Sarah Moon a Parma: nascita di una mostra

Sarah Moon, ritratto, 2002

Parma, Palazzetto Eucherio Sanvitale. L’afa estiva è tenuta fuori dalle spesse mura del piccolo edificio Cinquecentesco nel cuore del Parco Ducale, destinato a diventare la nuova sede cittadina per la fotografia. Sarah Moon, artista francese tra le maggiori fotografe contemporanee, si aggira silenziosa per ore tra le sale, con una piccola macchina fotografica.

Quasi non si nota, minuta, pacata e vestita di blu scuro; un’età non definibile, ma giovane nel portamento, attenta. I suoi occhi azzurri, celati dietro un paio di occhialoni neri, hanno appena “scoperto” un putto affacciato in una nicchia esterna sul retro della palazzina. Poi, su un architrave, un motto latino inciso nella sua pietra attira la sua attenzione: “ne quod nimis / nulla di troppo”. Al suo fianco Carla Sozzani e un giovane assistente che raccoglie le misure di tutti gli spazi che dal 17 settembre al 15 ottobre ospiteranno la mostra Sarah Moon. Qui e Ora — Ici et Maintenant, curata dalla Galleria Carla Sozzani in occasione del premio annuale di Mercanteinfiera: una selezione di lavori, realizzati tra il 1995 e il 2015, che attraversano il tempo e guardano (e noi con loro) sculture e tracce del passato come vivo, qui e ora. L’eterno istante…

Sarah Moon, Bacchante, 2015

Qui e Ora — Ici et Maintenant sarà, così, il racconto di un incontro d’autore, inatteso e intenso con gli affreschi rinascimentali e le sculture del Palazzetto che apre un dialogo inedito con la fotografia contemporanea. Una sorta di corto circuito tra le fotografie della Moon, i materiali del passato e quello che ci dicono “adesso”. Per questo la fotografa, nel suo sopralluogo, guarda attentamente tutte le statue del parco, compreso il gruppo di Bacco, e tutte quelle intorno al lago; raccoglie informazioni sui musei di storia naturale della città anche quello, piccolo, dell’Università; si aggira tra le piccole vie della città, passando dal Cimitero di Parma al Battistero. Ma non alla ricerca del grande monumento quanto, piuttosto, del dettaglio nascosto, insolito. Quei particolari che entreranno in risonanza con gli scatti che saranno in mostra.

Sarah Moon, Le main mise, 2004

Immaginate, allora, le sculture, gli uccelli, i fiori, i nudi, i fossili della Moon inseriti negli spazi del Palazzetto Eucherio Sanvitale, con i suoi affreschi rinascimentali, la sala del Parmigianino e le sculture di Boudard ricoverate nella loggia. Il tutto messo in dialogo con l’alfabeto segreto dell’artista che rimanda alla sfera dell’emotività, dell’intimo, e mette in scena una realtà immaginaria, filtrata dal ricordo e dall’inconscio. Il suo linguaggio antinarrativo, infatti, evoca momenti, sensazioni, coincidenze e bellezza. Le visioni di Sarah Moon spesso schiudono un universo magico di immagini poetiche. Le sue fotografie sono così misteriose, così cariche di tensione drammatica e tuttavia riservate, che sembrano un intero mondo visto attraverso uno spiraglio luminoso.