Una donna viene scippata e trascinata a terra dallo stesso borseggiatore che poco dopo cade dallo scooter. I passanti guardano la scena, qualcuno si avvicina, ma l’unico ad intervenire in modo deciso è Benjamin, meglio noto come “l’immigrato” — “il mendicante” — “l’extracomunitario”.
Le persone, nel quotidiano, compiono delle scelte linguistiche per descrivere cose, persone, avvenimenti, consapevoli che l’utilizzo di determinate categorie linguistiche, piuttosto che altre, veicolerà un messaggio ben preciso che contribuirà a suggerire differenti letture delle situazioni sociali. Tuttavia, non sempre sia ha la sensazione che tali scelte siano frutto di un atteggiamento consapevole.
Per i media, forse, il discorso è differente. In Italia gran parte dell’informazione sugli stranieri è incentrata sulla cronaca nera e nella maggior parte dei casi la tendenza linguistica che emerge dagli articoli è quella di far riferimento alla nazionalità di provenienza degli autori dei reati, presentata come una dimensione in grado di determinare la persona nella sua totalità. La scelta è più che consapevole ed è spesso dettata più da esigenze di marketing che dalla volontà di raccontare la realtà senza influenzare la percezione dell’utente finale.
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