Due o tre cose a proposito di “La vista da qui”

Ci sono alcuni passi del libro di Massimo Mantellini che mi piace condividere e su cui mi piacerebbe anche discutere. I passi sono raggruppabili in due blocchi, uno dei quali riguarda la scuola e le tecnologie, l’altro la lettura digitale.

Sulla scuola ho segnato queste frasi:

Perché i nativi digitali diventino veramente la molla del cambiamento sociale dovremo costruire attorno alla loro confidenza con la tecnologia un sistema didattico che li aiuti a comprendere la tecnologia.

Inciso: questo passo mi ha ricordato molto quella necessità di condurre i ragazzi “da una confidenza tecnologica a una consapevolezza tecnologica” di cui parlavo già due anni fa nel mio blog (se sei curioso leggi “Il tablet in classe non fa la scuola digitale”) e che ribadisco con forza nel mio piccolo saggio sull’argomento scuola e tecnologia di uscita imminente nella collana deep: di :duepunti edizioni.

Seconda frase sulla scuola: oggi sarebbero molto utili ore di lezione in cui si impari l’abc digitale. L’universo in rete è straordinariamente complesso e pieno di sfaccettature: abbiamo bisogno che i nostri ragazzi affrontino una simile complessità e si attrezzino per decodificarla con rigore.

E anche: ma se la scuola è la nostra grammatica del mondo, allora oggi internet deve essere compresa al suo interno nel doppio ruolo di fonte didattica e di linguaggio da imparare.

Infine (a proposito delle proposte dell’allora ministro Profumo, che tentava di accelerare l’introduzione degli ebook in classe): ridurre l’innovazione didattica all’adozione di nuovi oggetti a forma di libro (più leggeri e dotati di schermo) e nuovi formati (con contenuti molto simili e affidati ai medesimi intermediari) era un’altra maniera per continuare a ragionare come in passato dopo essersi rapidamente cambiati d’abito.

Il blocco che riguarda la lettura digitale è composto in verità solo da una frase, ma che trovo quanto mai esauriente. La premessa: Massimo Mantellini sta leggendo Dostoevskij su un’edizione cartacea e contemporanente su Kindle e sullo smartphone a seconda delle circostanze e delle esigenze. E devo dire che mi piace così. Se qualcuno mi fermasse per strada per chiedermi se preferisco il profumo della carta o la comodità del formato elettronico, io oggi direi, molto semplicemente, che sono affezionato a entrambi. O a nessuno dei due. Per la verità, pensandoci meglio, forse risponderei che mi piace Dostoevskij.

Del libro ho apprezzato parecchi altri capitoli e brani, ma qui mi premeva condividere questi due argomenti, secondo me importanti e legati tra loro e che penso riassumano bene quanto probabilmente si ripromette di voler comunicare Mantellini con questo agile saggio: il digitale non è né un’alternativa né un ostacolo alla lettura e alla cultura, quanto piuttosto un’estensione del nostro modo di leggere, conoscere e imparare. Non solo, ma il digitale ci porta in sentieri non più lineari e strutturati come un tempo, dove non solo è facile perdersi, ma dove è ancor più facile credere di aver trovato il percorso giusto. E invece.

Per questo è molto importante far entrare il digitale nelle scuole, in maniera graduale, intelligente, ma decisa. Non può che fare bene agli studenti e ancora meglio alla scuola stessa.