderlo.»

Ma il punto è che senza dialogo, senza confrontarsi, le sentinelle manifestano con il loro corpo, cioè il meno negoziabile degli argomenti, la loro difesa dello stato delle cose. Nessuno si sposa, in alcuni milioni vorrebbero farlo, in parecchie decine di migliaia vorrebbero adottare e non possono, e loro in silenzio sanciscono che le cose come stanno adesso stanno bene, e non c’è niente da cambiare, niente di cui parlare.

Dalla loro hanno una gerla di ricatti morali ed estetici che funzionano molto bene. Chi si unisce alla sentinelle prova il brivido del gruppo, l’estesi dell’esibizione pubblica, il gasamento del fare parte di qualcosa di così coreografico, il senso della vittima inascoltata, l’ascetismo del silenzio, e poi legge Orwell per la prima volta che non è niente male. Il tutto da vincitore, ma travestito da povera vittima in veglia davanti a un sopruso.

Prendere le istanze della maggioranza e dello status quo, e trasformarle in diritti minoritari che vanno difesi in nome di principi altissimi è un meccanismo tipico del fascismo. Non il fascismo delle origini che aveva tutto uno spirito rivoluzionario, per quanto violento e assassino da subito, ma quello appena successivo al potere. La destra tende anche oggi a questi ribaltamenti. Quando Daniela Santanché, milionaria con interi arcobaleni di borse di Hermès, dice che lei è una donna del popolo, non come quei radical chic di sinistra, tra facendo esattamente la stessa cosa: essere imperatore e fingersi Spartaco.

Qualcuno dice che dovremmo permettere alle Sentinelle di esprimere così rispettosamente la loro opinione. Massimo Bernanardini su twitter ha citato Voltaire. Ci terrei a fare presente che le sentinelle hanno manifestato la seguente opinione: che una fetta enorme della popolazione che da anni vorrebbe le fossero attribuiti più diritti sta minando i valori della società civile e minacciando i diritti dei bambini. Queste sono opinioni molto gravi per contesto e sostanza. Poi le posso esprimere sorseggiando tè al bergamotto e pasteggiando a scones deliziosi, ma se dico qualcosa di così omofobo e reazionario c’è della violenza implicita in quello che dico. Perché entro nella vita di altre persone che evidentemente trovo inadatte a godere di diritti e condizioni proprie degli altri cittadini, fra cui ovviamente me stesso, sentinella in piedi che leggo Orwell, e lo faccio fuori da un contesto dialettico di qualsiasi tipo.

Sul diritto di dire che gli ebrei fanno schifo e devono essere bruciati come ha fatto quello statista di Adolf Hitler – scusate la reductio ad Hitlerum, ma qui è a proposito – credo che si possa discutere, no? Negli Stati Uniti la costituzione sancisce questo diritto assoluto; in Europa non si può dire quello che ho scritto qui sopra e che evito di ripetere, e per delle ragioni circostanziate. Voltaire scrive prima che il Novecento inventi l’individuo, la psiche, due guerre mondiali, diversi genocidi: oggi siamo sempre ben oltre Voltaire, e i diritti cui lui faceva riferimento sono garantiti a tutti, comprese le Sentinelle In Piedi che – ricordiamolo, per favore – hanno manifestato anche in piazza San Pietro, oltre che in centinaia di altre piazze italiane. Quindi Voltaire è sereno nella sua bella tomba, sorridente e soddisfatto al Pantheon, in un paese dove gay e lesbiche si sposano dal 17 maggio del 2013. Le Sentinelle lì sono una minoranza conservatrice le cui istanze sono state superate dalla maggioranza e dalla legge: restano dei retrogradi dogmatici, ma parlano per sé. In Italia le Sentinelle portano un lutto immaginario, vegliano le fantasie ignoranti delle loro teste vuote, perché nessuno vuole minacciare i loro diritti, e sono solo loro che si battono perché le persone che secondo lo stato italiano valgono meno di loro continuino ad essere considerate così: dei cittadini cadetti. Quindi che un manipolo di conservatori dogmatici sventolino la libertà di espressione mentre esprimono la loro opinione oscurantista mi pare un trucchetto astuto. Che lo stesso trucchetto sia abbracciato con entusiasmo da giornalisti o intellettuali di qualsiasi risma è poco gentile nei confronti di chi come me e molti altri non si beve certe fandonie.

Le democrazia non prevede che ognuno possa affiggere una targa con il proprio parere in piazza: la democrazia prevede che ognuno possa esprimere la propria opinione in piazza, in maniera chiara e comprensibile, perché poi se ne parli. Alcune opinioni sono rispettabili come chi le esprime, e altre non lo sono. Mi sento di dire che per un bel pezzo di questo paese le opinioni delle Sentinelle non sono per niente rispettabili, e verranno osteggiate con forza, a voce alta. Per quel che vale, le Sentinelle possono anche sedersi.

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