Ho visto l’inferno a Roma e si chiama Zoomarine

Amici, giovani, padri di famiglia, un consiglio: state alla larga da Zoomarine, è la porta dell’inferno più vicina a Roma.

Succede che il piccolo di casa, 5 anni, durante la vacanza estiva all’estero si è invaghito dei parchi acquatici, e noi abbiamo promesso che l’avremmo portato a quello vicino Roma, che è appunto Zoomarine. Promesse che si fanno per passare l’oggi tranquillo, tanto magari il domani il bimbo se lo dimentica. Samuele, invece, al ritorno a Roma è partito in quarta: “Quando andiamo a Zoomarine? Mi portate a Zoomarine? Fra quante ninne andiamo a Zoomarine?”. Alla fine decidiamo che bisogna andarci, scegliamo il venerdì, ché il sabato e la domenica c’è sicuramente più gente. E poi, sul sito, c’è anche il pacchetto famiglia che costa “solo” 54 euro!

E invece costa 69 euro, perché include 15 euro per la foto ricordo, e li include senza possibilità di escluderli. E poi 5 euro di parcheggio a un km dall’ingresso, parcheggio non custodito ovviamente, cosa vuoi che lo si paghi a fare? E quindi arriviamo davanti l’entrata dopo una bella camminata, dove c’è una fila enorme per il biglietto, tanto che lo acquistiamo online col telefonino ed entriamo. Facciamo subito questa foto, la più cara della mia vita (e pure mi sono sposato e c’era il fotografo, eh), prendiamo la mappa e cerchiamo di raccapezzarci.

Oltre a piscine e scivoli, per grandi e piccini, ci sono degli spettacoli che si fanno nelle arene (pappagalli, delfini, pennipedi), e altri al chiuso, come quello dei dinosauri, finti credo, ma non mi stupirei se a Torvajanica avessero ancora quelli veri. Scegliamo quello dei dinosauri, ma c’è una coda da fare al chiuso con i tornelli che girano su sé stessi tipo Worms. C’è una puzza terribile, l’odore di ascella sudata già di primo mattino che al chiuso produce quella sensazione tipo il fosforo bianco usato a Falluja. Scappiamo.

Bastano dieci minuti all’interno del parco per diventare isterici e nevrotici, e io sto in ferie e moglie è lontana dal ciclo. Il parco è sovraffollato, e continua a riempirsi visto che torpedoni provenienti fin dalla Campania per massacranti “giornate al parco divertimento di Zoomarine” continuano a scaricare gente per allungare le file, code che sono ovunque: agli spettacoli, alle attrazioni, al feeding degli animali, al bar, ai bagni (indecenti quelli dei maschi, ovviamente) e ai negozi. Sì perché dopo aver sperperato una media di 50/60 euro a persona in questo parco dovremmo anche comprare il peluche-ricordo, oppure farci una ulteriore foto al modico prezzo di 20 euro. Cioè: una foto 13x19 stampata su carta fotografica acquistabile da Auchan dai colori pastello costa 20 euro. E c’è gente che se la fa pure.

La gente viene generata automaticamente miscelando tre elementi a caso da questi insiemi:

Insieme A, PERSONE: Uomini con la panza, donne con la panza, bambini con la panza. Uomini obesi, donne obese senza burkini, bambini obesi, uomo pingue, donna pingue, bambino pingue, tutti con i costumi a pantaloncino più brutti che voi possiate immaginare, roba che non trovereste neanche ai magazzini Mas in svendita a 1 euro, donne con panza urlanti, donne con panza urlanti con mano a cucchiara, donne con panza urlanti con doppia mano a cucchiara per la chiamata a pranzo (alle 12 e 50 in punto);

Insieme B, TATUAGGI: scritte, dediche, allori, Colosseo, Colosseo con allori, facce da indiano, nomi di persona, stellette, animali, frasi-monito, lupa della Roma, aquila della Lazio, tatuaggi del Napoli, ghirigori vari;

Insieme C, ORPELLI: occhiali da sole Carrera, bandane, bandane messe sul polso, borselli di pelle, borselli sintetici, marsupio, cappelli portati all’indietro, girocollo, girocollo con crocefisso, smartphone con la custodia a copertina tipo agenda;

(DISCLAIMER: io non ho nulla contro gli obesi, non sono ossessionato dall’adipe e non ho la “tartaruga” sulla pancia, forse perché mia moglie è vegetariana, ma allo Zoomarine c’è un sovrappeso diffusissimo che si autoalimenta stante la presenza di “distributori a peso d’oro di junk-food” praticamente ovunque. Inoltre, ho un tatuaggio, un logo di una metal band risalente all’epoca teenager e un braccialetto ricordo del Montenegro che ancora non ha compiuto il mesiversario)

Intendiamoci: oltre all’utente medio di Zoomarine ci sono anche persone normali, come gli amorevoli padri di famiglia che non promettono botte se il figlio non ubbidisce (“vie’ qua che te corco de botte”, strano che il figlio non gli vada incontro). E, in genere, queste persone le riconosci dallo sguardo terrorizzato, persone che si erano immaginate il parco in maniera diversa.

È che mediamente, questo posto trasuda brutalità. Non che uno si aspetti la noia asfittica permeata di routine del villaggio vacanza, ma Zoomarine è un posto dove è impossibile camminare senza urtare persone o subire la violenza cacofonica delle urla che si propagano in tutti gli spazi. Non c’è un posto dove si può stare tranquilli per qualche minuto e godersi la quantità minima di spazio garantita. Qui sembra di essere nel pit di un concerto death metal, ma almeno lì avrei scelto di andarci.

Il profluvio di gente è tale che bisogna camminare di corsa e facendo la gimkana, tenendo sempre per mano il proprio pargolo. Tutti, infatti, vanno di fretta per arrivare in tempo agli spettacoli o per cercare di accorciare la fila ad ogni attrazione. E quindi, quando è ora di pranzo (“Marioooo, Lucaaaa, venite fori che magnamo”), fra urla diffuse, mamme che cambiano pannolini e allungano panini mentre i mariti non fanno un cazzo, noi abbiamo la pensata: “è l’una, perché non andiamo a vedere i pappagalli, chi cazzo se li fila i pappagalli a ora di pranzo?”. Certo, come no: stadio pieno e addetti che ci rimbalzano.

Il piccolo si diverte, e con lui anche noi perché sembra un bambino veramente simpatico. Ci facciamo un giro dentro il galeone dei pirati, una sorta di barca che segue dei binari in una piscina e dalla quale si può sparare acqua verso la gente che è all’esterno, gente che può rispondere al fuoco con dei cannoni ad acqua posizionati ad hoc. Sfide di famiglia che divertono, ma anche annaffiate a perfetti sconosciuti. La cosa fa ridere persino due puzzaculo normopeso come me e mia moglie, lo ammettiamo, e soprattutto diverte il piccolo Samu tanto che facciamo il bis.

Riusciamo a prendere posto nell’arena per lo spettacolo dei delfini, ma solo perché entriamo ben 45 minuti prima dell’inizio, e i posti rimasti sono pure pochi. Siamo nel primo pomeriggio, la gente comincia a essere stremata. Alcuni cercano l’ombra degli alberi, per allungare asciugamani e sdraiarcisi sopra, anche perché i lettini per il sole sono praticamente tutti occupati: impossibile trovarne uno se entrate dopo le undici.

Un caffè, pagato oro ovviamente, ci ricarica per il rush finale. Samu continua a ridere e decide di tornare nella piscina per i piccoli dove ci sono due mini scivoli. Anche qui è barbarie. Orde di bambini affollano la scaletta d’accesso, dove i più grandi schiacciano i più piccoli in una riedizione da parco divertimento della legge della giungla. E poi finiscono in acqua, una brodaglia lurida già al mattino tanto che quando esci il prurito si diffonde, sperando di passare a largo da quell’erba sintetica messa sui bordi della piscina talmente sudicia che emana una puzza paragonabile a quella di una forma di pecorino sardo.

Siamo stanchi, anche perché ci trasciniamo tutto il giorno una borsa piena di cose per la piscina, orpelli inutili perlopiù. E dare altri cinque euro per un armadietto del quale “la direzione declina ogni responsabilità per danni o furti” proprio non ci va.

Ma la gente si diverte, d’altronde è un parco divertimenti, no? Sono tutti stanchi e festanti, urlanti e sudati, intenti a scattare migliaia di foto con gli smartphone, immagini piene di estranei che passano davanti, dietro e attraverso. E così, dopo la lunga passeggiata per ritrovare la macchina parcheggiata persa nelle lande di Torvajanica, finisce la giornata che dopo dieci minuti dentro il parco divertimenti già si era capita:

“Samu, guarda bene Zoomarine ché non ci tornerai mai più con me”
“Che hai detto papà?”
“Niente amore, divertiti”.
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