Continuare o non continuare a leggere, questo è il dilemma!

Elucubrazioni di una lettrice stanca

Come si fa a capire che è arrivato il momento di abbandonare un libro? Vi capita mai di iniziare una lettura con entusiasmo e trasporto, credere fermamente che vi piacerà, desiderare di immedesimarvi nei personaggi e nelle storie e poi… all’improvviso perdere tutto?

Mi è capitato con l’ultima serie di libri che ho iniziato a leggere. E quando dico “iniziato” intendo che sono al quarto ed ultimo tomo della tetralogia che ho cominciato a sfogliare durante l’estate. #Eniente all’improvviso siamo a marzo dell’anno successivo e io ancora non ho avuto il coraggio di riprendere in mano il mio kindle nei viaggi mattutini e serali in metro casa-lavoro lavoro-casa e dedicarmi con la dovuta dedizione a quelle storie che all’inizio mi avevano appassionata.

La serie di libri in questione è quella de “L’amica geniale” di Elena Ferrante (che, a quanto pare, diventerà anche una serie tv), scrittrice dalla misteriosa identità che ha creato un vero e proprio caso letterario. Tutto il parlare dei suoi libri e la — ottima — operazione di marketing intorno a una scrittrice misteriosa che oggi è un uomo, domani è una donna, poi una professoressa, una giornalista… non si sa… mi ha incuriosita tantissimo.

Un’amica non me l’aveva consigliato: “sintassi pessima e difficoltà di lettura”, mi aveva detto ma io, da curiosa incallita, volevo capire what was all that fuss about…?! Devo dire che il primo libro è andato giù facilmente. La storia intricata al punto giusto ma con punte di dolcezza data da questo rapporto ai limiti del morboso tra due bambine del ghetto napoletano che poi, tra mille peripezie e difficoltà, diventeranno donne e ragazze. Si amano, si odiano, si cercano, si perdono. Le loro vite, in un modo o nell’altro, finiscono sempre per intrecciarsi. L’idea mi piaceva molto.

Fino a quando, a un certo punto del quarto libro — non oltre la metà — leggere era diventato un impegno troppo grosso, le parole e le storie risultavano tanto pesanti da assomigliare a un mattone sullo stomaco. Insomma, ho lasciato la presa. E da quel giorno non ho più avuto né la voglia, né il coraggio di riprendere.

Qualcuno ultimamente mi ha quasi rimproverata, dicendo “ma che fai, così perdi tempo e non ti dedichi ad altri libri bellissimi. Lascia perdere quello lì… vai avanti, mollalo!”. Ma, con la mia discreta difficoltà a mollare ogni cosa, mi sono chiesta: “quand’è che si molla un libro?” Quando si capisce che è finito il suo tempo, che il nostro cervello non accetta più di continuare a immedesimarsi in vicende che non riconosce più come percorsi irreali entusiasmanti e degni di occupare il nostro tempo libero al di fuori del tram tram quotidiano? Difficile a dirsi. Da allora ci penso ancora a riprendere da dove avevo lasciato. Ma probabilmente fa parte della mia indole personale lasciare le cose in sospeso e rimuginarci sopra con la speranza di trovare un giorno la forza di riprenderle e renderle come erano prima.

#Eniente sempre e comunque mai na gioia.

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