Fine della storia.

Poco più di venticinque anni fa, molti illustri politologi ritenevano che con la fine del bipolarismo la storia dello stato moderno, caratterizzata da sempre dal conflitto e dalla violenza, avrebbe finalmente preso una nuova piega pacifica e si sarebbe diffuso un nuovo ordine internazionale, di rigogliosa e prospera cooperazione reciproca.

Oggi sappiamo che tale ottimismo era del tutto infondato e che la storia era lontana dal finire così come si aspettava Fukuyama…l’ordine pacificato non è durato a lungo e ha portato ancora più instabilità e disuguaglianze, mostrando tutti i limiti delle democrazie rappresentative moderne, che non riescono a tradurre efficacemente, le esigenze dei cittadini, in azione politica.

Un pò come avviene oggi in Italia, dove aumenta sempre più la distanza antropologica dei governanti da coloro che vivono nel mondo reale, una realtà difficile di persone che lottano ogni giorno, per cercare di dare una vita dignitosa ai loro figli, sentendosi sempre più vessati da una sovrastruttura sociale che spaventa e scoraggia, lo Stato, governata da una classe politica sempre più pericolosamente considerata come ridondante e superflua.

Ecco allora la “fine della storia” ma questa volta sarà la fine di una cultura millenaria che ha influenzato le società di tutto il mondo, destinata sempre più a ridursi a un vecchio album impolverato di foto ingiallite, testimone decadente di un passato sempre più dimenticato.