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Ciao, coglionaccio.

Sì, parlo proprio con te, coglionaccio, con te che ieri pomeriggio nei pressi della stazione di Chiari, hai lanciato un sasso contro il treno su cui viaggiavo. (immagino tu non fossi solo, coglionaccio, solo che non ti voglio trattare come membro di un branco ma come singolo, per poterti appellare con il nomignolo che ti meriti, coglionaccio; nomignolo che, va da sé, si può applicare anche a tutti quelli che erano con te a lanciare sassi, o anche solo che non ti hanno dissuaso dal farlo)

Ieri, te lo racconto perché immagino tu non lo sappia, è stata una delle giornate più fortunate della tua vita. Già, perché il sasso che hai tirato contro il treno in corsa ha sfondato solo il vetro esterno, lasciando intatto quello interno. Ha fatto un bel botto (te lo sarai assaporato, immagino, prima di scappare nella nebbia ebbro di adrenalina), ma nulla di più. E la tua fortuna risiede proprio nella resistenza di quel doppio vetro, perché nei due posti lì a fianco sedevano due bambini — cinque e due anni, a occhio — e insomma, se il sasso fosse passato… Non serva che io ti descriva la scena che ho in mente, ma potrebbe farti bene pensare un po’ alla tua faccia in prima pagina su un giornale, alla sorpresa dei tuoi vicini di casa nello scoprire cosa hai fatto (sembravi così tranquillo), ai commenti su Facebook di tutti quelli che avrebbero iniziato ad augurarti una morte atroce, e così via.

E quindi, coglionaccio, adesso che si fa? Cosa devo fare con te? Non ti auguro la galera, perché mi fa orrore il concetto e magari sei anche minorenne. Una multa? Una pioggia di schiaffoni? Non lo so neanche io cosa augurarti, quindi resto sul vago, mi affido alla provvidenza anche se non ci credo: spero che ti succeda quello che sarà utile per non farti fare mai più una cosa simile. Nulla di più, nulla di meno. Lo spero per te, lo spero per me che stavo lì a sonnecchiare, per quei due bambini, per la faccia che aveva il loro padre mentre gli si svolgeva in testa lo stesso filmino raccapricciante che stavo vedendo io, lo spero un po’ per tutti.

Dice un personaggio nei Detective selvaggi di Bolaño:

Il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale possiamo lottare contro di lui, è difficile da sconfiggere ma c’è una possibilità, più o meno come fra due pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fregati.

Ecco, ieri tu sei andato vicino, a qualche millimetro di vetro, dall’essere il male casuale. Sarebbe ora che te ne rendessi conto, coglionaccio.

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“Il vizio di smettere” per @raccontiEd, social media per @adelphiedizioni, sommelier d’ansie

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