9 idee chiave per trasformare la formazione permanente dei docenti

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Articolo originale: 9 Ideas clave para transformar la formación permanente del profesorado

Viviamo nella società dell’informazione con conoscenze multiple ed incerte ed in costante cambiamento. Oggigiorno non esistono verità assolute e conoscenze durature e, come dice Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo creatore del concetto di modernità liquida, “viviamo nel tempo di cambiamenti accelerati, cambi socioculturali provocati in parte dall’impatto trasformatore delle tecnologie digitali. Sono tempi liquidi e l’educazione richiede nuovi modelli per costruire una identità digitale come soggetti con capacità di sopravvivere e surfare in queste acque turbolente.”

Gli studenti che oggi arrivano nelle nostre classi sono diversi, vogliono usare la tecnologia del loro tempo e non li soddisfa più un’istruzione che non si relaziona con il mondo reale nel quale vivono. Hanno bisogno di nuovi obiettivi e nuove strategie pedagogiche. Per loro è sempre meno efficace una metodologia che consiste nella spiegazione dei contenuti che poi si deve riprodurre negli esami. I docenti devono migliorare e adattare la propria pedagogia; la tecnologia, usata in forma intelligente, può aiutare a realizzare questa trasformazione che connette l’apprendimento degli studenti alla loro nuova realtà e che sia più attraente e utile per il loro futuro.

Per venire incontro alle necessità di formazione dei docenti che la società richiede, è necessario ridefinire la professione dell’insegnante del XXI secolo: dare impulso a un cambiamento metodologico e orientare i docenti allo sviluppo la valutazione delle competenze di base dei propri alunni: questi sono posti al centro del lavoro dei docenti.

Le informazioni internazionali coincidono, evidenziando l’importanza di disporre di insegnanti ben formati per migliorare la qualità educativa, per loro è necessario disporre di un sistema efficace della formazione docente e creare incentivi per lo sviluppo professionale e per effettuare un lavoro costante di innovazione educativa.

Per affrontare la sfida di trasformare la formazione dei docenti dovremmo rispondere alle seguenti domande: perché la formazione continua dei docenti? Per quali competenze? Come effettuarla?

La risposta alla prima domanda è che la formazione dei docenti deve contribuire affinché i cittadini del futuro siano buoni interpreti di un contesto in continuo cambiamento e possano creare, discutere, costruire e diventare corresponsabili della società nella quale vivono. Questo porta ad apprendere ed educare a tale ambiente, sviluppando le competenze degli alunni, innovando e creando nell’aula, in sintesi trasformando l’ambiente d’apprendimento come centro educativo, allo stesso modo di come cambia il nostro ambiente sociale.

La prima sfida che c’è da affrontare è l’elaborazione di un quadro di competenze professionali dei docenti che includa la competenza digitale che orienti la formazione degli insegnanti verso lo sviluppo di questo rinnovamento, cambiando il compito educativo.

La priorità è quella di riflettere sulla qualità e l’efficacia delle attività di formazione nelle sue varie forme che stiamo offrendo agli insegnanti, con l’obiettivo di cambiare il proprio progetto metodologico e garantire il suo impatto in classe. Per fare questo, si presentano qui di seguito nove idee chiave:

1 I contenuti delle attività di formazione dovrebbero essere uno strumento per imparare e non un fine in sé. Una delle proposte della Commissione europea in materia di competenze professionali degli insegnanti si riferisce alla competenza della propria disciplina e del suo insegnamento, il che implica una conoscenza approfondita del suo contenuto e della sua struttura. E’ evidente che i contenuti non sono sufficienti se non sono associati ad una progettazione delle attività, che portano a un lavoro finale di applicazione diretta in aula dei contenuti di apprendimento. Cioè bisogna sviluppare le competenze della professione insegnante che sono combinazioni complesse di conoscenze, competenze, prospettive, valori e atteggiamenti che aiuteranno a realizzare efficacemente i compiti della funzione di insegnamento, ottenendo i risultati sperati in modo efficiente, ottimizzando le risorse e gli sforzi.

2Le attività di formazione dovrebbero fornire agli insegnanti lo sviluppo e la valutazione delle competenze chiave degli studenti. La raccomandazione del Parlamento e del Consiglio europeo del 18 dicembre 2006 considera che “le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personale e la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione. “

3 Non meno importante è l’integrazione dei media digitali nelle attività di formazione, garantire lo sviluppo di competenze di insegnamento dei docenti digitali. Siamo immersi in una società digitale, quindi questa competenza nell’insegnamento è già un requisito imprescindibile.

4 Le attività di formazione dovrebbero facilitare la creazione di comunità di pratica per gli insegnanti per collaborare e lavorare insieme. Non possiamo continuare a guidare le attività di formazione degli insegnanti in termini individuali, dobbiamo ampliare l’obiettivo con gruppi di insegnanti verso progetti di innovazione educativi attivi, nei centri dove c’è movimento verso il cambiamento.

5 Un’altra preoccupazione ha a che fare con le modalità delle attività di formazione. Finora i metodi di formazione sono: corsi in aula, corsi on-line, seminari e progetti di formazione nei diversi centri educativi. Le prime due modalità sono concentrate più sulla formazione dei singoli insegnanti, mentre seminari e progetti di formazione sono svolti da gruppi di insegnanti della stessa scuola. Per sviluppare la competenza digitale dei docenti, facilitare la creazione di comunità virtuali di pratica e la creazione di risorse educative aperte, è necessario includere nuove modalità di fare formazione.

6 Tutte le modalità di formazione dovrebbero avere una parte on-line e tutti i corsi on-line una parte in presenza. I corsi in blended learning sono un modo di fare formazione in cui almeno il 30% delle attività si svolge in uno spazio virtuale, questa modalità consente una metodologia “Flipped Classroom” fornita dal relatore, per gli insegnanti che lavorano nella parte in presenza sulla progettazione, con contenuti disponibili in uno spazio virtuale. Anche i seminari e i progetti di formazione per l’innovazione nei centri educativi dovrebbero avere il proprio spazio virtuale.

7 Le attività di apprendimento sociale in rete, gli ambienti di apprendimento personale (PLE) e i corsi disponibili on-line (MOOC) sono occasioni di formazione in cui gli insegnanti dovrebbero partecipare perché offrono nuove possibilità per la formazione, la collaborazione e lo sviluppo professionale, associato alla condivisione di esperienze e di risorse educative, utilizzando piattaforme digitali che li incentivano. Dobbiamo imparare a lavorare in nuovi spazi virtuali e saper utilizzare i social media come strumenti potenti per la comunicazione e la collaborazione.

8 Bisogna fare alcuni cambiamenti per migliorare i modelli educativi esistenti. Se non ci pongono domande e critiche su ciò che si sta facendo, non ci sarà alcun cambiamento o miglioramento, e tanto meno innovazione. L’innovazione deve essere sistemica: poco ma per tutti. Questa si verifica quando vi è la necessità di cambiare le cose e gli insegnanti accettano la sfida, non solo su una specifica attività, ma in un processo che coinvolge tutti. L’innovazione in materia di istruzione consiste nel porre lo studente come protagonista. L’apprendimento centrato sull’apprendimento degli studenti è autentico e personalizzato.

9 Se vogliamo innovare modificando il ruolo del docente con un apprendimento centrato sull’alunno e utilizzando una metodologia attiva per lo sviluppo di competenze chiave, abbiamo bisogno di nuove risorse didattiche, più innovative, che consentono la personalizzazione dell’apprendimento. Dobbiamo offrire queste risorse didattiche innovative agli insegnanti che consentano loro di trasformare il proprio fare scuola.

Autore: José Cuerva Moreno, miembro de la asociación Educación Abierta.