Mai più
Io vi invito a riflettere su questa foto, ad ammettere cosa vi ricorda davvero.

Perché 60 anni di pace, prosperità e diritti umani sembrano ora non contare nulla.
Allora ricordatevi da dove siamo venuti e la strada fatta.
Cameron sarà ricordato dalla storia come un vigliacco che abdicò la rappresentanza su temi importanti e difficili al populismo.
La democrazia è difficile e richiede, al pari della libertà, studio, impegno, consapevolezza, vigilanza e partecipazione.
I populisti e i demagoghi che sempre preludono ai dittatori fanno della democrazia una caricatura, dove "uno vale uno" e alla qualità della democrazia rappresentativa sostituiscono la quantità della democrazia diretta.
Giustamente la nostra Costituzione pone dei limiti agli argomenti possibile oggetto di referendum - limite che a mio avviso andrebbe perdipiù aumentato.
L'Inghilterra non ha una tradizione referendaria, in pratica si può dire che questo è il secondo dopo quello del '75 per entrare in Europa: parrebbe allora che sia coerente uscire così come si è entrati.
Ma è l'implicazione politica - anche per la Corona Unita - forse prima ancora che economica che avrebbe sconsigliato a Cameron un siffatto referendum, il cui esito sarebbe stato facilmente arguibile nel migliore dei casi come "gravemente incerto".
A quanto e a cosa rinuncia un Paese che è sempre stato ai margini della UE e con quali conseguenze lo scopriremo.
Spesso sento parlare di "politiche economiche vessatorie" da parte di chi ancora rimpiange la scala mobile e la svalutazione della lira come panacea.
Io penso alle marchiatura di sicurezza su giochi per bimbi, apparecchi elettrici, strumenti di lavoro; alla convenzione europea dei diritti fondamentali...
Quanto di ottimo ha fatto la UE per i nostri figli.
Cosa c’è ora, oltre la notte?
Forse la disgregazione della UK, certamente i fascisti nostrani o ungheresi che chiederanno eguali referendum, mi auspico una UE - magari più piccola - ma più forte.
Non ci occorre più frammentazione, ma più unità; cercare nell'altro ciò che ci unisce più si ciò che ci divide, diffidare sempre di chi propone cure miracolose - in campo politico come in campo sanitario - facendo leva sulle nostre paure.
Perché la tenebra che è nell'animo umano cela un abisso privo di fondo.
Un abisso in cui tutti sprofondammo 70 anni fa, appena 20 anni fa i vicini balcanici, quotidianamente in tanti paesi africani.
Il denominatore è sempre lo stesso: persone malvagie, affamate di potere, vennero come salvatori ma con parole di odio per l'altro è orgoglio per la supposta supremazia della propria etnia o partito o religione o chissà che altro; il popolo ancora più terrorizzato s'affidò ciecamente e il senso d'appartenenza si sostituì alla morale individuale; poi fu l'orrore e l'orrore durò fino a che non finirono le bombe, i proiettili o semplicemente gli uomini per brandire una baionetta.
In ciò che oggi rimane del grande sogno risorgimentale degli Stati Uniti d'Europa, gli operatori di pace e gli uomini liberi sono chiamati a fare la loro parte dallo squillo dell'adunata che suona implacabile la storia.
Siamo davvero condannati come specie a progredire di dieci passi avanti solo per farne poi nove indietro?
Davvero tutto dovrà accadere di nuovo, tra venti, cinquanta o cento anni, oppure vogliamo che l'inaudita esperienza della UE prosegua e si rafforzi?
Perché non sappiamo, noi che ancora siamo e ci sentiamo europei, dove stiamo andando: sappiamo però bene da dove venivamo e perché siamo scappati.
Lasciatemi dire allora che oggi, più che mai prima, un europeista è un rifugiato della storia, scampato ai nazionalismi novecenteschi.
Mai più, mai più: avanti, verso l'avvenire.