Nel sottinteso

Matthias Pigato
Nov 8 · 3 min read

Pensavo che non sarei mai stato pronto, o lo temevo. Invece eccomi, proprio dove il destino ha voluto fossi: nel tortuoso corso di questo flusso che chiamiamo vita, dove finora galleggiavo a stento ed ora finalmente sto imparando a nuotare.

Avevo scartato a priori la fatica, quella che ogni tanto è capace di regalare anche qualche bella soddisfazione. Dirlo aiuta. So bene che non è mai così semplice, ma le parole d’altronde sono “semplici” rispetto a quanto descrivono. Sempre. Sono l’uso, il loro senso, per non parlare del contesto, a renderle complicate. Il linguaggio sarà pure in qualche modo naturale, ma la lingua (o meglio le lingue, e mi fermo qua per adesso) mai.

È tempo di uscire allo scoperto. Troppo a lungo ho indossato la maschera dei miei più miseri tormenti, la pesante maschera che cieco neppure m’accorgevo di indossare in luogo della recita farsesca che s’era fatta la mia vuota esistenza. Sì, esatto: parole pesanti. Forse dopo le dure scoperte di Freud e quelle morbide ma solo perché poetiche di Pirandello, è pure diventato facile? No!

Non mi vergogno più ad ammetterlo. La vergogna è sempre così difficile da superare, quando ha a che fare con l’orgoglio poi… non ne parliamo!

Dov’ero, se non sotto quella triste e vuota facciata? Ora lo vedo chiaramente: sono sempre stato lì, ma fermo immobile, come in attesa.

Che ridere a pensarci! Ero io a doverlo compiere, quel primo passo. Solo allora diventa una piacevole passeggiata, e se pure s’inciampa di tanto in tanto ne sarà valsa la pena. Guarda che vista, una volta finita la salita!

Va bene usare ironia e positività gratuita, di tanto in tanto. Non solo va bene: fa pure un gran bene! Quante esclamazioni! Ecco, appunto… sono sempre stato più vicino alle sospensioni… Perfetto: ora basta però. Tanto per puntualizzare.

Ho cambiato discorso, vero? O almeno il suo tenore. Mi ha strappato un (devo ammetterlo, pure questo!) raro sincero sorriso.

Prendevo in giro soltanto me stesso… no, in realtà anche tutti gli altri, a ben pensarci. Siamo così volubili, forse, anzi senz’altro, egoisti e quindi un poco ciechi nei confronti di chi ci troviamo davanti e di ciò che cerca di trasmetterci. Sovente, giustappunto, invano.

Ma esprimersi meglio non guasterebbe. Ci vuole tanta pratica. E costa tanta fatica.

È inevitabile: l’empatia, quella stessa di cui molti fanno un facile vanto, come ogni emozione così pura eppur così complessa s’impara piano piano. E chissà se mai la lezione può ritenersi conclusa: non lo penso affatto, anzi tutto il contrario. Tanto è plurale e sempre nuova l’esperienza, quanto lo sono le lezioni da imparare. Bisogna farne tesoro.

Servono tutti i sensi continuamente all’erta. Ma magari fosse sufficiente! Sapete cosa? Provateci almeno! Proviamoci tutti, e da qualche parte ci condurrà.

Dicevo: pensavo che non sarei mai stato pronto. A che cosa, di preciso? A vivere davvero! Beninteso.

Non ero stato chiaro, vero? È tempo che la vita non sia più lasciata comoda e distratta lì dove pigra giaceva: nel sottinteso.

Contestualizzo: mi trovo in Nuova Zelanda da ormai quattro settimane. All’inizio ad Auckland, ora a Tauranga, da lunedì prossimo a Te Puke.

E poi? Chi lo sa!

Vista di Auckland CBD dalla cima del Mount Eden
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