La storia del segna tempo

Nell’articolo precedente ho voluto parlarvi di come iniziò la storia del nostro amato segna tempo, facendovi vivere un po’ i trascorsi, le emozioni e il suo modo di essere indispensabile.

In questo articolo vi racconterò come l’evoluzione è riuscita a trasformare un pendolo in un semplice orologio da polso, passando dalla cipolla e tutta la sua tecnologia che ancora oggi ci accompagna.

Fotografia di Francesco Mereu

Subito dopo la creazione del pendolo, l’uomo capisce l’importanza di aver sempre al suo il suo ben amato segna tempo.

Così, dopo parecchi studi e molte prove riuscì ad arrivare ad una soluzione tascabile chiamatasi “cipolla”, che nacque nella seconda metà del 18° secolo.

Lei era semplicemente composta di una catenella che si fermava nel gancino interno della giacca e che serviva per evitare la rottura da caduta. La sua struttura di questo fantastico segnatempo era ed è ancora composta da una cassa e da un quadrante lavorata artigianalmente, abbellita a piacimento da metalli e pietre preziose, mentre al suo interno possiamo trovare un movimento composto da: la piastra; i ponti; il tamburo con la molla e “arretage”; il dispositivo di carica; il dispositivo di rimessa all’ora; il ruotismo; lo scappamento; il bilanciere con spirale; la minuteria; il quadrante e le lancette.

L’evoluzione del segnatempo non si è fermata alla cosi detta cipolla, ma ha continuato negli anni a venire. Nel 19° secolo si iniziarono a vedere i primi orologi da polso prodotti dall’industria orologiai Patek Philippe, vennero presi in considerazione solo ed esclusivamente da un pubblico più femminile, dato che il pubblico maschile prediligeva l’utilizzo dell’orologio da tasca.

Il primo orologio da polso è datato 1868 ed è stato realizzato per la contessa ungherese Koscowicz.

Col passare degli anni però, anche gli uomini iniziano a capire e apprezzare la funzionalità dell’orologio da polso tanto che all’inizio del 20° secolo un aviatore brasiliano, avendo difficoltà a leggere l’ora, chiese al suo amico Louis Cartier di creargli un orologio più pratico, con un cinturino in cuoio che facilitò la lettura dell’ora all’aviatore.

Con l’avvento della prima guerra mondiale, l’orologio da polso fu un fattore cruciale. I soldati, che erano impegnati nelle operazioni, avevano bisogno di aver le mani libere ma allo stesso tempo di conoscere l’ora esatta per essere coordinati nello sferrare l’attacco.

Alla fine della prima guerra mondiale l’orologio da polso divenne un dispositivo utilizzato quotidianamente.

In questi anni uno sport molto praticato, soprattutto dai soldati inglesi era il polo; questo sport di squadra è praticato ancora oggi, viene giocato a cavallo e il cavaliere è munito di una stecca di bambù, la stessa che nel colpire la pallina andava a rompere il quadrante dell’orologio, da questo singolare problema nacque l’idea del Reverso, il cui disegno fu affidato al designer René-Alfred Chauvot.

Ne risultò un brevetto per un meccanismo sulla cassa che permettesse di ribaltare l’orologio anche quando indossato, per poterlo così proteggere dai colpi del polo. La forma di questo orologio era rettangolare, necessaria per permettere la rotazione: nacque così il Reverso, icona dell’Art Deco, con una estetica che sopravvive ancora oggi.

Adesso che l’orologio è diventato un oggetto che non patisce più gli urti la sfida posta dalla casa orologiai Rolex è stata quella di creare un modello che potesse entrare in acqua. Fu casi che nasce il Rolex Oyster, l’orologio che grazie alla sua cassa sigillata ermeticamente, attraversò senza danni lo stretto della manica al polso di Mercedes Gleitze, una nuotatrice londinese.

Ma il cammino dell’orologio è ancora lungo e tumultuoso, abbiamo visto solo un breve accenno di sfide che l’orologio ha affrontato e vinto, nel prossimo articolo vi porterò dove solo poche persone sono riuscite ad arrivare e dove pochi orologi son riusciti a stare.

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