Cohen? Con cosa lo ascolto?

Massimo Bellei
Mar 27 · 2 min read

Daniela Biavati ama scrivere. Lo fa di getto. Come una urgenza per la quale trova il tempo tra le tantissime cose che si devon fare per aprire ogni sera Cantina Garibaldi. E le sue parole sono gustose, e competenti. E poi mi piace perchè spazia, fa fatica a stare nel “menu del giorno”!
Eccole per me e per vois.

Daniela e i suoi vini giusti per Cohen

Leonard Cohen per me è un ascolto controverso, non sempre mi piace ma quando mi prende mi fa impazzire e per questo vado subito FUORI TEMA. Vorrei poter scegliere un pezzo di un altro disco: “You Want It Darker”.
Voce tenebrosa, vino “spinoso” ovvero l’Istrice di Elena Walch. Un vino strutturato, con un grande potenziale di invecchiamento, quindi un vino senza tempo, come questo pezzo di Cohen.
“Susanne” parla di marinai e porti, e corpi perfetti, e di te e profumi di arance ed ecco alla mia bocca “Achab”, l’elegante Pinot Nero in purezza di Luretta (Pc).
“Achab” mi ricorda il viaggio, ma anche il tormento come quello di Cohen di fronte al soggetto della canzone. “Achab” non profuma proprio di arance ma di frutta matura sì, con gli eleganti tannini del rovere; eppure mi è apparso in visione ascoltando il pezzo e identici sono i turbamenti che provocano sia la ballad che l’assaggio di questo vino sconvolgente.
L’unico brano insieme a “Susanne” che amo di questo disco è “Storie of the street”.
“The stories of the street are mine, the Spanish voices laugh. The Cadillacs go creeping now trough the night”…
Ahhh mi viene subito alla mente “Chiedi alla polvere” di John Fante… “and the middle men are gone”…
Arturo Bandini e le strade polverose della California degli anni ’30: e allora davanti ai miei occhi la Sicilia, alla mia bocca la mineralità dei suoi vini e in particolare il Catarratto di Porta del Vento.
Un vino miracoloso di Marco Sferlazzo, che conosco e adoro per la potenza dei suoi vini dalla resa bassissima e la semplicità del suo animo isolano.

la musica prossima in Cantina Garibaldi (capito?!)