L’empatia è definita come la capacità di una persona di “mettersi nei panni” di un altro, “sentire quello che sente” per meglio comprenderlo. Ma è davvero possibile “mettersi nei panni” di qualcuno?

1. Sentire “dentro”?

Quello di “empatia” sembra diventato un concetto di cui non si può fare a meno quando si parla del lavoro clinico e della psicoterapia in particolare. Se ne parla come di una capacità imprescindibile che il terapeuta ha o non ha, e senza la quale è impossibile anche solo immaginare una relazione di cura. L’argomento che circola è che senza empatia un terapeuta (ma anche un individuo in generale) è distaccato e indifferente, incapace di vicinanza col prossimo o per lo meno non in grado di comprendere quello che l’altro sente.
Il dizionario Treccani la definisce come la “capacità di porsi…


Studiosa e musicista vicentina, Elisa De Munari (Elli De Mon quando suona) pubblica con Arcana un saggio che racconta il blues da una prospettiva molto speciale. E una volta letto il libro, c’è il cd.

Lo aveva spiegato bene Amiri Baraka: ha senso parlare di una “estetica del blues” a patto che questo non comporti una sua “depoliticizzazione”.
Raccontare questa musica come la musica popolare dei neri che nasce nel contesto della società borghese bianca americana è sensato, ma è parziale. E forse è complicato per il pubblico della world music e delle contaminazioni da laboratorio immaginare la genesi conflittuale di questa forma d’espressione. Conflittuale perché, certo, nasce dalla necessità di sopravvivenza di individui a cui era negato persino lo status di esseri umani; ma anche perché emerge da un processo di appropriazione, di stravolgimento…


Luglio ci porta un album con registrazioni inedite, l’occasione migliore per avvicinarsi all’arte di questo chitarrista sorprendente e diverso da chiunque altro.

Quando guardavano le mani di Joseph
dicevano: sono le mani di un falegname
Sono grandi e sono potenti e sono forti
Sono mani che dovrebbero lavorare il legno
Sono le mani che dovrebbero lavorare una lunga giornata
E Joseph ha fatto tutte quelle cose
ma ha anche imparato a suonare.
(Ralph McTell, “Hands of Joseph”)

Ci sono quelle canzoni che diventano incontri miracolosi perché ti spalancano un mondo.
Questa storia parte da una canzone che per quanto mi riguarda è stata la porta d’accesso a tre mondi, tutti insieme. Che parola si usa in questi casi? …


Sì, affidiamoci alla scienza. Ma tutta, però.

Qualche sera fa in TV un noto filosofo e psicoanalista affermava che chi non si convince a vaccinarsi (mettendoci dentro no-vax dichiarati e persone in varia misura e a vario titolo indecise e perplesse, senza nessuna distinzione) ha “bisogno di cure” perché “nega l’evidenza” (e citava a supporto Freud, fra gli sghignazzi e le strizzatine d’occhio dei conduttori e del medico ospite), allo stesso modo in cui uno insiste “che la mia camicia è rossa mentre è blu” (era celeste, ma transeat).

Non mi soffermo qui sulla pretesa di convincere qualcuno dandogli dello psicotico né sulla furbata di continuare a…


Con Alvise ho parlato dell’ultimo lavoro, ma anche di musica tradizionale e di piattaforme streaming, la spina nel fianco dei musicisti. Anche se…

Avevo conosciuto Alvise vedendolo suonare all’Acoustic Guitar Village di Cremona nel 2019, nel trio con cui Lino Straulino aveva realizzato “VIllandorme” (completava la formazione la cantante Alessia Valle). Così avevo cercato sue notizie e avevo scoperto questo giovane chitarrista carnico con un’attività prolifica fra musica tradizionale e canzone d’autore.
Da pochi mesi è uscito sulle piattaforme
“Zornant”, il suo quarto album, tutto realizzato in casa, guardacaso a non molta distanza da “A la brigata nobile e cortese”, l’ultimo cd del suo “mentore” (di cui parlavo qui). …


“A la brigata nobile e cortese”: quasi un concept album dai versi del poeta del XIII secolo

Qualcuno ricorderà che Francesco Guccini nella “Canzone dei dodici mesi” citava Folgòre di San Gimignano dando il benvenuto al mese di maggio: “…ben venga la rosa che è dei poeti il fiore, mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgòre” (dove Cenne, per la precisione, è quel bellimbusto di Bencivenne de la Chitarra, estroso giullare aretino). Ma se Guccini dedicava una strofa a ciascuno dei mesi, molto tempo prima Folgòre li aveva celebrati con dodici interi sonetti — più un “Preludio” e una “Conclusione” a incorniciarli.
Folgòre (Giacomo o Jacopo Di Michele, poeta senese vissuto…


A 75 anni ha pubblicato un cd nella formazione che più lo ispira e lo porta a sfidare i limiti: “Noon”, undici brani registrati con Mike Gordon dei Phish

A Leo Kottke piace disseminare qua e là chiavi di lettura di quello che fa, e da cinquant’anni sappiamo che l’ironia è la posizione che assume e che in qualche misura chiede a chi ascolta. Ironia che è una posizione che gioca con significati e contesti — talvolta scatenando l’ilarità, altre volte con effetto di ribaltamento della realtà o di disvelamento di aspetti imprevedibili — per cui quello che dici non significa necessariamente quello che dici e il senso di quello che vedi non è necessariamente quello esplicito.
Nella biografia in copertina di “6 & 12 String Guitar” scriveva: “Leo Kottke…


Perché un album come “Reflections” (2020) non si fa solo in due: serve un terzo elemento. Che forse è l’amicizia. O forse tutta la strada percorsa insieme. O forse è il lavoro sul suono, a cui provvede Luca Tacconi di Sotto il Mare Studios. O forse tutto questo insieme.

Succede che mi sono avvicinato a questo cd con tutti i pregiudizi che mi porto dietro a proposito di una certa musica per chitarra, che di frequente è musica senza cuore e senza storia e spesso non sa dove andare, ma si premura di andarci col vestito migliore. Per dire che all’inizio non era per niente scontato che i nove brani del cd rimanessero a girare così a lungo nelle mie cuffie.
Veronese Nicola Cipriani, californiano Brad Myrick, hanno entrambi una carriera nel pop dei rispettivi paesi (il primo dal vivo, il secondo nel mondo della produzione), ma da anni girano…


Se ho impiegato sei mesi a leggere “Chronicles”, è stato per scelta. Poche pagine ogni notte, nutrendomi di esse anziché divorarle. Per dilatare il tempo e garantirgli consistenza di luogo…

di Silvia Longo

Silvia Longo lavora da trent’anni presso una cooperativa sociale che si occupa del recupero e del reinserimento socio-lavorativo di persone in situazioni di disagio, soprattutto nell’ambito delle dipendenze patologiche. Ama leggere, ha il vizio di scrivere. Nel 2012 ha pubblicato per Longanesi il romanzo “Il tempo tagliato”. È presente in diverse antologie con poesie e racconti. L’altra sua grande passione è la musica.


Vivere in pandemia comporta alcuni aspetti drammatici che non possiamo evitarci, ma che dobbiamo cercare di gestire in qualche modo. E un altro di cui è possibile e necessario liberarci ora, subito.

Da un po’ di giorni ragiono sul fatto che mi sento piuttosto in difficoltà nel provare a dire qualcosa sulla fase che stiamo attraversando. All’inizio di questi dodici mesi di pandemia scrissi sul mio blog una nota (vi ricordate? Erano i tempi dei supermercati senza più carta igienica) che già a rileggerla un mese dopo mi sembrava superflua e ingenua (come cambiava il mondo, da un giorno all’altro!) e nei tanti momenti successivi in cui ho provato ad abbozzare qualche riflessione, un attimo dopo mi pareva già superata.
Quello che oggi sento di poter dire è che non c’è una emergenza…

Massimo Giuliani

La cura e la musica sono i miei due punti di vista sul mondo. Sembrano due faccende diverse, ma è sempre questione di suonare insieme.

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