Italians do it better.

E giù a immaginare gente che gira in Vespa, mentre allo stesso tempo accorda il mandolino e con l'altra mano impasta la pizza.
No, qui si parla di cinema supereroistico e sono i fatti a permetterci il fregio di "Ma sai che è quasi meglio di un po' di merda targata Marvel e DC uscita negli ultimi tempi?"
Ovviamente essere meno peggio dello schifo non è una cosa di cui vantarsi a tavola con i familiari riuniti la domenica, ma è un punto di partenza.
C'è questo Enzo Ceccotti, antieroe classico, che per scappare dopo una rapina da due soldi si butta nel Tevere. Il fiume, che per antonomasia non incarna l'idea di corso d'acqua cristallina da cui bere a grandi sorsate, mentre si accarezza il ventre di pesci dai mille colori, sul fondale presenta dei rifiuti radioattivi e il nostro Enzo ci mette il piede dentro, beccandosi una maxi offerta di dodici malattie veneree più forza sovrumana a soli 9,99€.
C'è una grossa critica ambientalista sullo sfondo, certo, ma un "E che cazzo, nuoti come mio nonno!" a Claudio Santamaria (Enzo) viene da urlarlo, visto che calpesta il barile dei poteri per una buona mezz'ora prima di aprirlo, perdere l'equilibrio e rischiare di affogare in un metro d'acqua.
Non importa. Show must go on.
Enzo passa una nottata di inferno, vomitando nero di seppia e sudando così tanto, che a un certo punto viene da pensare che sul fondo del Tevere l'abbia morso Barbara D'Urso.
Quando si sveglia tutto ok. D'altronde si sa che con una bella dormita passa tutto.
Si reca dal suo contatto criminale (Il Cozzaro Nero di Febbre da Cavallo)

e questo decide di portarlo con sé per un recupero di ovuli da un paio di colombiani. Qualcosa va storto ed Enzo vola dal nono piano di un palazzo, impattando il terreno con la grazia di un tuffo a bomba di Giuliano Ferrara, ma non si fa nulla.
Ora ha i poteri e decide di scardinare un bancomat per confermarsi il Robin Hood di sé stesso, per poi occuparsi della figlia del Cozzaro.
La ragazza a causa di un passato scabroso presenta una sindrome particolare, che le fa vivere ogni aspetto della vita come il cartone Jeeg Robot e viene definita da Enzo "matta scocciata", espressione di cui si fa un certo abuso nel film.
Se la ragazza avesse avuto, che so, il DVD delle migliori puntate di Buona Domenica, forse ci saremmo trovati davanti a "Lo chiamavano Demo Morselli" e la cosa lascia effettivamente molta amarezza, ma si sa che ogni città ha l'eroe che si merita.

Tornando invece alla storia le vicende di Enzo e Alessia (la figlia del Cozzaro) si intrecciano con quelle dello Zingaro, criminale da quattro soldi che sogna in grande.

Subito ci si chiede se ci sia un'origine Rom del personaggio, ma l'incrocio artistico fra Joker di Heath Ledger e Cesare Cesaroni, viene forse chiamato a quel modo nell'accezione, ahinoi, negativa del termine e nient'altro. Perché diciamocelo, se ascolti Anna Oxa nel 2016, ti meriti persino che ti diano del Lupo Lucio e con Zingaro ti è andata alla grande.
La storia prosegue con colpi di scena al cardiopalma, efficaci e crudeli.
Il merito più grande di questa perla del cinema italiano è l'immersione nella realtà.
Spiderman vola da un palazzo all'altro di una New York che potrebbe stare in una grossa palla di vetro di quelle con la neve finta, tanto è uguale a sé stessa sempre e comunque, facendo solo da scenario alle storie del ragno.
Gotham per Batman è più partecipata e vera, ma il suo essere capoluogo del Molise le fa perdere credibilità.
Roma in "Lo chiamavano Jeeg Robot" è vera, pulsante, dinamica. Buoni e cattivi di questa storia vengono dalla "monnezza" e alla "monnezza" tornano, verrebbe da dire.
Non è l'eroe ad adattarsi a Roma, ma viceversa ed era pure ora che qualcuno facesse capire al mondo che se i supereroi affermano di voler salvare l'umanità, quest'umanità non può essere un ammasso di fantocci urlanti davanti al mostro di turno.
Magistrale in questo senso la parte in cui Alessia mostra a Enzo delle persone comuni in un centro commerciale, dicendogli che sono loro quelli per cui va combattuto il male.
L'eroe questo fa, ma per la prima volta sembra capirlo davvero e noi con lui.
Lo chiamavano Jeeg Robot
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