Dall’educazione all’impiego:
Una fotografia della situazione italiana ed una raccolta di proposte da portare all’attenzione
del Parlamento Europeo durante lo Young European Council 2014
Quanto segue deriva da una valutazione del rapporto “Education at a Glance 2013" di www.oecd.org, del report “Studio ergo Lavoro” di McKinsey e di alcuni tra i maggiori articoli sul tema “Education to Employment” degli ultimi due anni.

“In Italia 2.600.000 giovani non studiano e non lavorano”
“La probabilità di essere disoccupato di un giovane under 30 è 3,5 volte superiore a quella di un over 30”
“Su 10 nuovi posti di lavoro, solo 1 viene occupato da un giovane”
“Il 40% della disoccupazione giovanile non dipende dal ciclo economico”
dati del report “Studio ergo Lavoro” di McKinsey, 2014
L’avanzamento tecnologico e la recente accelerazione dell’innovazione si sono tradotti nella richiesta di una competitività sempre maggiore delle aziende italiane sul territorio internazionale.
Per mantenere (o incrementare) la propria competitività sui nuovi mercati, digitali e non, le aziende hanno la necessità di assumere personale che possieda le capacità e le conoscenze necessarie per operare in tali mercati sfruttando gli strumenti, le conoscenze e le tecnologie più recenti.
I tempi di risposta delle strutture del sistema educativo italiano sono rimasti pressoché invariati nel tempo, l’offerta formativa si è lentamente e solo parzialmente adattata alle nuove figure professionali richieste dall’industria.
Oltre a ridurre il tempo in cui un contenuto formativo diviene obsoleto, questi recenti cambiamenti hanno creato un disallineamento tra le competenze acquisite dai giovani laureati e quelle richieste dall’industria.
Come evidenzia il grafico qui sotto, la disoccupazione in Italia è cresciuta rapidamente dal 2011.

Sebbene la contrazione dei mercati ha decisamente contribuito ad aumentare il tasso di disoccupazione, anche il mancato allineamento tra le conoscenze acquisite durante la formazione e quelle spendibili nei nuovi mercati ha avuto un impatto significativo.
Inoltre, il sistema educativo attuale non è efficace (né efficiente) nel digerire le nuove conoscenze e competenze richieste dal mercato del lavoro per poi riproporle agli studenti.
Diviene quindi fondamentale attivare una serie di manovre volte a migliorare ed integrare il nostro sistema educativo affinché possa fornire quelle competenze necessarie ai giovani italiani per poter essere competivi sul mercato del lavoro nazionale ed internazionale.
Non dimentichiamoci poi di coloro che non hanno potuto (o voluto) frequentare l’università, ai quali l’educazione primaria e secondaria dovrebbe fornire gli strumenti minimi necessari per poter intraprendere una carriera professionale e formarsi ulteriormente in modo autonomo.
Fondamentalmente, se si vuole trasformare una società, si deve partire dai giovani, e dare loro il tipo di educazione che gli permetterà di gestire al meglio il futuro.
- Toomas Hendrik Ilves, Presidente dell’Estonia
Elenco delle proposte raccolte finora
Al fine di migliorare la qualità dell’educazione in Italia ed al contempo favorire l’impiego dei giovani con meno di 30 anni sono state raccolte le seguenti proposte alle quali vi chiedo di contribuire attivamente commentandole attraverso il fumetto con il “+” a lato o aggiungendone delle altre mediante un commento alla frase “Ulteriori proposte non sopra elencate”. Tutti i commenti verranno poi aggregati in un unico documento che porterò all’attenzione del Parlamento Europeo la prossima settimana durante lo “Young European Council 2014” nel panel “Education to Employment”. Le proposte non sono elencate in ordine di importanza, nè di priorità e costituiscono una bozza del documento finale che verrà integrato con studi di settore:
- Tirocini formativi. Rendere obbligatori dei tirocini formativi per ogni facoltà così da combinare l’esperienza teorica a quella pratica direttamente nel mondo del lavoro. Assicurare che tali tirocini offrano agli studenti un reale apprendimento e non siano finalizzati alla mera esecuzione di attività a scarso valore aggiunto. Non solo per l’università ma anche per le scuole superiori. I tirocini devono essere riconosciuti come crediti formativi.
- Contratti di lavoro per studenti. Attivare una forma contrattuale che favorisca lo scambio di conoscenze e competenze tra gli studenti e le PMI italiane al fine di insegnare agli studenti come lavorare ed avvicinare le PMI ai nuovi mercati ed alle nuove tecnologie utilizzate dagli studenti.
- Rendere fluido il mercato del lavoro. Semplificare l’assunzione ed il licenziamento di personale su base meritocratica. Ridurre i costi dell’impiego e snellirne la burocrazia.
- Demistificazione dei contratti a progetto o a tempo determinato. Se utilizzati in base al merito ed alla produttività possono risultare in uno strumento flessibile sia da parte del datore di lavoro che del dipendente.
- Esperienza all’estero. Aumentare l’importanza ed il peso formativo delle esperienze all’estero così da favorire l’apprendimento dell’inglese e la conoscenza di culture ed abitudini diverse. L’integrazione e la flessibilità in un mondo globale sono fondamentali.
- Offerta formativa. Dare più libertà alle scuole sui programmi della formazione offerta al fine di garantire un aggiornamento rapido, autonomo e semplificato dei contenuti in base alle esigenze di un mercato sempre più dinamico.
- Percorsi formativi profesionalizzanti paralleli. Attivare una serie di “scuole del fare” in cui si insegna direttamente con la pratica. Si ipotizzano corsi a breve termine (3 mesi) in cui gli studenti si trovino nelle stesse condizioni lavorative dei dipendenti del settore, senza però lavorare in azienda, ed avendo modo di “sbagliare” per apprendere dai propri errori.
- Formazione in startup. Attivare dei contratti di lavoro agevolati (di lungo termine) con cui i giovani studenti possano essere impiegati dalle startup in attività ad alto valore aggiunto per consentire un doppio beneficio: lo studente impara la pratica ed il lavoro in team, la startup ottiene prospettive nuove e forza lavoro a basso costo.
- Ulteriori proposte non sopra elencate
Vi chiedo di inoltrare il presente articolo a tutti i giovani italiani
che possono contribuire così da ottenere una lista di proposte che ci rappresenti
in modo omogeneo, completo e democratico.
Disclaimer: la presente raccolta di proposte è frutto di un confronto libero sulla rete ed è da considerarsi di massima essendo basata sulla mera opinione dei partecipanti e non frutto di un attento studio del percorso “dall’educazione al lavoro” dei giovani in Italia. Le singole proposte non appartengono ad alcun autore e sono da considerarsi l’esito della collaborazione tra più persone.