Successo: quello che le persone non vedono

Mauro Ronci
Feb 25, 2017 · 4 min read

Sacrifici, rischi, fallimenti, rinunce. Di successo non si nasce.

Eravamo in 3, di venerdì, in un Irish Pub di provincia dimenticato da Dio e gli occhi lucidi e arrossati di chi ha una lunga settimana di lavoro da smaltire.

Cazzeggiavamo affogando nella schiuma compatta della Guinness qualche pensiero confuso, quando improvvisamente uno dei due si gira verso di me esclamando:

“A Mà (abbreviazione di Mauro, ndr), tu che sei nel web marketing, fatti venire qualche idea così facciamo successo e soldi a palate!”

La frase, naive e un po’ figlia di una frustrazione che la mia generazione conosce bene (Millennials, classe ’84), ha scatenato in me una lunga riflessione sul significato di successo nei nostri tempi.

Cos’è il successo? È personale, non è statico e non dipende solo dai soldi

Quando una persona si può definire di successo? Probabilmente quando ha raggiunto la sua completa realizzazione professionale e personale.

Ma se provo ad essere più specifico provando a formulare un esempio pratico, fallisco. Perché sicuramente il successo non è:

  • oggettivo: il successo è una sintesi tra sfera personale, sociale e lavorativa. È una ricerca costante di un equilibrio tra mondi spesso in conflitto nel quale ognuno di noi è coinvolto in maniera personale ed unica.
    C’è chi lavora 14 ore al giorno ed è felice; c’è chi potrebbe andare fuori di testa al solo pensiero di saltare la sua corsetta pomeridiana.
  • una condizione statica: viviamo in un mondo che cambia e si trasforma rapidamente. Nel lavoro hai la concorrenza. Nella vita personale ci sono le relazioni. Entrambi ci rendono felici ed entrambe mutano nel tempo. Quindi il successo non è un titolo nobiliare. Oggi c’è, ma da domani dovrai lottare per mantenerlo.
  • proporzionale ai soldi: non frequento i club di golf. Ma nei miei 32 anni di vita ho conosciuto alcune persone ricche e felici, e alcune totalmente, sole e depresse. Quindi no, i soldi non ti dichiarano una persona di successo.

Ricapitolando: il successo è personale, è temporaneo, e non possiamo accostare solo agli zeri del conto in banca.

Ma c’è ancora qualcosa che voglio dirti.

C’è, nella nostra cultura, una strana convinzione di sottofondo: l’idea che il successo arrivi grazie ad un guizzo, un lampo di genio che ti fa svoltare la vita. Insomma, che esista solo la punta dell’iceberg (vedi foto dell’articolo).

Ma sotto cosa c’è?

Sotto l’iceberg: sacrificio, duro lavoro, fallimenti e costanza

Viviamo nell’era dei social media, delle vetrine web.

Su Facebook vediamo ogni giorno la créme delle vite dei nostri conoscenti e delle persone di successo che stimiamo.

Pensa ai personaggi dei giorni nostri come Zuckenberg (Facebook), a Travis Kalanick e Garrett Camp (Uber) o a quelle del passato come Disney, o i più recenti Spielberg e Jobs.

Se pensiamo a come hanno cambiato il mondo, ai saldi dei loro conti correnti e a quanto la loro vita è ed è stata così bella, automaticamente nella testa di un mio coetaneo medio si apre un bivio mentale che segue queste due direzioni:

  • “allora anche a me basterebbe un guizzo per fare i soldi, proviamoci!” Poi alla prima difficoltà molla tutto
  • “no, non ho il loro genio, morirò povero… passami la birra che è meglio”. La disillusione allo stato puro.

Ma abbassiamo il tiro dai grandi personaggi sopra menzionati, ai nostri amici e al loro comportamento nei social.

Facebook ce li propone sempre la top: durante le vacanze, al ristorante fico dove si mangia pochissimo e si spende tantissimo, mentre giocano con il loro cane in una splendida giornata di sole.

Anzi, vi voglio raccontare una tipica storia facebookiana di un mio caro amico che chiamerò, per privacy, “Tizio”.

Tizio aggiorna il suo stato, in media, una volta al mese.

Due settimane fa è partito per una meritata vacanza esotica (la punta dell’Iceberg) e la sua produttività su Facebook è aumentata a dismisura: fino a 3 post al giorno.

All’improvviso ti ritrovi nella timeline tutte queste foto meravigliose della sua vacanza e, chi conosce poco Tizio, avrà immaginato che “lui sì che ce l’ha fatta e se la gode la vita” mentre tu in quel momento ti stai sudando la tua giornata lavorativa.

Ecco, questi sono i social: ci vendono una realtà dopata, tutti i giorni.

Perché? Perché in quanto un caro amico di Tizio, so bene cosa c’è sotto la sua punta dell’iceberg:

  • Tizio per andare a lavorare si alza tutte le mattine prima dell’alba
  • Tizio, fin da giovanissimo, ha rinunciato ad una vita da adolescente medio perché lavora con questi ritmi da quando ha 15 anni
  • Tizio soffre di mal di schiena frequenti, nonostante abbia 28 anni perché fa un lavoro che lo logora fisicamente
  • Tizio erano 2 anni che non andava in vacanza, proprio per potersi regalare questi 10 giorni da sogno insieme alla sua fidanzata

Ognuno di noi ha dei “Tizi” come amici su Facebook. Quindi moltiplicate l’effetto sulla vostra timeline e ditemi: siete ancora sicuri che i social media non vi vendano una realtà edulcorata?

Il successo è solo quello che c’è sotto l’iceberg

Torniamo alla definizione del successo: ovviamente non è con una vacanza che si delibera il successo di una persona.

Nonostante ciò, spero che il racconto di Tizio mi abbia ugualmente aiutato ad avvalorare la seguente tesi: il successo è la fine di un percorso fatto di duro lavoro, persistenza, costanza e qualche fallimento.

Certo il sacrificio non è fico, il duro lavoro non ti fa prendere i mi piace su Facebook, i fallimenti non sono social. Ma devono ispirarti. Possono darti la visione stavolta reale che i sogni e il successo sono raggiungibili solo se sei disposto ad abbandonare al tua zona di conforto, lavorare duro, avere pazienza e incassare qualche schiaffo.

Ora è il tuo turno: cos’è per te il successo? Ti aspetto tra i commenti!

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