Il caso QAnon: gioco sfuggito al controllo o Psy-Op?

Da oltre un anno il dibattito intorno alla destra americana è stato monopolizzato da un misterioso account che, nell’ottobre 2017, ha fatto la sua comparsa su 4chan, una delle piattaforme web preferite dai seguaci dell’ultradestra USA. L’account in questione si firma semplicemente Q anche se poi sulla rete è divenuto famoso con il nickname di QAnon. In pochi mesi, QAnon ha invaso Twitter, Facebook e i blog di mezzo mondo, Italia inclusa, con deliranti teorie complottiste pro Trump, diventando protagonista di community e gruppi di discussione attivissimi. Le teorie di QAnon sono talmente assurde e confuse, dal lasciar ipotizzare che all’origine di tutto potrebbe esserci un’articolata e studiata operazione psicologica (Psy-Op). La cosa certa è che chi l’ha ideata, ha messo su un potentissimo gioco semiotico dalle formidabili capacità virali. Talmente potente dall’aver avuto un ruolo anche nell’azione di quello che la rete ha da subito ribattezzato il #MAGABomber, Cesar Sayoc, nonché nella strage nella sinagoga di Pittsburgh ad opera di Robert Bowers (eventi che hanno preceduto le elezioni di Mid Term).

Le operazioni psicologiche non sono una novità dell’era digitale, durante la guerra fredda erano strumento fondamentale per le azioni volte a influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti di un avversario, sfruttandone le differenze etniche, culturali, religiose o economiche, in modo da indebolirlo. Mutatis mutandis, la comunicazione politica nell’era della Digital Transformation ha ereditato le Psy-Ops, addirittura amplificandone la portata e l’efficacia, ma con una sostanziale novità, il rischio di perderne il controllo. Quella che ruota intorno al fantomatico QAnon, ha tutta l’aria di essere una Psy-Op avviata con un dato obiettivo, forse addirittura per gioco (un LARP nel gergo della rete), poi sfuggito al controllo o magari sfruttato da qualcun altro per secondi fini.

La storia di Q, ampiamente documentata e spiegata anche in Italia (ad esempio dalle interviste rilasciate da Wu-Ming a diversi organi di informazione), ha avuto un amplissima eco sui media internazionali, si veda ad esempio l’intervista rilasciata a Buzzfeed oppure gli articoli ampiamente documentati apparsi sul Daily Beast, e Motherboard Vice, per non parlare di quelli presenti sulla stampa mainstream.

Come storia, di per sé non è molto diversa dalle teorie del complotto che l’hanno preceduta, tuttavia a differenza di queste appare ancora più virale e pericolosa. La presunta fonte anonima Q Clearance Patriot, che ha cominciato a diffondere “rivelazioni”, sta infatti instillando nel dibattito in rete il virus della guerra civile. Quella di Q è una chiamata alle armi rivolta ai Patriots, come Cesar Sayoc, affinché prendano le armi contro il deep state o come Robert Bowers a Pittsburgh contro la lobby ebraica. Un mix micidiale, tale da mettere in pericolo la tenuta democratica di una nazione in cui girano molte armi e proliferano sentimenti anti establishment.

Q e tutti i Patriots che in pochi mesi hanno cominciato a proliferare sul web, negli USA ma non solo, si adoperano per aiutare il POTUS Donald Trump, nella lotta senza quartiere ingaggiata contro lo “Stato Profondo”, ovvero l’insieme di apparati e agenzie controllate dai Democratici e dall’ala ostile del Partito Repubblicano, impegnati a sabotare il presunto sforzo del presidente per riportare il governo in mano al dèmos, luogo eletto di questa contesa è il web. Twitter in particolare da mesi è invaso di account legati alle “rivelazioni” di Q, i cui messaggi rimbalzano in tutto il web, mutano e si accrescono di significati, assumendo via via le forme più assurde e magmatiche di un complotto dai contorni talmente ampi, da poterci far rientrare tutto e il contrario di tutto.

Per chi volesse farsi un’idea diretta del fenomeno è sufficiente accedere a Twitter e operare una ricerca scegliendo fra gli hastag collegati al fenomeno: per citarne alcuni: Where We Go One We Go All (presentissimo su Twitter nella forma #WWG1WGA), oppure #FollowTheWhiteRabbit, #TheGreatAwakening e ovviamente il famoso Calm Before The Storm (#CBTS). Milioni di tweet, di like e di interazioni, molte a favore della teoria, altre contrarie, alcune semplicemente incuriosite. Se è un gioco, allora è sfuggito di mano, se invece è una Psy-Op, allora il volume delle interazioni dimostra che ha avuto successo e la misura di tale successo è subordinata alla quantità e alla qualità del caos immesso nel sistema, nonché dal livello di violenza che va aumentando.

Il successo di QAnon: caso o azione pianificata?

Ad un anno di distanza dal primo post su 4chan è però necessario porsi una domanda: come ha fatto un semplice post, fra i milioni che appaiono in rete quotidianamente, ad emergere nel mare magnum, uscendo peraltro da piattaforme, le imageboard, che per quanto molto frequentate, rappresentano comunque luoghi di nicchia per il grande pubblico?

Sicuramente il messaggio è stato ben costruito, la tematica complottista è notoriamente potente, l’aggancio al “Pizzagate” un buon volano. Ma le cose non tornano comunque. Può il fenomeno aver proliferato così rapidamente senza un aiuto? La domanda è di per sé complottista, e quindi appare fuori luogo in un articolo che analizza e smonta tesi complottiste, vale però la pena farsela lo stesso, non fosse perché qualche risposta interessante c’è e va analizzata sul piano strettamente culturale.

Il primo messaggio dell’anonimo datato ottobre 2017, ore 16:44:28, ad opera dell’utente BQ7V3bcW e poi bissato poche ore dopo da un successivo messaggio (postato dal medesimo tripcode alle ore 18:15:48), annunciava fatti poi effettivamente mai avveratisi (il prossimo fermo di Hillary Rodham Clinton ad opera degli US Marshals e l’intervento della Guardia Nazionale contro probabili tumulti in diverse città). Un post folle come tanti, peraltro non firmato, destinato a perdersi nei meandri della rete. E invece…

Invece il messaggio è uscito da 4chan e ha scatenato un gioco che poi, grazie ad un sistema di rimbalzi e triangolazioni sui media mainstream (ad esempio i fondamentali tweet di Roseanne Barr, attrice e conduttrice televisiva statunitense), ha assunto via via elementi di realtà, divenendo una delle teorie del complotto più potenti e virali dell’era internet, talmente potente che in molti, come i personaggi di un romanzo di Eco, hanno cominciato a vivere appieno la finzione.

Un contributo importante lo hanno dato quindi gli influencer, non solo Roseanne Barr, ma anche Alex Jones (conduttore radiofonico texano, della trasmissione InfoWars e noto sostenitore di varie teorie del complotto), Curt Schelling (ex giocatore di Baseball), Cheryl Sullenger (attivista pro-life), l’attore Isaac Kappy (attore e frequente ospite dello show radiofonico InfoWars), Sean Hannity (commentatore radiofonico conservatore). Tutti coloro hanno cominciato a twittare, parlarne su Facebook,alla radio o a diffondere video su YouTube.

La ciliegina sulla torta l’hanno poi messa nell’ordine, prima l’account ufficiale del Partito Repubblicano di una contea della Florida, con un tweet pro QAnon poi rimosso e poi Wikileaks che, seppur attaccando la teoria, ha finito per dargli visibilità e quindi credibilità. Se ne parlano alla radio, se ne parla anche Wikileaks, allora qualcosa di vero c’è!

Tutto ciò accadeva a tra l’autunno del 2017 e l’estate del 2018. A giugno del 2018 la rivista Time Magazine nominava Q come una delle persone più influenti dell’anno. Un successo clamoroso per due righe anonime non firmate, apparse su una sub di un sito di nicchia.

Precedentemente, abbiamo accennato alla trasmissione radiofonica InfoWars e al suo conduttore Alex Jones, ebbene quest’ultimo ha giocato un ruolo centrale nella vicenda. Ad affermarlo è una documentata ricostruzione di ABC News. Il network americano preme dirlo per amor di verità, di schieramento liberal, è arrivato ad ipotizzare che dietro il fenomeno QAnon ci siano tre soggetti, ovvero lo stesso Alex Jones, Tracy Diaz (animatrice del canale Youtube complottista Liberty Movement Radio) e un tale Paul Furber (un programmatore web sudafricano). Secondo ABC News alla base di tutto ci sarebbe un business orientato a produrre accessi sui siti dei personaggi coinvolti, siti che poi guadagnano in base ai click grazie alla pubblicità.

Secondo ABC News, l’azione dei tre soggetti appena citati, attraverso triangolazioni su media mainstream come Youtube, sarebbe riuscita addirittura a sdoganare Reddit (sulla sub Calm Before The Storm), veicolandovi l’attenzione di un pubblico solitamente poco incline a frequentare tali tipi di piattaforme. Da Youtube a Reddit, e quindi a Facebook e Twitter, la teoria si è via via sdoganata e ciò è avvenuto in base alle più semplici regole della semiotica della viralità, la triangolazione attraverso influencer attivi su canali mainstream.

Misurare il contagio

Uno semplice strumento utile per misurare la portata del fenomeno ad un anno di distanza da quando si è generato per la prima volta è IBM Watson News Explorer. IBM Watson è un’applicazione web sviluppata da Bluemix, che utilizza l’API Alchemy per costruire automaticamente una rete di informazioni sulle notizie generate intorno ad un dato fenomeno, presentando in forma aggregata grandi volumi di risultati.

La mappa delle interazioni (ovvero notizie sul fenomeno QAnon), relativa agli ultimi 58 giorni dimostra come il fenomeno sia fortemente presente ad un anno di distanza sui media mainstream. IBM Watson ha anche la capacità di correlare insieme due argomenti, ad esempio “QAnon” e “Deep State” visualizzandone i nodi di relazione. Analizzando i nodi è possibile risalire agli argomenti “ponte” che tengono insieme i vari pezzi della teoria. Sempre tramite IBM Watson è possibile visualizzare i topic ricorrenti in modalità word cloud, più è grande la parola più è presente nei media.

Una delle ipotesi alternative intorno al fenomeno è quella che all’origine del gioco ci sia uno scherzo orchestrato in ambienti colti della sinistra liberal americana, per prendersi burla di Trump e dell’ala dura dei suoi sostenitori. Se così fosse il piano non è riuscito poiché nonostante gli eccessi (i casi Sayoc e Bowers), le interazioni sui social e sui media dimostrano che molta gente, seppur condannando la violenza, crede comunque che sia in atto una congiura contro il popolo e gli americani ordita dai soliti “poteri forti”. E del resto i risultati delle elezioni di Mid-Term, hanno dimostrato che l’impatto negativo non c’è stato.

Un persistente odore di Ur-Fascismo

Alcuni mesi fa un utente su 4chan, non proprio un Patriots si direbbe, in risposta ad uno dei tanti ambigui post di Q ha scritto le seguenti illuminanti parole: “The enemy is both strong and weak… By a continuous shifting of rhetorical focus, the enemies are at the same time too strong and too weak”.

Il riferimento, sicuramente colto, forse troppo per il frequentatore medio delle sub di Reddit, riporta immediatamente ad Umberto Eco che, nel suo famoso saggio intitolato Il Fascismo Eterno (o Ur-Fascismo), ha scritto le seguenti parole: “I seguaci [di un una teoria complottista] debbono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie a un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli”. L’anonimo utente di 4chan ha colto nel segno, tali parole forse basterebbero da sole a spiegare gran parte del successo della retorica dietro l’anonimo Q.

La teoria del complotto ha bisogno di un nemico, di una quinta colonna che dall’interno tenta di sovvertire il tentativo riformatore dell’eletto del popolo. La storia è piena di questi esempi e le dinamiche della rete ne favoriscono la proliferazione come non mai. Chi di noi non ricorda il poster che faceva bella mostra di sé nell’ufficio nello scantinato del palazzo dell’FBI di X-Files. Vi si vedeva un disco volante e sotto campeggiava la scritta “I WANT TO BELIEVE”. Il topos ricorrente della serie era il complotto ordito da una serie di uomini in nero in combutta con membri del deep state per nascondere una colonizzazione aliena.

I fan della teoria di QAnon potrebbero fregiarsi del medesimo motto: “Voglio credere!”. In verità i “truther” non difettano certo in fantasia e di motti ne hanno introdotti diversi e molto originali. Molta gente in rete crede o vuole credere alle teorie di Q, molta altra non ci crede fino in fondo, però crede che qualcosa di vero sotto sotto sotto ci sia e così contribuisce alla proliferazione della stessa, facendola rimbalzare di nodo in nodo, condizionando i sondaggi e arrivando a incidere fino all’urna elettorale. Qualcuno addirittura la sposa interamente, finendo per crederci più degli altri, come ad esempio i Patriots che dalla scorsa estate hanno cominciato a frequentare i raduni trumpiani facendosi fotografare con cartelli con la scritta “WE ARE Q” o con indosso le t-shirt acquistate su Amazon.

Manifestazioni innocue di folklore si dirà. Solo fino ad un certo punto! Già nel 2016 Edgar M. Welch convinto sostenitore della “teoria del Pizzagate”, ha rischiato di compiere una strage, e casi simili si stanno cominciando a verificare anche con QAnon. Si veda ad esempio il caso di Matthew P. Wright, 30 anni, di Henderson, che venerdì 15 Giugno 2018, ha bloccato con un veicolo blindato per novanta minuti sul ponte di bypass della diga di Hoover in Arizona farneticando sul “grande risveglio”, o ancora l’uomo non identificato ma dagli atteggiamenti sospetti fotografato fuori dall’ufficio di Michael Avenatti, avvocato di Stormy Daniels o gli ex veterani (Veterans on Patrol — VOP) che, come riportato da Motherboard Vice, girano i deserti dell’Arizona a caccia di campi di detenzione per bambini sfruttati per il traffico sessuale. Qualche settimana fa infine, prima delle elezioni di Mid-Term, pacchi bomba sono arrivati ai Clinton, agli Obama, a Soros e una serie di membri dell’establishment schieratosi contro Trump, poi infine la tragedia della sinagoga di Pittsburgh.

Il livello della violenza va salendo, se oggi la teoria di Q odora di Ur-Fascismo e si limita, tranne pochi casi per fortuna ancora limitati, a manifestazioni di costume, domani potrebbe odorare di fertilizzante, come ad Oklahoma City nel ’95.

Piccola nota “complottista”, proprio negli stessi giorni in cui Eco teneva alla Columbia University la famosa lectio magistralis da cui ha originava il saggio sul Fascismo Eterno, esplodeva la bomba ad Oklahoma City. Meno male che QAnon non si interessa di semiotica altrimenti nella mappa del complotto (se ne trovano diverse in rete), avrebbe trovato posto anche questo evento.

La semiotica di QAnon: un’origine italiana

Negli USA in verità non se ne sono accorti, almeno finché qualcuno non gliel’ha fatto notare, ma QAnon e il suo modo di agire e confondere, ha una serie di similitudini marcate con il caso Luther Blissett e con il romanzo Q apparso a metà degli anni novanta in Italia e trova altrettanto chiara origine nel famoso romanzo di Umberto Eco, Il Pendolo di Foucault. Le similitudini possibili, sono anche molte altre, ovviamente non possiamo omettere il più antico di tutti, Qohélet (o Ecclesiaste). Dan Brown probabilmente sarebbe partito proprio da quest’ultimo, un “convocatore” secondo una delle diverse possibili traduzioni del nome dall’ebraico del nome קהלת.

Se il collettivo bolognese del romanzo Q ha ammesso le impressionanti similitudini fra la propria creatura mediatico-letteraria e il fantomatico QAnon, il Professor Eco non ha potuto fare altrettanto con il Pendolo. Chissà, se avesse fatto a tempo ad interessarsene, forse avrebbe detto ancora una volta “QAnon è una delle mie creature”. Se ne sarebbe comunque probabilmente appassionato e, forse, divertito. Le rivelazioni di QAnon sembrano infatti a tutti gli effetti come scritto da Cory Austin Knudson in un saggio, un “gioco semiotico illimitato”, del tutto simile a quello ideato dai personaggi del Pendolo di Foucault. Ed è effettivamente nel Pendolo che è possibile trovare i rimandi più importanti.

Riferimenti letterari a parte, la fortuna del fenomeno QAnon ruota anche e soprattutto intorno ad un sapiente uso di segni, nell’accezione comunemente desausseriana, in cui significato e significante interagiscono nell’opera di disseminazione dissociativa di un messaggio comunque forte e già presente nell’immaginario collettivo. Quella di QAnon, la semiotica di internet (o dei social), è una semiotica della viralità, che adotta gli stilemi sapientemente descritti dal professor Eco nella famosa lectio magistralis, intitolata “Sul complotto. Da Popper a Dan Brown”, tenuta a Torino nel giugno del 2015.

Le similitudini con il Pendolo di Foucalt sono impressionanti, ancor più che con quelle del romanzo di Luther Blissett. I panettieri di Q, esattamente come i personaggi del Pendolo (Casaubon, Jacopo Belbo, Diotallevi e Agliè), mettono in scena condotte di vita allineate a quel modello di “semiosi cancerosa” che Eco chiama “uso” del testo (Paolucci 2017). Nel romanzo da un elenco di lavanderia e con l’aiuto di un computer chiamato Abulafia, si produce un Piano su scala globale che va dai Templari ai Rosacroce, da Paracelso al Graal, dai Rothschild alla CIA, il “complotto dei complotti”. Nel sistema complottista di Q al contrario, sono bastate poche righe (due in tutto), di un anonimo post apparso su 4chan lo scorso 28 ottobre, per scatenare la teoria.

La semiotica della viralità

La semiotica della viralità è figlia di un “fanatismo nuovo, solipsistico e complottista” (Mello 2017), che grazie a internet è uscito dal chiuso universo individuale e ha inquinato l’immaginario collettivo giocando la carta di un palinsesto virale da contrapporre al discorso mainstream, facendo leva sul più potente tra i diversi bias capaci di condizionare la mente umana, quello della conferma. Piattaforme social come 4chan, Reddit e anche Facebook diventano echo chambers in cui l’utente social accoglie tra i tanti, i soli frammenti informativi e mediali “che confermano le posizioni ideologiche già acquisite e di cui si circonda e si nutre” (Marino e Thibault 2016).

I “panettieri” di QAnon nel processo di codifica-decodifica del messaggio, ricostruiscono a proprio piacimento lo schema del complotto operato dai poteri forti del deep state, quello schema collaudato che crea il mito di un voto popolare alterato da votanti irregolari o degli inesistenti circoli pedofili dei democratici, come mutazione funzionale e opportunistica (ovviamente alla teoria complottista) del problema purtroppo reale dei minori scomparsi, come nel caso, lo vedremo di seguito, dell’Operazione MI Safe Kid. Si tratta in sintesi di dinamiche psicologiche e psicotiche scientificamente note e provate nei singoli individui, ma che qui assumono una dimensione se non di massa, comunque impressionante.

Una bufala, o menzogna, come ad esempio il coinvolgimento della Clinton e Obama in un circolo pedofilo, per diventare virale, ha bisogno di tre elementi (Perissinotto 2016):

- una struttura narrativa

- un contratto di veridizione

- una rete di diffusione

La struttura narrativa di QAnon è quella “tipica” del palesamento di un segreto che vede coinvolti gli immancabili poteri forti, allo stesso tempo si basa su un contratto. La fonte anonima Q Clearance è creduta non tanto perché afferma di sapere per certo ciò di cui parla, quanto poiché dall’altra parte del canale di comunicazione c’è più di qualcuno che già sa o sospetta di quelle cose, e le sospetta poiché vi ritrova i così detti “informanti” (Barthes 1969), ovvero quegli elementi volti a radicare l’invenzione nella realtà.

Gli informanti fanno leva quindi sul confirmation bias, soprattutto in quel soggetti psicologicamente più deboli o predisposti, che non aspettava altro che di sentirselo dire, gli stessi soggetti che si attivano da subito per contribuire a diffondere le notizie, perché tutti devono sapere (viralità e contagio).

I tre elementi enunciati da Perissinotto, come abbiamo visto in QAnon ci sono, come del resto c’è in origine del gioco l’innesco più potente fra i possibili inneschi capaci di accendere l’attenzione di un potenziale uditorio di estrema destra, il satanismo e il traffico sessuale di bambini. Non è un caso che all’origine di QAnon vi sia il recupero della teoria del “Pizzagate”. Tuttavia come sanno bene gli incendiari di professione, un buon innesco non basta, ne occorrono diversi e poi serve il vento. Ebbene al fenomeno QAnon, come abbiamo visto, non sono certo mancati tali alleati.

Una cifra che da sola spiega molto più che tante parole è 1584, ovvero il numero di domande contenute nei post di QAnon apparsi su su 4chan, 8chan dal quello iniziale del 28 Ottobre 2017 fino al 14 Gennaio 2018 (la collezione di post, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito Genius.

Con la tecnica delle molliche di pane (Bread Crumbs), le briciole di “verità” disseminate in rete con messaggi brevi e frammentati, le domande retoriche, unite alle previsioni vaghe, hanno fatto il resto. Ai “fornai” è stato demandato il compito di collegare e interpretare le briciole di verità esercitandosi in un immenso gioco cabalistico (e qui si torna all’Abulafia di echiana memoria), più di qualcuno si è spinto fino a disegnare mappe semantiche per collegare i pezzi dell’immenso puzzle).

Non solo, agli adepti della teoria è toccato anche il compito più importante, quello della diffusione e della proliferazione della teoria. Nell’aprile 2018 è nata addirittura un’App chiamata QDrops (disponibile sia per Android che per Apple e posizionatasi ai primi posti fra le applicazioni più scaricate), in grado di aiutare i “truthers” nell’ars combinatoria delle parole chiave disseminate nei messaggi di Q. Eppure tutto ciò non sarebbe bastato se non fosse intervenuto un terzo e decisivo elemento, i tweet di Roseanne Baar e degli altri influencer, che hanno traghettato QAnon dalle echo chamber di 4chan e Reddit, al web.

Operazione Mi Safe Kid: un esempio di debunking di una Psy-Op

Il 23 settembre scorso le autorità dello stato del Michigan e in particolare lo United States Marshals Service, hanno compito un’operazione nella Contea di Wayne, nei pressi del lago St. Clair.

L’operazione ha permesso di “ritrovare123 bambini (o sarebbe meglio dire minori), “scomparsi” su 301 ricercati.

Le virgolette in relazione alle due parole chiave testé riportate sono d’obbligo, vediamo perché. Iniziamo dal comunicato ufficiale dei US Marshals del 3 ottobre scorso in cui si leggevano le seguenti parole:

Out of 301 files of missing children, 123 were identified and recovered safely during the operation. All 123 children were physically located and interviewed — standard protocol for the Michigan State Police. All of the children located were interviewed about potentially being sexually victimized or used in a sex trafficking ring during their period of time that they were deemed missing. Three cases were identified as being possible sex trafficking cases, and one homeless teen was transported back to the command post after it was discovered that he had not had anything to eat in three days. He was then debriefed and turned over to Child Protective Services for aftercare”.

Come si può vedere il report è oggettivamente scarno e asciutto e non parla né di bambini rapiti, né tanto meno di bambini abusati (fatta eccezione per tre casi su cui si parla di possibile abuso e di un ragazzo senzatetto trovato in stato di denutrizione). L’operazione dei Marshals ha quindi riguardato minori appartenenti a contesti familiari fortemente disagiati e di cui le autorità del Michigan avevano perso le tracce (abbandono scolastico o incertezza sull’ultima dimora) e su cui era necessario indagare, applicando un protocollo standard, basato su un’intervista individuale, per escludere che potessero essere stati “potenzialmente vittime di violenza sessuale o essere stati utilizzati in circoli pedofili durante il loro periodo di tempo in cui sono stati giudicati scomparsi”.

A volerlo creare ad arte, un comunicato così perfettamente utilizzabile ai fini della teoria, difficilmente lo si sarebbe prodotto più funzionale. Nel comunicato dei Marshals ci sono tutte le key words perfette per assumere il ruolo degli “informanti” barthesiani:

- 301 files

- missing children;

- sex trafficking

- ring

La realtà, come abbiamo viso è ben diversa, basta leggere con attenzione il comunicato e poi collegarlo alla realtà sociale ed economica del Michigan dove, a seguito della crisi dell’industria dell’auto e quindi della deindustrializzazione, i tassi di disagio minorile sono tra i più alti degli Stati Uniti.

La città di Detroit (sede della General Motors), peraltro capoluogo della Contea di Wayne, nel luglio 2013, ha dichiarato fallimento a causa dell’impossibilità di pagare debiti stimati tra i 18 e i 20 miliardi di dollari. Alcuni report parlano di circa 80.000 case abbandonate, le periferie sono via via decadute e sono rimaste isolate e senza servizi pubblici. Le persone che vi abitano vivono in un forte degrado, le case sono fatiscenti, i negozi hanno chiuso e le gang si spartiscono il territorio.

Le autorità del Michigan sono da anni impegnate ad assistere le agenzie statali e locali nella localizzazione e nel recupero dei bambini scomparsi e nella prevenzione del traffico sessuale. La parola chiave “prevenzione” è però scomparsa dall’immaginario complottista e purtroppo anche di alcuni media mainstream e ciò ha favorito un innesco potentissimo per QAnon e i suoi fan.

Vediamo alcuni esempi di come i media hanno riportato la notizia, ad esempio il NY Post che nel corpo dell’articolo riporta in maniera puntuale il comunicato dei Marshals, ma propone un titolo oggettivamente misleading:

Il titolo dell’articolo apparso sulla pagina online del tabloid sensazionalistico di proprietà del gruppo Murdoch, è un esempio di tipico e involontario “informante”. Gli “informanti” funzionano poiché creano lo sfondo temporale (Breaking news), spaziale (Michigan), psicologico (Sex Trafficking) ed emotivo (Children), affinché la trama della cospirazione possa servirsene.

Si è accennato anche alla funzione “spaziale” dell’elemento ”informante”, ebbene la potenza del caso che stiamo esaminando risiede, anche e soprattutto, nello spazio geografico in cui si svolge il caso, quel Michigan colpito dalla crisi, molto presente nella narrazione, anche cinematografica e musicale (si veda il film Gran Torino o 8 Mile di Eminem) degli ultimi dieci anni, con la sua contea simbolo Wayne (poiché ha Detroit come capitale) e il Midwest, nocciolo duro della working class americana che ha favorito la vittoria di Trump.

La descrizione dello spazio in cui si colloca l’azione e quindi la narrazione complottista, “non è dunque un elemento accessorio, anzi. Esso costituisce un vero e proprio informante, offrendo al destinatario della narrazione informazioni che permettono di ancorare gli eventi ad un determinato luogo e quindi, anche, ad un determinato contesto culturale, sociale, politico, storico” (Dibattista e Morgese 2012). E non è un caso che il Midwest, luogo eletto per la narrazione, è una delle regioni in cui più forte è soffiato il vento di odio verso Hillary Clinton, vista come candidata troppo legata nell’immaginario collettivo ai poteri forti di Wall Street, simbolo della continuità del potere e del deep state.

Volendo fare un paragone, il Michigan non è molto dissimile alla Louisiana di True Detective, con i suoi panorami di natura inquietante (il delta del Mississippi) e le sue ciminiere. È a suo modo un ambiente ideale per instillare quel senso di “panico morale”, descritto in maniera estremamente puntuale nella prima puntata dell’articolo a firma Wu-Ming su Internazionale dedicato alla nascita delle teorie sul complotto. Nella mente dei teorici del complotto il panorama geografico diventa panorama cinematografico.

Se il NY Post, ha trattato la notizia in maniera tutto sommato asettica (titolo di lancio a parte), la realtà è che però la notizia non c’era, tant’è che la maggior parte dei media non l’ha nemmeno trattata e questo, paradossalmente, ha favorito ancora di più l’innesco della teoria. Tale fenomeno è tipico delle teorie del complotto, la “sparizione” delle notizie “scomode” perché i poteri forti controllano i media ufficiali, notizie che poi immancabilmente riappaiono sulle pagine di Facebook o sulle messageboard come 4chan o Reddit, i luoghi dove laresistenzacombatte per far emergere la verità. La verità che con l’amministrazione Trump è stata scatenata una lotta contro i pedofili.

Risultati immagini per roseanne barr tweet qanons

Perissinotto chiarisce ancora meglio il concetto affermando che “una caratteristica ricorrente delle bufale è quella di proporsi come palesamento di un ipotetico segreto gelosamente custodito da non meglio precisati ‘poteri forti’ e da onnipotenti ‘media di regime’. In questo modo, il silenzio o la smentita della notizia menzognera da parte degli organi di informazione più titolati, non fa che accrescere la credibilità della bufala sugli altri media e, in particolare, sui social media”.

Prova plastica di quanto appena affermato, la abbiamo banalmente verificando le interazioni sul blog di Mike Rothshild, ricercatore indipendente sul tema delle teorie della cospirazione, che occupandosi di debunking ha analizzato anche la notizia sui bambini “salvati”. Nell’articolo Rothshild viene visualizzato a titolo di esempio un post twitter dell’account trumpista WWG1WGA @findtruthQ, account che vanta ad oggi 4.685 Tweet, 13.600 Follower e 11.300 Like, numeri di tutto rispetto.

Sul post in questione, datato 9 Ottobre 2018, viene riportata l’immagine di un uomo in manette, peccato che nell’operazione Mi Safe Kid non vi sia notizia di arresti.

L’immagine dell’uomo in manette, ripresa così come l’ha proposta il canale WBALTV.com (media locale di Baltimora nel circuito NBC), veniva commentata con affermazioni in puro stile cospirativo: “Ovviamente non si tratta di notizie nazionali. Perché i media mainstream proteggono il traffico sessuale di bambini?!? Perché??”. Il post ha collezionato nelle prime ore 268 like e 239 conversazioni collegate.

Ovviamente non è vero che i media non hanno trattato la notizia, trattandosi di notizia locale, semplicemente non è uscita dai canali locali (WSVN 7 News, FOX 46 Charlotte, ABC30 Fresno) o se è uscita, la copertura nazionale si è limitata a pochi casi (il già citato NY Post ad esempio). Altrettanto ovviamente tale operazione di debunking ha sortito il suo effetto, il blog di Mike Rothshild è stato subissato di post di protesta e insulti da parte di sostenitori trumpisti. Piccola curiosità, la faccenda ha comunque varcato l’oceano ed è arrivata anche in Italia. TGCOM24 il 10 Ottobre ha pubblicato la seguente notizia:

Come si può vedere, nel titolo si parla di 123 bambini rapiti salvati durante un’operazione di polizia in Michigan, mentre nel sottotitolo invece si parla di 123 bambini scomparsi, alcuni dei quali rapiti per essere destinati al mercato del sesso. Al di là del modo in cui è presentato il fatto (probabilmente riprendendo e traducendo la news dai siti americani testé citati, senza ulteriori approfondimenti), o forse proprio per questo, è interessante vedere la natura dei commenti presenti in pagina.

Questi evocano la pena di morte, lenta e dolorosa, la comprensione per i genitori, lo shock per la notizia, il miracolo e pure qualche domanda lecita, tipo: dove li tenevano 123 bambini? Ai commenti vanno sommati gli innumerevoli like. Oltre al media appena citato, hanno ripreso la notizia: Il Messaggero, Il Mattino, La Gazzetta di Parma, Dagospia (solo per attenersi alla prima pagina di risultati restituiti da Google).

Troll vs Troll: una possibile strategia del web per combattere la misinformation?

Il problema vero è che quella in atto è la classica dinamica “centro-periferia”. Per periferia della “semiosfera” (Lotman, 1990), si intende quello che in molti chiamano “Internet”, mentre per centro, al contrario, si intende il “Web”. Tutti quanti noi quotidianamente frequentiamo il web (siti di informazione, di e-commerce, Google, Facebook ecc. ecc.), tuttavia vi è una nicchia di utenti che vive la propria esperienza interamente su l’internet, ovvero le piattaforme di imageboarding come 4chan e Reddit, o forum per pochi eletti a volte sconosciuti ai motori di ricerca. È in questi luoghi, quelli che Auerbach (2012) ha definito come i luoghi di frequentazione della A-culture, che si alimenta la sub-cultura complottista. Con QAnon la “periferia” ha invaso il “centro”. Tuttavia, è bene chiarirlo, la periferia in cui nasce QAnon non va confusa con il dark web, che rappresenta un mondo a sé stante e comunque non collegato né all’Internet e né tantomeno al Web.

Estremamente chiare a tale proposito sono le parole di Lotman sulla “periferia”, che rappresenta “l’area culturale più innovativa, dinamica e fertile, ma anche limitata a una minoranza di individui [Essa] ospita ciò che generalmente possiamo chiamare ‘sottoculture’, inclusi fandom, sette religiose, estremisti politici e subculture collegate ai concetti di geek e nerdismo. I siti Web [frequentati da tali subculure], sono generalmente sconosciuti alla maggior parte del pubblico, e le loro ideologie sono il più delle volte opposte, o almeno alternative, a quelle che possiamo trovare al centro”. Non è un caso, del resto, che nell’Internet, è nata la cultura dei meme (Marino 2015) e soprattutto dell’anonimato. Gli Anon, tra cui il famoso Q, sono i frequentatori delle bacheche (subboard) complottiste di 4chan e 8chan (/ b /, / v / e / pol e baphomet). Il Baphomet peraltro è una delle figure maggiormente legate alla tradizionale narrazione complottista ruotante intorno al processo ai Templari e Umberto Eco, sempre lui, lo utilizza come elemento immancabile nel suo romanzo del 1988.

La propaganda che ruota dietro al fenomeno QAnon è quindi a tutti gli effetti una propaganda che si propaga e si diffonde a mezzo troll e meme e più di qualcuno (Quattrociocchi ad esempio) si è chiesto se tale fenomeno non possa che essere combattuto con le stesse armi, ovvero contrapponendo al trolling altre pratiche di trolling, più che affannandosi in un inutile e sterile tentativo di smontare la misinformation con la logica e il buon senso. Tale posizione, sicuramente estrema, non è chiaramente una negazione dell’opera meritoria di tutti coloro che quotidianamente in rete si occupano di debunking filologico e controfattuale, rappresenta semmai un’arma estrema per casi estremi.

Ma il solo, contrapporre troll a troll non è evidentemente sufficiente, occorre rispolverare vecchie e collaudate armi, come ad esempio la “guerriglia semiologicateorizzata da Eco fin dagli anni settanta: “la battaglia per la sopravvivenza dell’uomo come essere responsabile nell’Era della Comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma dove arriva” (Eco 1973), e un ruolo fondamentale in quest’azione lo ha l’intellettuale, ieri engagé e organico, oggi più probabilmente un influencer.

Ieri, affermava Eco, “le masse non [potevano] vincere da sole questa battaglia di guerriglia”, oggi allo stesso modo, “sebbene la struttura peer to peer dei social media dia maggiori chance a una guerriglia semiologica, la mancanza di consapevolezza semiotica nel combatterla la fa di fatto perdere in partenza” (Paolucci 2017). In altre parole se già negli anni settanta non era sufficiente, per smontare l’impianto ideologico delle Brigate Rosse, il definirne i comunicati come “deliranti e fumosi”, oggi sarebbe ancora più sterile combattere il complottismo alla QAnon (e tutti i suoi simili: teoria gender, no vax, scie chimiche ecc. ecc.), con le medesime deboli affermazioni o la sola logica. La “forza del falso” è troppo preponderante.

Allo stesso modo tale enunciato sembra essere radicalmente in controtendenza rispetto ad una delle regole auree della semiosfera, la regola 14, ovvero non discutere mai con un troll, perché vince lui, ma in realtà ne rappresenta la conferma. Non alimentare la discussione con un troll è buona regola, soprattutto se non si è frequentatori abituali della periferia, considerato soprattutto che i frequentatori delle aree centrali del web spesso non hanno le competenze né per identificare e né per evitare i troll o per distinguere un “subdolo” meme da una semplice immagine di propaganda. Cosa diversa è combattere la misinformation con la stessa moneta, trollizzando i complottisti, con strumenti tipici del dominio semiotico.

In realtà però la dinamica di disseminazione della controinformazione complottista di Q e dei fenomeni ad esso simili è ulteriormente resa complessa dall’utilizzo dei sockpuppet, ovvero della pratica di personificare account che riportano informazioni false e nascondono la reale identità dell’utente che vi si cela dietro. Il sockpuppet che diffonde in rete le briciole di verità è esso stesso al medesimo tempo un troll e un agente di misinformazione. Ma non solo, il sockpuppet può non essere sempre e solo una persona in carne ed ossa, in alcuni casi è un bot, debitamente programmato per favorire con la sua interazione la rapida diffusione di messaggi.

Ovvio che laddove si dimostrasse che tra i meccanismi di propagazione della teoria di QAnon vi è anche l’uso di bot e sockpuppet, allora quello che oggi appare come un ben orchestrato gioco semiotico, assumerebbe immediatamente le sembianze di una operazione di psy-op in grande stile, e più in particolare un’operazione di tipo A, ovvero un inganno che non abbia come obiettivo fuorviare il bersaglio inducendolo all’errore (questi sono gli inganni di tipo M), bensì l’ambiguità, volta ad accrescere lo stato di confusione di un sistema, o degli elettori. Una confusione utile magari a nascondere la mancanza di quel cambiamento promesso in campagna elettorale, oppure una confusione utile a minare ulteriormente un sistema, già danneggiato dall’elezione di un presidente outsider e fuori dalla tradizione liberale.

Conclusioni

Quale che sia l’origine del fenomeno QAnon e quali ne siano stati gli effetti finali sul piano elettorale americano a valle delle elezioni di Mid Term, è comunque chiaro come la leva amplificatoria dei social media ne ha favorito una disseminazione rapida e capillare. Sistemi e subculture complottiste, in un modo o nell’altro, hanno generato un effetto tenuta sull’elettorato, sicuramente su quello trumpiano ma non solo. La risultante di tale azione è stata l’affermarsi di politiche e tematiche fino a pochi anni fa considerate antisistema, ma non solo. Probabilmente l’effetto più grave si è manifestato con la viralità di sentimenti anti istituzioni. Già Trump, novello Mao, da quando è stato eletto ha a più riprese “bombardato il quartier generale”, e non stupisce quindi come le teorie sul deep state trovino ogni giorno diversi nuovi adepti.

L’analisi dei sistemi semiologici di natura virale alla base del modello QAnon, ci fa verificare come gli stessi rappresentino in tutto e per tutto la riproposizione in scala globale di quelle azioni di guerriglia mass-mediatica che il collettivo Luther Blissett ideava e metteva in atto a metà anni novanta in Italia e poi in Europa. La differenza tra ieri e oggi, perché una differenza c’è, è rappresentata dal fatto che le beffe del collettivo di origine bolognese, avevano come obiettivo i media e come fine il dimostrarne la vulnerabilità sotto il profilo culturale (Musarra 2005), in estrema sintesi erano orientate a dimostrare la vulnerabilità del sistema mediatico.

Oggi, a differenza di allora, il “Piano” complottista di QAnon lavora per sostenere e favorire un nuovo sistema in corso di affermazione basato sull’idea del leader forte che, senza mediazioni di rappresentanza e con il sostegno diretto del popolo, agisca per abbattere lo Stato profondo, o forse lo Stato tout-court. Un qualcosa che assomiglia molto all’Ur-Fascismo di echiana memoria, più che a una critica di un sistema imperfetto. Il premio per tale immensa manipolazione non è più il caos, ma la sostituzione del sistema democratico con qualcos’altro, lo Stato profondo con un altro Stato, la democrazia liberale con la democrazia diretta se non addirittura con una democrazia autoritaria.

Le subculture che danno il propellente a tale cambiamento, un tempo confinate nella periferia della Rete e oggi via via sempre più “egemoniche” nella Semiosfera (nel senso puramente gramsciano del termine), rappresentano tuttavia poco più che “favole”. Narrazioni immaginifiche in tutto e per tutto simili al “Piano” del Pendolo, una sorta di “anticristo” che ammalia con rivelazioni frammentate e domande lasciate cadere su chi già possiede in sé le verità. Tale azione eseguita con tecniche di guerriglia mass mediatica sui social media è in tutto e per tutto una Psy-Op.

L’unico modo per contrastarla è quindi quello di tornare alla ricetta echiana della guerriglia semiologica, aggiornata e integrata con tecniche di controguerriglia memetica (troll contro troll, meme contro meme), adeguate ai tempi e alle modalità comunicative della Semiosfera. Quindi si, guerriglia e contro guerriglia, ricordando però che che dietro ogni “Piano”, ivi compreso quello inventato da Q, vi sono sempre solo parole nude, affermazioni vuote che non significano nessuna verità.

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.